Lettera al e dal Direttore (Avvenire 07.10/2015)

Gentile direttore,
per me, cancer survivor, sopravvissuta al cancro, l’arrivo di ottobre è segnalato non dal cambio d’abito delle foglie, ma dal colore rosa delle varie campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione del cancro al seno. Premettendo che la prevenzione vera e propria si realizza solo con uno stile di vita sano in un ambiente sano, queste campagne dovrebbero promuovere la prevenzione di secondo grado, che è lo strumento per diagnosticare la presenza di malattie, si auspica allo stadio precoce e quindi con la possibilità di intervenire e affrontarle con successo. “Ottobre Rosa” offre alle donne appuntamenti gratuiti con medici, specialisti e l’opportunità di effettuare esami di screening molto importanti.
Di conseguenza c’è un grande subbuglio tra le varie associazioni e quasi una “concorrenza” a trovare l’idea più accattivante per spingere donne di tutte le età a fare una mammografia col sorriso – e solo le lettrici possono capire cosa intendo. Una tra le più importanti associazioni italiane legate alla lotta contro i tumori, ha scelto come testimonial una famosa cantante. E qui si sono scatenate molte blogger per chiedere al presidente di tale associazione e al ministro della Salute il ritiro di tale pubblicità. Ferma restando la mia fiducia nella buona intenzione della cantante, guardando la sua esibizione mi chiedo: sono stimolata a prenotare una mammografia? Rifletto sul fatto che anche i maschi sono colpiti dal cancro al seno? Mi ricordo dell’autopalpazione mensile? Sinceramente, non noto quell’approccio grafico geniale che contraddistingua la sua foto da quella della pubblicità di un paio di slip.
Ecco il punto, direttore: i testimonial devono essere credibili e la cantante, a mio avviso, non lo è. Per una serie di motivi: innanzitutto non dà testimonianza, per fortuna sua, dell’efficacia della diagnosi precoce; non racconta la bellezza di un seno che ha vissuto una battaglia per la vita; non rappresenta le donne che di quella associazione fanno parte e che, gratuitamente e con amore, regalano tempo ed energia al sostegno di altre donne colpite dal cancro e alle loro famiglie. Questi i miei pensieri, a cui fa da sfondo la profonda delusione, ancora una volta, per l’uso di un’immagine femminile sessualizzata e trivializzante.
E non datemi della bigotta. Io il seno lo mostro, ma nei posti giusti (la mostra fotografica “Tucancroiodonna” per sostenere le campagne di prevenzione). Mi auguro che la lettura di queste parole ricordi alla lettrici di prenotare qualche visita di controllo in più e la ringrazio per l’ospitalità.
Noemi Meneguzzo

Ospito volentieri la sua testimonianza, e apprezzo sia il suo sereno coraggio sia il modo con cui sviluppa la sua civile polemica. E lo faccio, gentile signora Meneguzzo, non solo perché trovo solidi e condivisibili i suoi argomenti contro la superficialità e la furbizia anche nella lotta al cancro, ma perché condivido totalmente da uomo, da marito e da padre (di due figlie) il suo appello a tutte le donne a non dare per scontato che quel male possa riguardare soltanto altre. Qualcuno magari dirà che se l’è presa “duramente” con la cantante protagonista della chiacchierata pubblicità (Anna Tatangelo), ma lei non se la prenda. Non è vero. È vero, invece, che lei ha scritto cose sincere e forti e ha saputo farlo con chiarezza e gentilezza. Ed è proprio così con questa decisione e con questa misura (anche morale) che si vincono le piccole e grandi battaglie della vita. La lotta al cancro al seno comincia con la doppia prevenzione – stili di vita e controlli – che lei così bene richiama e ha bisogno di parole come quelle che lei ha saputo trovare.

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