Ritrovarsi e ritrovar-si

Ieri mattina, sala d’attesa prima dell’infusione chemioterapica.

Si avvicina lei, donna sulla cinquantina, con un caschetto biondo, fisico atletico. “Ciao, ti ricordi di me? Ci siamo conosciute qua… Sai, ho appena fatto la ricostruzione, mi avevano detto che ero definitivamente guarita, che non c’era piu’ traccia della malattia… e dopo pochi mesi mi ritrovo qua, con il cancro che si e’ diffuso nelle ossa, al fegato, nella poca porzione di seno che mi era rimasta…”

Non mi ricordo il suo nome, e forse quando ci eravamo conosciute aveva anche un “taglio” diverso, piu’ radicale. Ma la sento vicina, in questo momento – la diagnosi di recidiva – che e’ ben piu’ tragico del “primo” cancro perche’ ci si sente traditi.

E’ brutto ritrovarsi cosi, incontrarsi di nuovo ad affrontare e combattere il cancro, questa malattia che non ci regala mai una tregua. Condividiamo ancora poche frasi. Lei insiste “Mi avevano detto che ero guarita, ora invece questa malattia non mi abbandonera’ piu'”. Io non voglio mentire e l’unica certezza che le posso trasmettere e’ la speranza che anche questa malattia sia al piu’ presto cronicizzata.

 

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Giornata Nazionale del Sollievo

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Si imparano tante cose, anche che esiste una Giornata cosi, che sara’ celebrata il 29 maggio p.v. e che e’ stata promossa dalla Fondazione che porta lo stesso nome del plesso dove insegno. Il sito della Fondazione Gigi Ghirotti illustra “Una Giornata che non vuol essere solo per chi è sofferente e malato, ma una ricorrenza che si propone di risvegliare, in tutti e in modo duraturo, la sensibilità verso ciò che è concretamente possibile fare per raggiungere il sollievo dal dolore; una sensibilità oggi più che mai sopita dalla fretta e da una certa ineducazione, talvolta da impreparazione e paura, a confrontarsi in modo maturo, empatico, solidale e propositivo con la sofferenza e con il dolore“. Non esiste una educazione al dolore: sofferenza e morte sono un grande tabu’ nella nostra societa’, che considera una malattia la cellulite. Dunque, se non possiamo vedere delle smagliature sul nostro corpo, come possiamo guardare un corpo sofferente? Eppure, oltre alle medicine, a noi malati (e non solo oncologici) servono parole, abbracci, segni concreti di vicinanza, solidarieta’, empatia. Ma nessuno ci insegna che basta un sorriso…che basta ammettere “scusa, non so cosa dirti, ma ci sono…”

Ed allora provo con la mia testimonianza, di parole, musica e danza, a far “sentire” come si sta quando si scopre e si affronta il cancro. Il prossimo interlocutore saranno degli studenti del corso di laurea infermieristica di Vicenza…saranno loro a dover mostrare maturita’, empatia e solidarieta’ nel momento in cui si troveranno a lavorare con e per noi. Ed io so, grazie alle splendide infermiere del Quinto Piano dell’ospedale di Vicenza, quanto queste doti siano fondamentali per il benessere di noi malati.

 

Lettera a Luca Zaia

Egregio Governatore,

frequento il Reparto di Oncologia di Vicenza dalla fine del 2011. Ho vissuto alcuni anni negli Stati Uniti e confesso di essere stata invidiata per il funzionamento del nostro Sistema Sanitario. Andavo fiera quando potevo raccontare che da noi non sono solo i ricchi a potersi ammalare (e curare)!

Sono anche una persona a cui piace pensare la politica come il “governo della citta’” e non come una partita a dama. Penso che Lei abbia chiara l’ingiustizia del ricorso al capro espiatorio che, purtroppo, ci e’ familiare; sono altresi convinta che Lei sappia che, invece, serve molto coraggio per riparare le falle di un sistema perfettibile. Oggi c’erano degli ispettori nel suddetto Reparto, e mi e’ dispiaciuto tanto non averli incontrati nelle stanze in cui facciamo le cure chemioterapiche e negli studi dei medici perche’, sono convinta, nel bilancio di un reparto siano anche questi dei fattori fondamentali da considerare.

Non un capro espiatorio, ma un elogio a chi compie il proprio dovere con abnegazione. E coraggio per compiere delle verifiche non sul personale medico ed infermieristico ma sull’apparato burocratico che ci ha lasciato senza primario, anche dopo un concorso, e senza un numero sufficiente di medici.

Le auguro pertanto un buon lavoro e…coraggio, Governatore

Noemi Meneguzzo