Resolutions and wolf

  1. Adottare il mantra “Panta Rei… tutto scorre…e’ gia’ passato e passera’ ancora”
  2. Contare solo sui veri amici, quelli che mi vedono a 360 gradi
  3. Imparare a truccarmi Look better, feel good! ( e non “Look good, feel better” perche’, come diceva mio nonno, “Noi siamo nati belli”)
  4. Stimolare la creativita’…un progetto al giorno, toglie il malumore di torno…
  5. Viziarmi quotidianamente con strategie di benessere: la piramide, la meditazione o preghiera, la danza. Spesso: il gelato!

Tanti propositi per vivere Sua Legnosita’ non come un trauma ma come un’opportunita’ per crescere ed imparare. La mia oncologa mi ha scritto “In bocca al lupo”. Le ho risposto “Viva il lupo”. E lei “Tu il lupo lo fai ballare”. Sara’ il suo incoraggiamento, sara’ il cocktail dei primi giorni sommato all’adrenalina da saggio di danza, ma mi sento pronta e meno spaventata di quattro anni fa. Si, il lupo lo faro’ ballare! (grazie Marcella)

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Maghi ciarlatani e scientifica razionalita’

No, non e’ un post sulle cure alternative proposte da finti professionisti con pendolini e veleni. E’ un post con gli aghi verso il Mago Everolimus che, nel mio caso, si e’ rivelato un ciarlatano. Prima di restituire all’ospedale la scatola con le ultime inutili pillole, mi inventero’ un rito vudu (scritto anche wodoo o vodou o voodoo…). E’ stata quindi invitata nuovamente a collaborare con le mie cancer-cellule Sua Legnosita’ Taxolo, accompagnato dalla fata dei boschi con la corona in carboplatino.

Razionalmente: e’ la terza volta che affronto questa terapia, per due volte ha funzionato ed i proverbi, a cui noi crediamo sempre, recitano “Non c’e’ due senza tre”. E’ dal 13 gennaio 2012 (era un venerdi e il grattaevinci che mi regalo’ il benzinaio segno’ un “riprova”) che “mi faccio di acidi”. Questa volta e’ cambiato il fatto che il farmaco non ha funzionato da subito, mentre i precedenti (le pastiglie rose dello Xeloda detto “Fiagra”, il “Caelix immensi cantano”, l’EribuSbirulina…) mi avevano consentito ciascuno un anno circa di fiducia nella vita e nella mia fortuna.

Razionalmente: la tac non ha segnalato new entry, sono sempre le solite Nina, Pinta e Santa Maria le vanesie che si dipingono con maggiore intensita’ davanti agli occhi attenti del mio radiologo portafortuna (o, comunque, fortuna mia a conoscere un medico cosi scrupoloso e che mi conosce nel profondo…).

Ma…se nulla e’ cambiato sotto il sole…tutto e’ cambiato sotto il sole…

Giornata Nazionale del Sollievo

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Si imparano tante cose, anche che esiste una Giornata cosi, che sara’ celebrata il 29 maggio p.v. e che e’ stata promossa dalla Fondazione che porta lo stesso nome del plesso dove insegno. Il sito della Fondazione Gigi Ghirotti illustra “Una Giornata che non vuol essere solo per chi è sofferente e malato, ma una ricorrenza che si propone di risvegliare, in tutti e in modo duraturo, la sensibilità verso ciò che è concretamente possibile fare per raggiungere il sollievo dal dolore; una sensibilità oggi più che mai sopita dalla fretta e da una certa ineducazione, talvolta da impreparazione e paura, a confrontarsi in modo maturo, empatico, solidale e propositivo con la sofferenza e con il dolore“. Non esiste una educazione al dolore: sofferenza e morte sono un grande tabu’ nella nostra societa’, che considera una malattia la cellulite. Dunque, se non possiamo vedere delle smagliature sul nostro corpo, come possiamo guardare un corpo sofferente? Eppure, oltre alle medicine, a noi malati (e non solo oncologici) servono parole, abbracci, segni concreti di vicinanza, solidarieta’, empatia. Ma nessuno ci insegna che basta un sorriso…che basta ammettere “scusa, non so cosa dirti, ma ci sono…”

Ed allora provo con la mia testimonianza, di parole, musica e danza, a far “sentire” come si sta quando si scopre e si affronta il cancro. Il prossimo interlocutore saranno degli studenti del corso di laurea infermieristica di Vicenza…saranno loro a dover mostrare maturita’, empatia e solidarieta’ nel momento in cui si troveranno a lavorare con e per noi. Ed io so, grazie alle splendide infermiere del Quinto Piano dell’ospedale di Vicenza, quanto queste doti siano fondamentali per il benessere di noi malati.

 

Ordire e amare

Le avevo consegnato alcune pagine della mia vita, pezzi di un puzzle da riordinare a piacimento. Il destino e’ una roulette russa, ma, con le metastasi, non c’e’ solo un proiettile nel tamburo della mia pistola. Eppure lei, amica di cinque anni di bigliettini passati sotto i banchi dell’istituto magistrale, ha scelto per me la gioia.
Credo che, organizzando il reading per la mia mostra, lei abbia voluto ordire, con i miei colori, una “trama” guidata dal bene che mi vuole e che vuole per me.
Grazie, mia dolcissima Tin.