Freccette

Si chiama Luciano Sinico,  il signore sulla poltroncina accanto alla mia che racconta alle infermiere di avere qualche problema con il braccio, per lui indispensabile per tirare le freccette. Strana priorita’ – penso – per una persona che sta facendo la chemioterapia…
Scopro quindi di essere seduta a fianco di uno dei componenti della coppia “zio-zia” di Vicenza, ossia ad un campione nel tiro delle freccette.
Essere dei pazienti del Quinto Piano riserva delle sorprese, delle sorprese piene di vita. Anch’io mi stupisco sempre di quanto, in realta’, possiamo essere ATTIVI noi “malati” di cancro…

Sposato, con figli, la malattia coglie Luciano mentre lavora: si accorge di non avere piu’ fiato per salire le scale e accedere al parcheggio dell’edificio della sua ditta. Il suo e’ un lungo percorso: prima di scoprire la malattia ha attraversato diversi accertamenti, ha superato incertezze e tutti quei momenti in cui le “macchie” scompaiono e appaiono, tradendo i nostri giorni di speranze ed illusioni

La passione per le freccette non lo abbandona mai, resta un filo conduttore che lo sostiene, grazie all’affetto della moglie – altra grande campionessa e “tipo tosto che non si scoraggia”- dei figli e di tutti quei giovani che lo chiamano “zio”, si allenano, gareggiano con lui e tifano “forza zio”. Sono ragazzi che, contrariamente alle persone piu’ mature, non hanno paura di fare domande sulle cure, su come si sente… pero’, osserva Luciano, non hanno abbastanza “paura” da smettere di fumare.
Sul posto di lavoro qualcosa cambia: la malattia che colpisce i polmoni stimola a rispettare il divieto di fumo.

Luciano, come affronti questa “situazione”?
Non ho segreti particolari, ho solo voglia di stare qua. Mi sono dato degli obiettivi: costruire la casa per i figli, veder nascere i nipotini… Stare insieme alle persone a cui voglio bene mi fa fare di tutto per restare qua. Cerco di vivere il piu’ normalmente possibile, di divertirmi, ovviamente adottando alcune “precauzioni”.
Sono convinto che ci sia Qualcosa di superiore e, nei momenti brutti, prego assieme a mia moglie. Un po’ di fede, un po’ di buon senso… tutto aiuta… Credo che ci siano cose che ci capitano: non dobbiamo arrabbiarci ma viverle al meglio possibile nel pieno rispetto degli altri.

Infine due pensieri di Luciano, uno campeggia sul suo profilo FB: “Il cancro puo’ modificare l’esterno ma non cambiera’ mai cio’ che sei o che hai dentro”.
L’altro, invece, ce l’ha raccontato.. “Il cancro? Lo chiamo piccola malattia perche’ noi abbiamo un coraggio maggiore”.
GRAZIE, LUCIANO!!! Un altro dono…

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A don Girolamo, scintilla di Dio

Non e’ un personaggio da #, ma lui usava skype quando noi non avevamo neppure il cellulare… Un grande, dentro e fuori, soprattutto quando era tra la “sua” gente, il popolo maya che aveva scelto di proteggere, di far crescere dando alla gente speranza, educazione, sostegno. Rischiando la propria pelle. Mi ha conosciuta prima che io lo riconoscessi, cresciuta nell’ammirazione dei suoi racconti di missionario. Sara’ anche per questo che ho fatto una tesi sulla Filosofia della Liberazione, spinta dalla concretezza evangelica che sentivo durante le cene in cui era ospite della mia famiglia o durante le numerose manifestazioni (tra cui una danza maya in Basilica Palladiana) e celebrazioni che lui organizzava per sostenere i progetti della sua congregazione.

Dal 1997, quel super-eroe si e’ trovato ad affrontare la leucemia. Una battaglia per sopravvivere e per vivere, per trovare -io sento- un nuovo significato al suo essere “ultimo”, a sua volta bisognoso di essere difeso e protetto. “Sono al mio posto?”. Ma e’ in questo momento che lui e’ diventato per me testimone ancora piu’ credibile. Per la sua forza, per il suo non darsi mai per vinto, per la progettualita’ coinvolgente altre mani.

Ed infine la mia recidiva. Che mi disorienta e che, di fronte alle statistiche sconcertanti lette nei libri, ha bisogno di speranze viventi. Lo ricordo, a tavola, mentre mi rivela i suoi punti fondamentali per affrontare la malattia: la fede, i bravi medici, la forza personale e gli affetti. Da allora, sempre in cordata assieme. Ed e’ del mese scorso il suo ultimo viaggio in Guatemala. Non ce la faceva proprio a stare lontano dal suo grande Amore! Lui, gigante tra i piccoli.

Le lacrime sono anche un balsamo di riconoscenza. Per questo Testimone credibile che sempre sostiene il mio cammino. Ti voglio bene don Girolamo.

