Arcano

Leggo il foglio leggero appena uscito dalla stampante e mi perdo tra focale, affastellamento ed ipodensita’. La new entry e’ “natura colliquativa” e mi sorrido…quanto questa malattia mi arricchisce il vocabolario… Giuro, la prossima volta che scrivo un biglietto di compleanno vedro’ il modo di rifilarci qualche aggettivo…

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Quinto?

Venerdi mattina, giorno del prelievo. Si incontra sempre qualcuno che sale al Quinto Piano. Questa volta mi tiene aperta la porta dell’ascensore un signore piu’ che settantenne. Attenzione, sono quelli piu’ pericolosi.

Lui: Numero?

Io: Salgo anch’io al Quinto.

Lui: Ah… che piano.

Io: Beh, se riusciamo ad andarci e tornarci camminando da soli direi che siamo fortunati.

Lui: Eh… e’ da tanto tempo che io vengo qui. E lei?

Io: Beh, ho iniziato nel 2007. E poi sto affrontando una recidiva dal 2011.

Lui: Ah…piu’ di me.

Ho detto che sono i piu’ pericolosi. E noi, che faremmo carte false per arrivare alla loro eta’, ci ridiamo sopra mentre assaporiamo gli involtini primavera in uno dei migliori ristoranti cinesi d’Italia. Prima, pero’, “gli” abbiamo  bestemmiato contro.

Conosco delle barche (a proposito di sopravvivere)

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

Jacques Brel

Nick

Una tazza d’argento con inciso il nome Nikki e’ la prima cosa a cui ho pensato quando il dottore mi ha detto “Mi dispiace, e’ un carcinoma”. Nick sapeva che desideravo un figlio e quello era il suo modo per starmi accanto, per mostrarmi il suo affetto. Quella tazza era stata usata per il suo battesimo…

Dopo l’intervento di mastectomia nel novembre 2007, Nick mi ha accolto con Gabriel nella sua casa. Mi ha coinvolta in una ricerca sulla Massoneria che mi dava entusiasmo e mi faceva sentire utile, soprattutto in quel periodo in cui non potevo sollevare pesi e la mia mobilita’ era piuttosto limitata. Nick mi ha portato ad una conferenza di Archeologia Industriale e si e’ messo a scherzare perche’, tra tutti quegli ingegneri stagionati, noi eravamo gli unici a non avere i capelli bianchi!

Nick mi ha fatto guidare la sua barca a motore. Nick scherzava sui nomi che indicano l’eta’ delle persone ed ambiva ad essere chiamato “saggio”. Nick cucinava per me il pumpkin pie e ricercava su internet la storia dei piatti che mi preparava, come la Waldorf Salad.

Gli volevo bene… e ne vorro’ sempre a quell’uomo che mi ha accolta da subito ed amata come una figlia.

Non dimentichero’ mai, Nick, il tuo ultimo saluto…davanti al garage di Allentown…ci siamo abbracciati e, mentre ti guardavo, leggevo nei tuoi occhi che non ci saremmo piu’ rivisti…maglia a righe e bermuda color panna…