16 luglio

La vita avvolge i suoi doni piu’ preziosi in fazzoletti di lacrime.

Martedi sono scesa a Roma a svernare l’ansia da referto. Amici, arte, cucina; ho tutto l’affetto ed il bello per non pensare. Aspetto con ansia il 17, giorno della consegna della busta che, gentilmente, una amica avrebbe preso per me e consegnata alla mia oncologa.

Ma suona il cellulare. Tella mi chiede se voglio conoscere il referto. “Come? Pronto con un giorno in anticipo?” “Si – mi risponde – ho chiamato in radiologia e mi hanno detto che era gia’ pronto”. In un nano secondo mi blocco. E’ il 16, non voglio saperlo. Io aspetto un altro giorno. Ma lei e’ un vulcano, avverto la sua emozione. E legge…”Rispetto al precedente esame…”

Tella legge. Cauto ottimismo. Ma lei e’ commossa: il Caelix sta funzionando. Ho quelle buone notizie che, da tempo, mi stavano mancando.

A tavola mi scende qualche lacrima. Commento il referto con gli amici che mi ospitano. E’ il 16 luglio: un anno fa la vita mi ha regalato un angelo biondo, Carlotta.

La vita avvolge i suoi doni piu’ preziosi in fazzoletti di lacrime. Questi doni, a volte, si chiamano “coincidenze”, a volte “angeli”.

 

 

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Pareggio

Non e’ una partita dei mondiali, ma per me il pareggio vale un mondo. Il mondo mio e di chi mi vuole bene – di tutto il resto chissenefrega.

Domani mattina faro’ l’esame per verificare che la cura stia facendo effetto. Quello che tutti speriamo e’ che le macchioline si siano ridotte in numero e dimensioni, contrariamente a quanto palesato dall’esame di marzo. Per fortuna questa settimana mi ha regalato un altro bel saggio di danza, con scariche di adrenalina convogliate dentro una villa diroccata e su coreografie emozionanti. Ma, nei ritagli di tempo, quando la mente ed il cuore corrono a briglie sciolte, ecco che si e’ fatta spazio la paura.
Paura di essere arrivata al punto di non ritorno.
Paura perche’ non ho attuato alcuno di quei drastici cambiamenti della vita (dieta, meditazione…) considerati la panacea per malati come me.
Paura perche’ ho rivisto in reparto una vecchia amica che sta vendendo cara la pelle.
Paura perche’, la settimana scorsa, al telefono, ha pianto pure la mia “mentore”, donna fantastica colostomizzata.
Ieri pomeriggio ho scritto ai miei amici, raccontando di me, chiedendo il loro supporto speciale (energia, preghiere, pensieri positivi, rogazioni!) per domani mattina e minacciandoli di buttarli in pasto ai pescecani qualora mi avessero risposto “Non preoccuparti, andra’ tutto bene”.
E poi, ieri sera, prima di fare il saggio, ho telefonato nuovamente alla mia “mentore”. Come stai? Sono in ansia pre-esame. Si, anche io in quelle settimane sono isterica, depressa, intrattabile. Ecco, allora, se me lo dice lei, ho il diritto di essere isterica, depressa, intrattabile…

E concludo, citando quanto mi ha scritto G.
Sto ca**o de cancro ha parecchio rotto i co*****i.
E ultimamente ha segnato 1 – 0.
È ora di pareggiare il conto.

G., quell’1 e’ diventato il mio angelo in piu’. Conto anche su di lei per pareggiare il conto.

Un regalo…

Quando pensiamo ad un regalo, ci viene in mente il destinatario con i suoi gusti, le sue preferenze… Un regalo implica un margine di rischio, e’ accompagnato dalla domanda “le/gli piacera’ davvero?”.
Ma si rischia ancora di piu’ quando, nel regalo, sveliamo una parte di noi stessi, soprattutto se questa parte e’ espressione della nostra intimita’ piu’ profonda, quella che celiamo con cura perche’ e’ la nostra linfa vitale.
E cosi, hai fatto tu, carissima R., invitandomi ad entrare nel tuo tempio, a meditare con te, a conoscere i tuoi compagni di cammino. Mi hai resa partecipe di cio’ che ti aiuta a vivere, che ti sta facendo crescere diversamente e che ha illuminato improvvisamente la tua vita. Mi hai fatto un regalo bellissimo, ti sei scoperta, rivelata.
Sono con-fusa, un recipiente in cui stanno colando metalli preziosi e tra i piu’ disparati. Ma, sono sicura, alla fine si forgera’ un gioiello reso ancora piu’ bello dai tuoi colori. Grazie, R.

Una vocazione chiamata danza

Confidenze e commenti durante la lezione di danza di ieri sera. “Ma per passare al moderno 2, devo fare un esame?”, chiede una mia amica del corso adulti principianti. Gia’, ad alcune persone pesa essere considerate dei pivellini. E’ la “P” che si espone sulle auto…da cui mantieni le dovute distanze e di cui ti lamenti per il pedissequo rispetto del codice della strada da parte del provetto guidatore.

Certo, fa un certo effetto far parte del gruppo dei principianti e, come eta’ anagrafica, essere genitori e zii delle ragazzine dei corsi avanzati! Io ci scherzo sempre e chiamo il mio gruppo “il geriatrico”.  Ma ieri sera Michela, la mia insegnante, ci ha detto che “danzare e’ una vocazione”…e questo cambia tutto.

“Vocare… chiamare”. La danza e’ una chiamata. E non c’e’ un’ora determinata, precisa nella propria vita per questo. A volte, si dice, la vocazione viene scoperta quando e’ tardi. A volte e’ qualcosa di spontaneo ed istintivo -come per me e’ stata la scelta dell’insegnamento- che da sempre accompagna la nostra crescita. Altre volte e’ il frutto di un percorso, e’ lo svelamento di un tarlo, di un impulso che abbiamo sempre avuto dentro ma che non abbiamo saputo riconoscere o che abbiamo ritenuto secondario o abbiamo dovuto negare.

Cos’e’ la danza per me? Una vocazione? Una chiamata?

Non sono brava, non sono snodata. Faccio fatica a memorizzare le coreografie. Ho poca coscienza del mio corpo e delle sue infinite possibilita’ creative. Talvolta ho il rimpianto di non esser riuscita a dare il meglio, a capire il pezzo. Come insegnante di scuola primaria, sento di poter dare un contributo alla vita altrui, come ballerina, invece, credo che il mio apporto sia insignificante.

Eppure… eppure la danza mi ha chiamata. La danza mi ha cercata… e mi sta dando un regalo enorme. La danza mi sta insegnando a volermi bene. La danza costruisce il tempio del mio corpo. Mi mette in comunicazione col respiro, con la terra, con lo spazio, con le emozioni. Attraverso la danza percepisco gli altri, il mio impatto su di loro, la relazione e la comunicazione. Danzare mi rende felice. Danzare e’ riconoscere di essere preziosi agli occhi di Dio. Scriveva, infatti, Nietzsche: “Io crederei in un Dio soltanto che sapesse ballare”.