#fede #bravimedici #affettiforti #positivita

Carissima

Carissima,

hai cominciato un cammino difficile e che, soprattutto all’inizio, spaventa molto. Ma, come vedi, il cancro non e’ sinonimo di morte e di sconfitta. Sembra paradossale, ma ti posso testimoniare che questa malattia a me ha dato e sta donando tantissime opportunita’, tra tutte la faccia tosta di vivere la vita ogni giorno e di provare a fare cio’ che realmente mi piace. Non e’ facile. Si tratta di scegliere tra paura e speranza, ogni giorno…ogni istante.

Un mio amico sacerdote, don Girolamo, che convive con una leucemia da piu’ di quindici nni, mi ha rivelato la sua “ricetta”:  atteggiamento positivo e combattivo, ottimi amici, ottimi medici e fede.

Innanzitutto e’ fondamentale che tu riesca a lavorare con dei dottori di cui ti fidi. Questo perche’ non possiamo sprecare le nostre forze con ricerche su internet o rimuginando delle frasi non chiare o tenendo dentro di noi un sacco di dubbi. Io sono una paziente rompiscatole, non ho paura di fare domande e neanche di esporre il mio punto di vista. E vedrai che ci sono anche dottori fantastici e scrupolosi…

Per quanto riguarda la fede, qui si tratta di un discorso personale. Io ho provato il grande dolore di perdere un mio grandissimo amico a ventiquattro anni. Simone e’ morto improvvisamente, lasciandoci tutti devastati. Da allora ho capito che la vita non e’ giusta e che il mio Dio non e’ un giudice o un giustiziere, ma e’ Amore che accompagna. E, ti assicuro, ho provato molte volte l’esperienza di sentirmi amata e di trovare “i doni del mio cancro”.

Tra questi, appunto, ci sono gli amici e tutti i compagni di cordata. Lo so, e’ un catapultarsi a conoscere persone nuove, ma solo coloro che calzano lo stesso paio di scarpe sono testimoni credibili e possono darti i consigli migliori (diffidando dei vecchi brontoloni che trovi in reparto qualche volta): io e le mie amiche ci inca**iamo insieme, ci scambiamo segreti, facciamo pessime battute, andiamo a mangiare il gelato parlando di viaggi…

Quando mi e’ stato diagnosticato il cancro, avevo 34 anni. E mi sono sentita crollare il mondo addosso. Poi, un po’ alla volta, ho conosciuto altri survivor, ho capito che la strada e’ difficile ma che si puo’ percorrere con dignita’ e che si puo’ anche guarire. Io non ti “vendo” la guarigione, solo Dio sa qual e’ il nostro cammino ed il nostro tempo, ma ti assicuro, mia cara …, che si puo’ vivere, si puo’ vivere in profondita’ e succhiare il midollo della vita…

Ti voglio bene,

Noemi

Legge 104/92

Esiste una parola che non ci piace affatto: UMILIAZIONE.

Legge 104/92: lo Stato garantisce ai lavoratori che soffrono di gravi patologie la possibilita’ di godere di tre giorni al mese o di una o due ore al giorno per effettuare cure, visite, esami o anche solo per recuperare le forze.

Siccome la destra non si fida di quello che fa la sinistra, la legge stabilisce che il presunto invalido o handicappato, con documenti clinici in mano, si rechi personalmente davanti ad una Commissione Medica che ha il compito di accertarne il grado di invalidita’ o di handicap.

Mi piacerebbe ricevere una smentita, ma le mie amiche cancerogene ed io non abbiamo nessuna esperienza positiva in proposito. Noi, che amiamo la vita e che cerchiamo -con trucco, parrucco e sorrisi- di mostrare e di credere che siamo VIVE, dobbiamo, davanti ad una commissione di estranei, testimoniare che stiamo morendo. Dobbiamo, avvocati di noi stesse, perorare la nostra causa, esibire il piano annuale redatto dall’oncologo, sottolineando che il nostro cancro ci condurra’, salvo miracoli, alla fossa. Ci sediamo al banco degli imputati, a difendere la nostra “innocenza” di fronte a domande che ci umiliano profondamente…come se non facessimo volentieri a meno di quei permessi che ci regalano una parvenza di normalita’.

angelico seno

Chiare, fresche et dolci acque, 
ove le belle membra 
pose colei che sola a me par donna; 
gentil ramo ove piacque 
(con sospir mi rimembra) 
a lei di fare al bel fianco colonna; 
erba e fior che la gonna 
leggiadra ricoverse 
co l'angelico seno; 
aere sacro, sereno, 
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse: 
date udienza insieme 
a le dolenti mie parole estreme.

(da "Chiare, fresche et dolci acque" del sublime Petrarca)

Eva e la vita

Sto riflettendo sulla vita come un morbido bolb, anti-blob appunto, denso, colore dell’ambra, che il nostro corpo custodisce. Eva, la tua essenza vitale si muove…scuote l’involucro che la custodisce…la tua vita e’ musica, e’ una danza cosi forte che trascende i movimenti quotidiani, li ostacola e li trasforma. Non pieta’ ma profonda ammirazione per te, donna dai contro-marroni, che la vita la mostri, la danzi. Grazie, Eva, per la tua intelligenza, la tua ironia, la tua voglia contagiosa di cavalcare i giorni.

http://www.abcdance.eu/reviews-armare-un-uomo/