I DANCE THE WAY I FEEL

Non si tratta di danza terapia perche’ danziamo per la gioia di farlo, per la gioia di essere, per la gioia di stare. Non ci troviamo insieme perche’ ci sentiamo malati e dobbiamo curarci.

Certo, molti di noi danzano con la chemioterapia, la radioterapia, le protesi, la parrucca, la bandana o senza ovaie, seni, utero o un pezzo di polmone. Ma non per questo siamo diversi. O danziamo da malati.

La bellezza e la forza di questo progetto, che ho ideato e sto conducendo grazie a Michela Negro e Simone Baldo (prima col contributo della “Susan Komen Italia onluso” ora degli “Amici del Quinto Piano”) e alla collaborazione di Roberto Casarotto, consistono proprio nell’accogliere le persone secondo l’attitudine propria della danza contemporanea e del Qi gong, nel valorizzare l’unicita’ di ciascuno, nel privilegiare il sentire rispetto al giudicare.

Quando ci confrontiamo tra partecipanti, ci sono riscontri molti positivi da parte di persone che, grazie all’esercizio fisico e all’appropriarsi di un tempo dedicato a se stessi, riportano miglioramenti nell’autonomia e nell’ampiezza del movimento…  Ma soprattutto sono cadute molte barriere psicologiche e mentali che contraddistinguono noi malati oncologici. Con la danza si creano spazi incredibili di liberta’, di relazione, di umanita’. E speranza.

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Sandro, le cadute e la danza

Tra i “doni” paradossali del mio cancro c’e’ l’amicizia con e di Sandro Pupillo che, grazie anche al suo impegno politico e sociale, e’ indubbiamente lo “smidollato” piu’ famoso della provincia di Vicenza. Ops, ormai “smidollato” non gli si addice piu’, dato che ha subito il trapianto da un mese circa. La sua strada, infatti, e’ arrivata allo stadio finale, il sentiero lo ha condotto alla fortezza sulla montagna… Come un cavaliere adesso vi e’ dentro, e noi stiamo solo aspettando che ne esca vincitore – anche se lui e’ gia’ un vincente.
Sandro scrive “Il percorso del trapianto è tosto e avvincente allo stesso tempo. Hai un’unica strada da intraprendere. È dunque un reale percorso di vita con delle condizioni precise: non puoi tornare indietro, non puoi scegliere la via da percorrere (ne hai solo una: quella è l’unica e l’ultima!), ci sono molti ostacoli ed imprevisti da superare, devi essere costante nel passo. Hai però dei jolly fondamentali che hanno un nome ed un volto e che appaiono qualsiasi volta tu ne abbia bisogno o ve ne sia la necessità: l’Amore e l’affetto di parenti, amici e delle tante persone che fanno il tifo per te e l’enorme umanità e professionalità di medici, infermieri, operatrici, volontari! Tutto ciò è fondamentale, nonostante il tuo miglior amico, come il tuo peggior nemico, sei te stesso”.
In uno dei suoi ultimi post, ci regala nuovamente le parole di Pessoa:
Di tutto restano tre cose:
la certezza che stiamo sempre iniziando,
la certezza che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione, un nuovo cammino,
della caduta, un passo di danza,
della paura, una scala,
del sogno, un ponte,
del bisogno, un incontro.

Nella danza contemporanea si impara a cadere: non nascondo lezioni da cui torno con le “pacche viola” sulle ginocchia, sulle spalle e nei posti piu’ impensati. La mia insegnante di danza, tuttavia, si augura sempre che, con l’esercizio fatto, le nostre cadute siano “consapevoli”. Questa consapevolezza ci aiuta a gestirle meglio.
Sandro scrive sempre con molta onesta’… non nasconde le cadute, ma le sa trasformare. Questa consapevolezza accompagni sempre tutti noi, danzatori della vita.

 

Progressi

Sono felice ed orgogliosa dei progressi che sto facendo: la mia maestra di danza mi ha confidato che si vede che non ballo col pensiero dei miei limiti, ossia “se stessi bene, potrei fare…”, bensi danzo nella consapevolezza del qui ed ora, gustando quello che sono e riesco a fare. Insomma: il lupo lo faccio ballare!!! E, nel mio cuore, questa e’ la vittoria quotidiana.

angelico seno

Chiare, fresche et dolci acque, 
ove le belle membra 
pose colei che sola a me par donna; 
gentil ramo ove piacque 
(con sospir mi rimembra) 
a lei di fare al bel fianco colonna; 
erba e fior che la gonna 
leggiadra ricoverse 
co l'angelico seno; 
aere sacro, sereno, 
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse: 
date udienza insieme 
a le dolenti mie parole estreme.

(da "Chiare, fresche et dolci acque" del sublime Petrarca)

…preparando…

Sto preparando, con una nuova amica dal cuore molto generoso, la presentazione della mostra a Torino (giovedi 29 gennaio, ore 17, Palazzo Lascaris). Oggi abbiamo fatto le prove. Raccontiamo le quattro stanze della “trama di immagini” attraverso la voce, la musica, la danza. Il mio percorso, infatti, mi ha portata alla danza, alla grazia che e’ grazie.

Tocca a me raccontare la fotografia che ha raccolto la mia rinascita, il momento di riappropriazione della mia identita’, come donna e come persona. “…mi sono guardata allo specchio, ho visto che ero giovane, ero bella e…” Momento di commozione. Non so se, come oggi, il 29 riusciro’ a completare quella frase.

Mi sono chiesta il significato di quelle lacrime che mi hanno impedito di sussurrare “...e mi sono messa a ballare“. Erano lacrime calde, sgorgate dalla forza della vita e dalla gioia di essere ancora qui, dopo sette anni. E, davanti alla vita, uno non puo’ che commuoversi. Ma, proprio perche’ della Vita si tratta, non so se riusciro’ a scoprirmi cosi tanto ancora una volta…