Statistiche

…e capita di leggere gli opuscoli informativi dell’AIMaC e dover affrontare le statistiche: “cancro alla mammella metastatico: sopravvivenza 45-50 mesi dalla diagnosi”. Allora ci si puo’ anche ricordare che, nel 2007, un analogo libretto riduceva la sopravvivenza a 24 mesi.

Il mio cancro si e’ palesato di nuovo in agosto 2011, e da gennaio 2012 s-balliamo insieme con diversi acidi. Ho superato i 50 mesi. Ancora sul palcoscenico, ancora sulla giostra – come direbbe Terzani – con la gioia consapevole di essere, di esserci ma, talvolta, mi prende pure la strizza…

Sandro, le cadute e la danza

Tra i “doni” paradossali del mio cancro c’e’ l’amicizia con e di Sandro Pupillo che, grazie anche al suo impegno politico e sociale, e’ indubbiamente lo “smidollato” piu’ famoso della provincia di Vicenza. Ops, ormai “smidollato” non gli si addice piu’, dato che ha subito il trapianto da un mese circa. La sua strada, infatti, e’ arrivata allo stadio finale, il sentiero lo ha condotto alla fortezza sulla montagna… Come un cavaliere adesso vi e’ dentro, e noi stiamo solo aspettando che ne esca vincitore – anche se lui e’ gia’ un vincente.
Sandro scrive “Il percorso del trapianto è tosto e avvincente allo stesso tempo. Hai un’unica strada da intraprendere. È dunque un reale percorso di vita con delle condizioni precise: non puoi tornare indietro, non puoi scegliere la via da percorrere (ne hai solo una: quella è l’unica e l’ultima!), ci sono molti ostacoli ed imprevisti da superare, devi essere costante nel passo. Hai però dei jolly fondamentali che hanno un nome ed un volto e che appaiono qualsiasi volta tu ne abbia bisogno o ve ne sia la necessità: l’Amore e l’affetto di parenti, amici e delle tante persone che fanno il tifo per te e l’enorme umanità e professionalità di medici, infermieri, operatrici, volontari! Tutto ciò è fondamentale, nonostante il tuo miglior amico, come il tuo peggior nemico, sei te stesso”.
In uno dei suoi ultimi post, ci regala nuovamente le parole di Pessoa:
Di tutto restano tre cose:
la certezza che stiamo sempre iniziando,
la certezza che abbiamo bisogno di continuare,
la certezza che saremo interrotti prima di finire.
Pertanto, dobbiamo fare:
dell’interruzione, un nuovo cammino,
della caduta, un passo di danza,
della paura, una scala,
del sogno, un ponte,
del bisogno, un incontro.

Nella danza contemporanea si impara a cadere: non nascondo lezioni da cui torno con le “pacche viola” sulle ginocchia, sulle spalle e nei posti piu’ impensati. La mia insegnante di danza, tuttavia, si augura sempre che, con l’esercizio fatto, le nostre cadute siano “consapevoli”. Questa consapevolezza ci aiuta a gestirle meglio.
Sandro scrive sempre con molta onesta’… non nasconde le cadute, ma le sa trasformare. Questa consapevolezza accompagni sempre tutti noi, danzatori della vita.

 

11 febbraio

Gia’ da qualche anno ho segnato sul calendario questa data. Non e’ un compleanno. E’ l’anniversario della mia mentore, dell’inizio del viaggio che l’ha portata, tra le numerosissime altre vicende, a fondare una associazione di stomizzati. E’ anche la data in cui la Chiesa Cattolica festeggia la Madonna di Lourdes, a cui lei, la mia mentore, si continua ad affidare.

Che dire? Ognuno ha i propri Santi! Penso alla componente della fede nella mia malattia. Quando mi fu diagnosticato il cancro per la prima volta, mi consolava l’idea del Paradiso… non meritato per la mia vita, ma grazie alle persone che, sapevo numerosissime, avrebbero pregato per me (e che continuo a ringraziare). E ho sempre sorriso al “miracolo ecumenico” che ha talvolta accompagnato la mia malattia, facendo pregare (o parlare col Muro) amici di confessioni diverse.

