Una bugia

Giorgia, otto anni, mi guarda con gli occhi verde-azzurro. E’ una bambina dolcissima, con i capelli rossi e la carnagione pallida come una fatina dei cartoni animati. 

– Ma e’ vero che hai avuto un tumore?

– Si.

– Anche la bambina del signore che ci ha fatto la casa. Era ammalata, senza capelli. E quando lui ha finito di costruire tante case, lei non c’era piu’.

Ma tu ce l’hai ancora il tumore?

– No.

 

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I Caelix immensi narrano…

Momento dei prelievi. Oncologia Day Hospital. Le infermiere stanno coccolando l’anziano signore seduto vicino a me. Sono donne straordinarie ma non sanno piu’ cosa fare: e’ la quarta volta che lo bucano, purtroppo il sangue pare bloccato e non riesce a raggiungere il barilotto della siringa. “Si, abbiamo provato anche con l’acqua calda… Nerina, Nerina…provaci tu”. Recito tra me e me un Angelo di Dio. Guardo Nerina, che ha sempre lasciato trapelare dal suo modo di fare e dalle sue parole una grande fede. E, piccolo miracolo, il barilotto si riempie. “Brava, grazie Nerina”, mormora riconoscente il paziente. “No, deve guardare e ringraziare in Alto, non sono stata io”. Mentre ripone il materiale, Nerina si controlla l’avambraccio destro e poi quello sinistro. Ha la pelle d’oca. Mi guarda, la guardo. Mi sussurra, “Noemi, tu hai capito”. Quando esco ci abbracciamo. Lei mi confida, “…perche’ lo scopo della vita non puo’ essere fare solo l’infermiera…”

Bravura? Fortuna? Coincidenza? Caso? Ci sono molti modi per leggere la vita. Grazie, Nerina, per avermi regalato il tuo.