La metafora giusta

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Ho regalato ad un amico un libro con questa immagine in copertina…la mia metafora salvavita. Cosi riprendo una pagina di diario, scritta dopo un mese dall’inizio della prima linea chemioterapica.

Mi sto appassionando a “Gunsmoke”, una serie televisiva americana, e, osservando la mia altalena di stati fisici, mi viene in mente il paragone con uno di quei cowboy (episodio con Kurt Russell) che, durante una sparatoria, viene colpito…vacilla…si riprende…viene nuovamente colpito…cade…bang bang bang… Non mi piace questo paragone, mette paura e pessimismo, voglia di scappare e di dire “non mi presento piu’ all’ospedale”. Non sono appassionata di surf, ma vedo in questo sport una metafora piu’ appropriata. Sono una surfista che cavalca l’onda, scendo perche’ so che poi risalgo sulla cresta. La metafora giusta salva la vita.

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Mondo reale e mondo ideale

MONDO REALE

– Ho un fastidioso e costante formicolio alla mano destra dal 7 giugno.

– All’esame fisico non noto niente. Le ordino un’elettromialgia ed una ecografia….ed una visita neurologica.

– Non potrebbe essere un effetto dell’eribulina? (chiedo io che mi sono gia’ informata)

E’ un farmaco che e’ in uso da poco…non so.

Giro tutto l’ospedale: gli esami sono disponibili il 4 ed il 7 luglio. La visita neurologica il 12 ottobre.

MONDO IDEALE

– Ho un fastidioso e costante formicolio alla mano destra dal 7 giugno.

– All’esame fisico non noto niente. Le ordino un’elettromialgia ed una ecografia….ed una visita neurologica.

– Non potrebbe essere un effetto dell’eribulina?

– E’ un farmaco che e’ in uso da poco, in questo ospedale…non so. Pero’, fermo restando gli esami che le ho ordinato per escludere danni neurologici, non appena finisco le visite odierne, studio la letteratura disponibile e consulto il mio collega dello IOV, che di sicuro ha a disposizione una casistica piu’ vasta. La richiamo entro domani pomeriggio. Nel frattempo stia tranquilla: ci prendiamo cura di lei!

Perdere (11 giugno 2015)

Stamattina mi arriva un messaggio dalla preziosa compagna che ho citato in uno dei post piu’ recenti. Sta notando che l’eribulina le sta facendo perdere i capelli e chiede consiglio a me, esperta in materia. La cura le sta causando diversi “fastidi” (so che lei li descriverebbe cosi, al pubblico) ed il suggerimento per il taglio con le forbici invece che con il rasoio e’ l’unico magro rimedio che posso suggerirle. L’unico modo per starle accanto.

Oggi pomeriggio mi giunge un altro messaggio: “Paola non ce l’ha fatta”. Paola era una carissima amica della mia migliore amica dell’infanzia, che me ne ha sempre parlato…raccontandomi delle visite a cui la accompagnava, delle sue scelte terapeutiche, della sua continua ricerca…

Oggi…”perdere” pare essere la parola d’ordine…

Curare una ferita

Settimana intensa…sabato ci sara’ la dimostrazione di danza (tap e contemporaneo). Stasera prove, dopo una giornata dura iniziata con la infusione chemioterapica ed un formicolio al braccio destro che non mi abbandona. Io adoro danzare, ma mi richiede molta fatica, molta concentrazione soprattutto per controllare il mio chemo-brain. Il nostro pezzo si intitola “Passivo-Attivo” e, nonostante noi lo abbiamo soprannominato “I tossici”, la nostra insegnante Michela ci vuole ancora bene (santa lei!). Anzi, stasera ci ha chiesto di eliminare dalla nostra testa le categorie “giusto/sbagliato” e di non permettere al nostro cervello di sopraffarci con questo modo di pensare. Ci ha domandato di concentrarci su noi stessi, sulle nostre sensazioni durante i movimenti, sullo spazio, e di lavorare come squadra.

Stasera Michela mi ha fatto i complimenti perche’ sono concentrata, penso ai movimenti, li studio… Stasera Michela ha guarito una ferita che avevo…il ricordo di quando ero bambina e, terminato un esercizio, la mia insegnante di danza mi faceva sostare nel mezzo della palestra, mi faceva mettere in prima o in quinta posizione e mi tirava i piedi e le ginocchia per migliorare la mia apertura. Ed io ero li, a sentirmi una incapace perche’, nonostante l’impegno e gli esercizi, la mia natura e la mia struttura segnavano inesorabili questo mio limite.

E, mentre tornavo a casa, sentivo le lacrime mescolarsi alle gocce di sudore…un balsamo che leniva la ferita di Noemi bambina.

E cosi penso ai miei bimbi che stanno crescendo e che tra pochi giorni riceveranno la loro terza pagella. Ho solo voglia di scrivere loro una lettera…balsamo che li fortifichi, li riempia di gioia e lenisca quelle ferite che, involontariamente, abbiamo loro inferto.

Aiutati…che’ la medicina ti aiuta…

Oggi, alla “spa” del San Bortolo, ho incontrato una mia preziosa amica che ha da poco iniziato il percorso con la nostra cara eribulina. Siamo pazze, ma la condivisione della stessa cura e la certezza che possiamo vederci, ci rende felici. Siamo state sistemate in due stanzette diverse…sarebbero dei disbrighi secondo l’architetto, ma il calore delle infermiere ce li fa vivere come dei prive’ con vista mare…
Lei preferisce essere accolta in questi posti appartati per non essere sopraffatta dalle lamentele degli altri pazienti, soprattutto anziani…con i quali noi, young sur-vivors, faremmo volentieri a cambio.
Commentava:- Io ho scelto di cambiare il corso dei miei pensieri. Non dico, come loro, che i medicinali devono fare effetto. I medicinali vengono dall’esterno, non sono il mio corpo. Non posso aspettare passivamente di essere diretta da loro. Io li accolgo, ma anche io devo fare la mia parte. Io ci metto me stessa…e magari qualche cura complementare.
Gia’, ci siamo dette senza parlare, noi possiamo fare la nostra parte….per quello che ci compete, ci impegniamo ogni giorno a vivere.