PAROLE E RISPETTO

“Bimba si arrende alla malattia rara. Muore nel sonno ad otto anni” (Giornale di Vicenza, 02.11.2018)

Sono un’insegnante di scuola primaria, con buona parte di me rimasta ancora bambina. Vedo spesso giocare i bambini, nel cortile della scuola. Si dividono in bande, si rincorrono, si prendono, si catturano e gridano “Arrenditi!”. Di solito succedeva anche a me, sempre uno scricciolo e quasi sempre la prima ad essere catturata e ad “arrendersi”. La resa non era mai immediata, scattava solo dopo vari divincolamenti, quando ormai ero stanca di essere strattonata e ritenevo, comunque, dignitosa la mia ultima scelta . Le mie eroine erano le donne pioniere del Far West. E, come loro, una volta catturata e condotta nella “prigione” dei miei compagni di gioco, architettavo prontamente un piano di fuga. E il gioco riprendeva… fino a che non veniva decretato il cambio delle parti.

Stamattina, mentre aspettavo in sala d’attesa del quinto piano del reparto di oncologia di essere chiamata per l’infusione di chemioterapia, ho scorto il titolo dell’articolo “Bimba si arrende alla malattia rara”. Un nodo al cuore. Penso forte al dolore dei familiari, un dolore che sento molto vicino in questi giorni in cui sono conficcati nel mio animo anniversari di partenze importanti e laceranti, quelle di Sabina e di Federica. E poi dentro di me ascolto una ribellione sarcastica sul significato del titolo dell’articolo. Una bambina di otto anni può arrendersi? E come può un giornalista o un redattore, ma anche il più intimo degli amici, conoscere l’atteggiamento di una persona di fronte alla morte? E lo si può addirittura descrivere o solo intuire e, quindi, far tacere le parole di fronte ad un Mistero così grande?

Convivo con il cancro e con queste riflessioni da molti anni. Ed ogni volta mi chiedo perché, di fronte al Male, sia esso fisico sia esso morale, i termini di cui l’uomo dispone sono soprattutto legati all’ambito sematico della lotta, della guerra, della battaglia. “Ha lottato”… ” si è arres*”. Mi chiedo se, invece, non si possa operare una “comprensione” del male. Non ho gli strumenti ermeneutici e neppure una fede così salda per approfondire questa riflessione in modo adeguato.

Vorrei quindi, di fronte ad una scelta linguistica (“si arrende al male”) a mio avviso discutibile, pessimistica e non rispettosa dell’altro-da-sè, lasciare lo spazio ad una immagine che ci è, forse ancora, familiare. Una bambina forte che si arrende ma per poi tornare a giocare, con la stessa gioia, in un’Altra Dimensione. Uno Spazio ed un Tempo che tutto comprendono.

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Marguerite e la Madonna

L’ho scoperto tardi, ma mi e’ stato regalato al momento giusto. Parlo delle “Memorie di Adriano”. Col rosario, invece, ho maggiore dimestichezza, essendo cresciuta con il dopocena dei nonni scandito da preghiera, partita a carte e portobello.

Scrive la Yourcenar:”La medicina (…) questa scienza, troppo vicina a noi per non essere incerta, esposta a entusiasmi ed errori, ma modificata senza posa dal contatto con l’immediato e con la nuda realta’”.

Quest’oggi, 11 febbraio, la Chiesa Cattolica celebra la Madonna di Lourdes alla quale e’ stata associata la Giornata Mondiale del Malato. Ma a me questa festa e’ cara perche’ la mia mentore, P., ricevette la sua diagnosi un 11 febbraio…  P. nei messaggi regala tanti punti di sospensione, battiti del suo cuore, trepidazione, consolazione, abbracci. P. vive sulla propria pelle l’incertezza della medicina, in un momento per lei di scelta determinante, tra l’entusiasmo e gli errori che sono celati da un’ultima possibilita’ che la scienza le offre. Per questo prego per lei e con lei. Prego perche’ compia la scelta migliore, in quanto, come scriveva Marguerite “ripugna allo spirito umano accettare la propria esistenza dalle mani della sorte”. E, aggiungo, “Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis”.

 

ALLA RICERCA DEL SENSO PERDUTO

Il mio post precedente e’ stato, con alcune modifiche che avevo apportato, pubblicato ieri tra le lettere de “Il Giornale di Vicenza”. Mi e’ arrivato questo prezioso regalo da parte di una persona. Il cancro ha travolto la mia vita e stravolto i miei progetti, mi ha costretta a trovare nuovi significati e nuovi sensi – visto che qualche senso, come quello del tatto, me lo ha attenuato. Fa splendere un sole nel mio cuore sentire che, ogni tanto, qualche regalo di testimonianza posso farlo anch’io…
Gentile maestra Noemi,

mi stupisce sempre con quanta grinta affronti le situazioni e la vita in sè.

Le sue poche righe mi sono piaciute, anche se mi piacerebbe di gran lunga che lei fosse sana al 100%.

Nostra figlia è fortunata ad avere una maestra come lei, e altrettanto egoisticamente, spero che torni presto a scuola, perchè seppure io non sia in classe, si vede che lei non c’è, da tante piccole cose.

Grazie che ci riporta sempre con i piedi per terra, ma con un occhio postivio alla quotidianità.

SENSO – con piccoli gesti

Mi e’ successo, talvolta, di sentire qualche persona che mi considera la voce di tantissime donne che, pur avendo superato la malattia, tendono a non parlarne, come se il cancro fosse un fantasma cattivo che, al solo nominarlo, potrebbe rifarsi vivo… Un amico, e questo mi ha commossa, mi ha scritto che mi vede come “un’eletta dal Cielo che ha il compito di portare avanti il (mio?) pensiero pulito che trasmette serenita’”.

Da sempre l’uomo si interroga sul significato della propria vita. Per quanto mi concerne, questo e’ il mio interrogativo quotidiano. Non lo faccio, pero’, con angoscia. Tento di vivere con dignita’ quel dono prezioso di cui non capiamo il senso ma che, con gratitudine, sento il dovere di onorare. Mi risuonano queste parole “Mistero davanti al quale mi inchino profondamente” e vivo, con piccoli gesti.