In questi anni di convivenza con il cancro, con il dolore e con le gioie, con le delusioni e la speranza, mi sono trovata molte volte a riflettere, lacrime e sudore, sulla fede. Gli studi filosofici e teologici mi hanno portata a concludere che, alla fine, spetta a me – ad ognuno di noi – la scelta. Se credere rende la vita meno angosciante, allora credo. Se credere permette di scorgere briciole di luce anche nella disperazione, allora credo. E’ una con-venienza, la presenza di Qualcuno negli altri.

GIORNATA MONDIALE CONTRO IL CANCRO

“Il 40% dei casi di tumore può essere evitato grazie alla prevenzione, adottando cioè stili di vita sani”, ricorda Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), sottolineando come “movimento costante, corretta alimentazione e stop al fumo rappresentano proprio i pilastri di un corretto stile di vita”.

Io ero fisicamente attiva, avevo una alimentazione sana e non fumavo quando, a 34 anni, mi fu diagnosticato il cancro al seno. Hanno sempre mangiato correttamente e non hanno mai fumato neppure i miei genitori, a cui sono stati diagnosticati cancro alla prostata e ai polmoni. Era una infaticabile nuotatrice e non aveva mai toccato una sigaretta Federica. Stefania, e’ stato ricordato al suo funerale, amava la montagna. E che dire delle mie compagne Nuovo Inizio, dalle figure invidiabili, con diagnosi di cancro al seno a 34 e a 46 anni?

La prevenzione non e’ SOLO responsabilita’ individuale. La prevenzione e’ soprattutto responsabilita’ DI CHI GOVERNA, di chi controlla l’ambiente ed ha il compito politico ed il dovere morale di garantirci acqua, aria, terra pulite.

Io conosco tanti (troppi) eroi impegnati in questa battaglia contro il cancro, ma, fin che lo Stato fa ben poco, noi malati ci troviamo nella posizione di Davide contro Golia. Solo che non sempre il sasso che ci fornisce la scienza o gli stili di vita e’ sufficiente a uccidere il gigante.

 

 

Ritrovarsi e ritrovar-si

Ieri mattina, sala d’attesa prima dell’infusione chemioterapica.

Si avvicina lei, donna sulla cinquantina, con un caschetto biondo, fisico atletico. “Ciao, ti ricordi di me? Ci siamo conosciute qua… Sai, ho appena fatto la ricostruzione, mi avevano detto che ero definitivamente guarita, che non c’era piu’ traccia della malattia… e dopo pochi mesi mi ritrovo qua, con il cancro che si e’ diffuso nelle ossa, al fegato, nella poca porzione di seno che mi era rimasta…”

Non mi ricordo il suo nome, e forse quando ci eravamo conosciute aveva anche un “taglio” diverso, piu’ radicale. Ma la sento vicina, in questo momento – la diagnosi di recidiva – che e’ ben piu’ tragico del “primo” cancro perche’ ci si sente traditi.

E’ brutto ritrovarsi cosi, incontrarsi di nuovo ad affrontare e combattere il cancro, questa malattia che non ci regala mai una tregua. Condividiamo ancora poche frasi. Lei insiste “Mi avevano detto che ero guarita, ora invece questa malattia non mi abbandonera’ piu'”. Io non voglio mentire e l’unica certezza che le posso trasmettere e’ la speranza che anche questa malattia sia al piu’ presto cronicizzata.

 

Federica Shiny Happy People

Oggi pomeriggio sono andata a trovarla.

E’ il primo giorno dell’anno e affido a lei, Federica, il mio 2017. Durante il tragitto verso il cimitero, accendo distrattamente la radio. Stanno trasmettendo “Shiny Happy People”, canzone dei R.E.M. che le avevo fatto ascoltare in cuffia, su suggerimento di Valeria, un paio d’ore prima della sua Partenza.

Brividi e lacrime, dolci e malinconiche…

Sara’ una coincidenza, ma mi piace pensare che lei mi stia facendo l’occhiolino e mi stia dando forza. Regala tenerezza ed infonde speranza dare significato alle coincidenze. Forse il significato delle nostre vite si gioca tutto su questo…