ABBRACCI

E sono gli abbracci cio’ che impreziosisce il ricordo di una giornata. Perche’ gli abbracci di altre “cancer survivor” sono autentici. Non trasmettono pieta’ ma empatia. Dicono “lo so, lo sento, l’ho vissuto”. Sono abbracci che non mi fanno sentire sola, ma mi fanno capire che molte donne hanno attraversato e stanno attraversando i miei stessi mari burrascosi.

Sono gli abbracci che mi sostenevano e mi hanno permesso di raccontare la mia storia, la mia malattia davanti a persone sconosciute…ma gia’ dentro il mio cuore. Grazie a tutti coloro che mi hanno abbracciata…

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Heidegger… e che e’? Parente di Di Bella?

Giorni pieni. Sono a casa con alterazione stagionale e sono presissima nell’organizzare la “trama” a Torino. Mi comunicano che le adesioni sono scarse e, da vicentina, divento Pollicino che cerca i collegamenti in una citta’ che non conosco. Uso facebook, sulla zattera del mare magnum dei gruppi e delle comunita’ di cancerogeni, filosofi ed artisti.
Pubblico le mie foto, a seconda del gruppo in cui mi iscrivo cerco l’aggancio giusto con la mostra…alla Green Economy parlo dell’importanza della salute, alle amiche cancerogene parlo della femminilita‘, ai filosofi parlo del concetto di cura…o no?
Mi imbatto nel gruppo FILOSOFIA DIBATTITO, comunita’ ideale per approfondire un concetto, quello di  cura, che era stato il cardine dell’intervento del professor Curi alla conferenza di inaugurazione della mia mostra a Vicenza. Allora, posto un’introduzione alla mia mostra con un cenno al cranio glabro, termine forse troppo cacofonico perche’ la blogger inizia ad inveire contro la chemioterapia sputando sentenze sulle mie foto, pur premettendo di non averle neppure viste.
Io la stoppo, ribadendo di aver incentrato la mia mostra sul concetto di cura.
Lei: Quale cura?
Io: “Cura” heideggerianamente intesa… non intendo chemio o alternative!
Lei: E che cosa è?
Io: Scusa, ma non e’ un blog di filosofia questo?
Lei: Appunto spiega.
Io, allora, incollo un sunto sul concetto di cura heideggeriano. Heidegger mi perdoni, ed insieme a lui il collegio che mi ha dato la laurea, per il copia-incolla…ma siamo su FB!
E lei risponde di essere per la filosofia della semplificazione. Inveisce contro la chemioterapia ed inizia la sua pars destruens. Sta continuando ancora a postarmi esempi sulla malasanita’ non rendendosi conto che ho lasciato la conversazione un’ora fa.
Ecco le pillole odierne:
1. Iscrivetevi a “Filosofia Dibattito” solo se vi intendete di ricamo e motori perche’ la filosofia, come disciplina, richiede anche delle conoscenze contenutistiche su cui confrontarsi (non voglio fare l’elitaria, ma sono consapevole della mia ignoranza quando parlo con un idraulico) e, soprattutto, il dibattito implica il dialogo, che si basa sull’ascolto…ed in questo caso gli studi non servono, serve il rispetto! Alla blogger sarebbe bastato poco per imparare che la “cura” hiedeggeriana non c’entra col metodo Di Bella!
2. Sono convinta, anche a distanza di anni, delle scelte mediche che ho compiuto, sempre con spirito critico ed attenzione, per curarmi. Sono convinta che la chemioterapia costituisca ancora oggi una delle migliori armi che abbiamo per difenderci dal cancro, anche se io la integro con altri ingredienti (amici, fede, amore per me stessa…qualche accorgimento nella dieta, danza e qi gong).
3. Proponetemi cure alternative o parlatemi degli effetti devastanti della chemioterapia solo se ne avete esperienza diretta…altrimenti siete voi ad avere una visione “ipocrita” della vita e non io (ehm…la blogger mi ha pure accusato di questo!)
NB: questo post rientra nella mia filosofia di vita “libera il fegato dalle tossine”. Mi sento gia’ meglio 😉

Mostra a Torino

Dal 29 gennaio al 9 marzo 2015 la mia “trama di immagini” sara’ ospitata a Torino, nella sede del CR Piemonte (Palazzo Lascaris). Devo ringraziare innanzitutto la dottoressa Fulvia Pedani, che si e’ ostinata a trovare una sede per la mostra, superando l’ostracismo dei Beni Culturali che l’avevano censurata lo scorso anno, ritenendo le mie immagini “troppo forti”. Mi chiedo, di fronte a quanto continuo a vedere in giro e a quanto propongo io, il significato di “troppo forte”… E’ troppa la mia forza quando decido ogni mattina di alzarmi, di guardarmi allo specchio e di sorridere? O quando non temo di gustarmi una passeggiata in centro senza indossare la parrucca? E’ troppa la forza delle persone che mi stanno a fianco e mi coccolano da piu’ di tre anni? E’ troppa la forza con cui ti chiedo di guardarti allo specchio?