15 aprile

Molti “cancerogeni” come me hanno delle ricorrenze nelle proprie vite da malati: il giorno della diagnosi, la prima radioterapia, la partenza di un amico… Cosi anche io mi sono ritrovata a festeggiare per tre anni il 15 aprile. Il 15 aprile 2008 e’ avvenuta quell’infusione di taxolo che, per tre anni, ho pensato come l’ultima della mia vita.

Ricordo i miei tre festeggiamenti: uno in famiglia, uno in un famoso ristorante di San Diego ed uno in una betola vicentina. E ho forte quella sensazione di “avere gia’ dato”, di avere gia’ sofferto la mia parte, I had my fair share.

Eppure oggi, il giorno “dopo un giorno che non e’ piu’ un compleanno”, oggi, compleanno di mio padre ma anche giorno in cui zia Marilisa e’ diventata un angelo, mi sentirei ingrata a lamentarmi. Sono andata a scuola dai miei ragazzini, ho pranzato con la mia famiglia, sto progettando una performance di danza con Francesca Bolzon – che mi ha fatto ritornare allo studio della danza –  e mi appresto ad uscire con alcuni tra i miei amici piu’ cari. Non posso lamentarmi: la mia salute non e’ piu’ quella di prima, ma il gusto per la vita e’ decisamente sempre piu’ forte.

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umane nefandezze

L’animo umano. E’ cosi profondo, imperscrutabile, inconoscibile ed incomprensibile pure a se stessi. Non a caso il “Conosci te stesso” sembra essere uno degli imperativi etici piu’ forti trasmessi dalla storia del pensiero.

Tuttavia rimango sbalordita, esterefatta, inorridita e schifata da quanto superficiali e meschini siano gli animi di alcune persone. Se l’inferno esiste – e lo conferma pure Sartre – mi auguro vi sia per loro un soggiorno, anche breve. Se l’inferno non esiste, non auguro loro un cancro – questo non si augura mai a nessuno – ma un ciclo di chemioterapia col “diavolo rosso” non lo risparmierei proprio a qualcuno di questi individui. Zerbini della loro sete di potere, schiacciano i giusti. Lecca**** della gloria, massacrano chi umilmente lavora per il bene di noi malati di cancro. Siete delle m**** (si, avete letto bene: “merde”).