Onesta’ (lettera al Giornale di Vicenza)

Egregio Direttore,
La ringrazio per l’attenzione che volge verso “Tu cancro Io donna”, segnalando puntualmente la mia trama di immagini volta alla crescita di una cultura di attenzione nei confronti del malato oncologico.
Con la presente voglio esprimere la mia profonda gratitudine verso la persona che ha reso possibile tutto questo, ossia la dottoressa Marcella Gulisano, il medico che mi ha salvato la vita perche’, di fronte a mammografia ed ecografia negative (effettuate in una rinomata clinica vicentina), ha intelligentemente ordinato degli approfondimenti che hanno palesato un cancro al seno con metastasi. Era il settembre 2011, e da allora sono una ospite fissa del reparto di Oncologia dell’ospedale “S. Bortolo” di Vicenza.
La dottoressa Gulisano non possiede solo l’intelligenza della mente, che la qualifica per la professionalita’, ma ha anche quell’intelligenza del cuore – chiamata “empatia” – che riesce a dare forza a tutti i pazienti che incontra. Non sto parlando di false speranze, ma di coraggio perche’, e questo e’ il suo motto, “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. E qui si tratta di affrontare la vita ogni giorno, ogni istante.
In questo periodo la dottoressa e’, come avete scritto, capitata nell’occhio del ciclone, perche’ la caduta di un albero (lo giustifico e comprendo) fa piu’ rumore di una foresta che cresce. Ma sono certa che molti lettori l’avranno ammirata quando, gratuitamente, si e’ spesa per diffondere la cultura della prevenzione. E cito solo gli episodi che mi hanno toccata personalmente, quali la conferenza inaugurale della mia trama con i professori Curi e Chemotti dell’universita’ di Padova (ottobre 2012) l’intervento in una serata a Sovizzo dedicata alla donna e alla prevenzione (marzo 2013) e il commento al catalogo della mostra, poi ristampato dalla Regione Piemonte con l’introduzione del governatore (gennaio 2015).
Egregio direttore, io sono una paziente difficile che lotta strenuamente per la propria pelle, ma che ha anche avuto la possibilita’ di confrontarsi con esperienze in prestigiosi ospedali statunitensi. Pertanto mi permetto di concludere la presente ribadendo stima e fiducia nei confronti della persona che ha salvato e a cui affido la mia vita, che non solo mi cura ma anche si prende cura di me, e che, ripeto, sta dirigendo un reparto difficile con una virtu’ che manca a molti: l’onesta’.
In fede, Noemi Meneguzzo

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