un sospiro comune

Quinto Piano. In sala d’attesa siamo in sei. Coppia di sessantenni che indossa colori complementari: rosso lei, verde lui. Trio dalle cinquanta sfumature di grigio. Io, la piu’ giovane, con la mia “botta di vita” nel colore delle scarpe.

La paziente del trio e’ in carrozzina: preoccupazioni sospese le impediscono pero’ di stare seduta. Si contrae, si agita. Sembra una farfalla imprigionata nella tela di un ragno.

Passa l’oncologo. Quello giovane e dalla voce sempre allegra… Si rivolge alla signora: “Oggi i suoi esami sono andati bene”.

Ed un unico sospiro di sollievo unisce tutti noi presenti in questa stanza. Oggi la sua gioia e’ speranza anche per noi.

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disoriented and disappointed

caro DH Oncologia, in questo periodo quando salgo da te, mi trovo piuttosto disorientata. le porte non si aprono piu’ davanti ad un atrio che accoglie sicuro i miei passi fiduciosi. negli ultimi mesi sono successi vari intoppi col mio “foglio di cura” e trovo destabilizzante il fatto che alcuni medici non siano in grado di leggere, indagare e confrontarsi tra loro per capire la mia terapia – che si discosta per poco dai protocolli ufficiali. sono certa che non e’ compito del malato controllare la somministrazione dei farmaci. ho altro a cui pensare: io, la cura, la gestisco da casa, ma non in ospedale!

purtroppo bastano pochi episodi, ma tutti accaduti negli ultimi mesi, per destabilizzarmi e perdere la fiducia. rabbia. perche’ si tratta della mia vita. e non permetto che la si tratti con superficialita’.

disorientata. delusa.

Giornata Nazionale del Sollievo

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Si imparano tante cose, anche che esiste una Giornata cosi, che sara’ celebrata il 29 maggio p.v. e che e’ stata promossa dalla Fondazione che porta lo stesso nome del plesso dove insegno. Il sito della Fondazione Gigi Ghirotti illustra “Una Giornata che non vuol essere solo per chi è sofferente e malato, ma una ricorrenza che si propone di risvegliare, in tutti e in modo duraturo, la sensibilità verso ciò che è concretamente possibile fare per raggiungere il sollievo dal dolore; una sensibilità oggi più che mai sopita dalla fretta e da una certa ineducazione, talvolta da impreparazione e paura, a confrontarsi in modo maturo, empatico, solidale e propositivo con la sofferenza e con il dolore“. Non esiste una educazione al dolore: sofferenza e morte sono un grande tabu’ nella nostra societa’, che considera una malattia la cellulite. Dunque, se non possiamo vedere delle smagliature sul nostro corpo, come possiamo guardare un corpo sofferente? Eppure, oltre alle medicine, a noi malati (e non solo oncologici) servono parole, abbracci, segni concreti di vicinanza, solidarieta’, empatia. Ma nessuno ci insegna che basta un sorriso…che basta ammettere “scusa, non so cosa dirti, ma ci sono…”

Ed allora provo con la mia testimonianza, di parole, musica e danza, a far “sentire” come si sta quando si scopre e si affronta il cancro. Il prossimo interlocutore saranno degli studenti del corso di laurea infermieristica di Vicenza…saranno loro a dover mostrare maturita’, empatia e solidarieta’ nel momento in cui si troveranno a lavorare con e per noi. Ed io so, grazie alle splendide infermiere del Quinto Piano dell’ospedale di Vicenza, quanto queste doti siano fondamentali per il benessere di noi malati.

 

UN CEROTTO, LA CURA

Visita di controllo. Mi spoglio e  sistemo sul lettino. La mia oncologa si avvicina, effettua i controlli di rito…poi si sofferma sul mio gomito dove una benda sgualcita copre un batuffolo di cotone segnato dal sangue del prelievo effettuato un’ora prima. Il suo sguardo guarda quella medicazione un po’ malconcia…le sue dita svelte la tolgono, mi tamponano col cotone e lei mi mette un bel cerotto nuovo.

Non serviva… ma e’ anche un semplice gesto come questo che mi fa sentire che lei non solo mi cura ma soprattutto si prende cura di me. Un “testimone” mi aveva confidato la sua ricetta: atteggiamento positivo e forte, fede, amici fidati e buoni medici. Beh, come ingredienti…ci siamo!