Coincidenze

…l’incontro con altri young cancer survivors mi ha dato l’idea di girare degli spot…  ne parlo con la mia oncologa, sempre attenta alla mia “persona” e non solo al mio corpo, che mi informa di un concorso “Cinema & Oncologia”… subito mi metto in contatto con i miei compagni di cordata ed un video maker, Luca Rigon, appena conosciuto… tutti sono d’accordo… si stendono le idee… le mie insegnanti di danza ed i miei compagni accettano senza problemi di offrirmi il loro tempo e le location… e poi, spudoratamente, contatto Patrizia Laquidara che, grazie al fonico Federico Pelle che mette a disposizione lo studio e gli strumenti, registra l’audio…

Finora non ci sono stati intoppi, anzi, si sono susseguite delle coincidenze che quasi quasi mi illudono di non credere al caso. Di sicuro credo nella gratuita’ e, per l’Oscar…vedremo!!!

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Aiutati…che’ la medicina ti aiuta…

Oggi, alla “spa” del San Bortolo, ho incontrato una mia preziosa amica che ha da poco iniziato il percorso con la nostra cara eribulina. Siamo pazze, ma la condivisione della stessa cura e la certezza che possiamo vederci, ci rende felici. Siamo state sistemate in due stanzette diverse…sarebbero dei disbrighi secondo l’architetto, ma il calore delle infermiere ce li fa vivere come dei prive’ con vista mare…
Lei preferisce essere accolta in questi posti appartati per non essere sopraffatta dalle lamentele degli altri pazienti, soprattutto anziani…con i quali noi, young sur-vivors, faremmo volentieri a cambio.
Commentava:- Io ho scelto di cambiare il corso dei miei pensieri. Non dico, come loro, che i medicinali devono fare effetto. I medicinali vengono dall’esterno, non sono il mio corpo. Non posso aspettare passivamente di essere diretta da loro. Io li accolgo, ma anche io devo fare la mia parte. Io ci metto me stessa…e magari qualche cura complementare.
Gia’, ci siamo dette senza parlare, noi possiamo fare la nostra parte….per quello che ci compete, ci impegniamo ogni giorno a vivere.

Auguri

A te, amica cara, che sei stata catapultata in un nuovo palcoscenico

A te, che ti trovi a camminare in scena col buio attorno e non sai quando si accenderanno i riflettori

Non so come sara’ il tuo, il nostro, 2015, ma io saro’ con te…e non ti troverai da sola su questo palcoscenico che nessuno ha voluto. So che non hai l’indole da ballerina, ma questa pagina e’ un invito a danzare e a succhiare il midollo della vita che ci viene ancora una volta regalata.

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Elena

“Grazie Noemi per le tue parole e per le tue preghiere. E’ stato un duro colpo (…) Spero che tu stia bene. So che sei brava e sempre positiva. Magari nei prossimi giorni ti chiamo. Un abbraccio. Elena” (3 agosto)

Stamattina ho saputo che quella telefonata non la ricevero’ mai piu’. Non in questo mondo, non in questo modo. Elena, la nostra malattia ti pre-occupava. L’hai sempre vissuta intensamente, sempre sentita incombere, anche quando i referti medici non ne davano traccia. Mi sono chiesta il perche’ tu non riuscissi ad essere quasi una “pazza incosciente”… Ti preoccupavi della recidiva perche’ amavi i tuoi bimbi, tuo marito, la tua vita. Ne conoscevi il valore e non volevi assolutamente privartene e privar loro di te. A volte il buio ci sembra cosi intenso e lo temiamo perche’ viviamo nella luce abbagliante.

Ho guardato la statuina che ho messo sul camino accanto ai miei angeli e ai biglietti con i nomi delle persone “speciali”… Ho sentito tanta rabbia dentro; oggi, l’avrei scagliata contro il pavimento e fatta frantumare. Quella statuina che ho accarezzato molte volte, con fiducia e tenerezza, oggi mi sembra solo un fragile pezzo di gesso.

 

16 luglio

La vita avvolge i suoi doni piu’ preziosi in fazzoletti di lacrime.

Martedi sono scesa a Roma a svernare l’ansia da referto. Amici, arte, cucina; ho tutto l’affetto ed il bello per non pensare. Aspetto con ansia il 17, giorno della consegna della busta che, gentilmente, una amica avrebbe preso per me e consegnata alla mia oncologa.

