Cancro e liberta’

“Preferisci chiamarlo tumore?”, ecco la sensibile e lecita domanda di una persona conosciuta da poco.

“No, no… si chiama cancro, cancro!!!” – e penso io che cr…ncro… cancr… diano l’idea dello scricchiolio. Cosi io lo immagino: cristalli dentro il mio fegato. Rigidi e taglienti, ma forse si possono anche frantumare.

“Bisogna dare alle cose il giusto nome: Tu cancro. Questo ci rende liberi”, scrivevo piu’ di un anno fa.

Si, liberi di conoscere e riconoscere. Liberi di accettare questa parte di se’, ambiguamente foriera di morte e di doni.

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Dal 34mo minuto il servizio di Elisa Santucci sulla trama allestita a Montecchio Maggiore in collaborazione con l’ANDOS Ovest Vicentino e l’ULSS 5. Grazie!

Looking for a name 11

Non ho più paura degli specchi

Non ho più paura degli specchi nei quali vedo il segno dell’Amazzone, che scaglia frecce.

Vi è una sottile linea rossa che attraversa il mio torace,

lì dove era entrato un coltello, adesso

un ramo circonda la cicatrice e si porta dal braccio al cuore.

Un ramo coperto di verdi foglie dove appesa è l’uva e vi appare un uccello.

Sento che quello che cresce in me adesso è vitale e non mi

nuoce. Penso che l’uccello stia cantando,

poco m’importa di alcune mie ferite.

Ho disegnato il mio seno con la cura riservata ad un mosaico

miniato.

Non mi vergogno di fare l’amore. L’amore è una battaglia

che posso vincere.

Ho il corpo di un guerriero che non uccide né ferisce.

Sul libro del mio corpo per sempre ho inciso un albero.

(Deena  Metzger)