Ma suona il cellulare. Tella mi chiede se voglio conoscere il referto. “Come? Pronto con un giorno in anticipo?” “Si – mi risponde – ho chiamato in radiologia e mi hanno detto che era gia’ pronto”. In un nano secondo mi blocco. E’ il 16, non voglio saperlo. Io aspetto un altro giorno. Ma lei e’ un vulcano, avverto la sua emozione. E legge…”Rispetto al precedente esame…”

Tella legge. Cauto ottimismo. Ma lei e’ commossa: il Caelix sta funzionando. Ho quelle buone notizie che, da tempo, mi stavano mancando.

A tavola mi scende qualche lacrima. Commento il referto con gli amici che mi ospitano. E’ il 16 luglio: un anno fa la vita mi ha regalato un angelo biondo, Carlotta.

La vita avvolge i suoi doni piu’ preziosi in fazzoletti di lacrime. Questi doni, a volte, si chiamano “coincidenze”, a volte “angeli”.

 

 

Pareggio

Non e’ una partita dei mondiali, ma per me il pareggio vale un mondo. Il mondo mio e di chi mi vuole bene – di tutto il resto chissenefrega.

Domani mattina faro’ l’esame per verificare che la cura stia facendo effetto. Quello che tutti speriamo e’ che le macchioline si siano ridotte in numero e dimensioni, contrariamente a quanto palesato dall’esame di marzo. Per fortuna questa settimana mi ha regalato un altro bel saggio di danza, con scariche di adrenalina convogliate dentro una villa diroccata e su coreografie emozionanti. Ma, nei ritagli di tempo, quando la mente ed il cuore corrono a briglie sciolte, ecco che si e’ fatta spazio la paura.
Paura di essere arrivata al punto di non ritorno.
Paura perche’ non ho attuato alcuno di quei drastici cambiamenti della vita (dieta, meditazione…) considerati la panacea per malati come me.
Paura perche’ ho rivisto in reparto una vecchia amica che sta vendendo cara la pelle.
Paura perche’, la settimana scorsa, al telefono, ha pianto pure la mia “mentore”, donna fantastica colostomizzata.
Ieri pomeriggio ho scritto ai miei amici, raccontando di me, chiedendo il loro supporto speciale (energia, preghiere, pensieri positivi, rogazioni!) per domani mattina e minacciandoli di buttarli in pasto ai pescecani qualora mi avessero risposto “Non preoccuparti, andra’ tutto bene”.
E poi, ieri sera, prima di fare il saggio, ho telefonato nuovamente alla mia “mentore”. Come stai? Sono in ansia pre-esame. Si, anche io in quelle settimane sono isterica, depressa, intrattabile. Ecco, allora, se me lo dice lei, ho il diritto di essere isterica, depressa, intrattabile…

E concludo, citando quanto mi ha scritto G.
Sto ca**o de cancro ha parecchio rotto i co*****i.
E ultimamente ha segnato 1 – 0.
È ora di pareggiare il conto.

G., quell’1 e’ diventato il mio angelo in piu’. Conto anche su di lei per pareggiare il conto.

Un regalo…

Quando pensiamo ad un regalo, ci viene in mente il destinatario con i suoi gusti, le sue preferenze… Un regalo implica un margine di rischio, e’ accompagnato dalla domanda “le/gli piacera’ davvero?”.
Ma si rischia ancora di piu’ quando, nel regalo, sveliamo una parte di noi stessi, soprattutto se questa parte e’ espressione della nostra intimita’ piu’ profonda, quella che celiamo con cura perche’ e’ la nostra linfa vitale.
E cosi, hai fatto tu, carissima R., invitandomi ad entrare nel tuo tempio, a meditare con te, a conoscere i tuoi compagni di cammino. Mi hai resa partecipe di cio’ che ti aiuta a vivere, che ti sta facendo crescere diversamente e che ha illuminato improvvisamente la tua vita. Mi hai fatto un regalo bellissimo, ti sei scoperta, rivelata.
Sono con-fusa, un recipiente in cui stanno colando metalli preziosi e tra i piu’ disparati. Ma, sono sicura, alla fine si forgera’ un gioiello reso ancora piu’ bello dai tuoi colori. Grazie, R.