I medici rispondono

Di qualche giorno fa, la mia lettera ai reparti dell’ospedale per chiedere una presa di posizione da parte dei medici. Ieri mi e’arrivata una lusinghiera risposta che temo di pubblicare perche’, anche se questo blog e’ letto solo da quattro (splendide) persone, la sfortuna ci vede benissimo e non vorrei mai causare pasticci in questa caccia al capro espiatorio.

Respiro comunque un clima di unita’ e sostegno, e questo rinnova la fiducia nel mio ospedale. Per quanto concerne, invece, il nuovo direttore generale, a lui i miei migliori auguri…tra cui quello di meritarsi anche la mia stima.

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Articolo su La Voce dei Berici

L’ARTICOLO E’ STATO RIDOTTO PER MOTIVI DI SPAZIO. QUI, INVECE, LE RIFLESSIONI ORIGINARIE

Le vicende che stanno coinvolgendo l’Ospedale di Vicenza, paradigma per riflettere anche sul “bene comune esigenza di giustizia e carita’“, citando Papa Benedetto XVI.
Una telefonata in diretta tv, da parte di una signora che protestava contro la sospensione della sua visita di controllo, causata da deficienze nell’organico piu’ volte segnalate dalla f.f. primario e mai risolte dagli organi competenti, ha provocato il governatore Zaia a mandare un’ispezione al Reparto di Oncologia. Sono state condotte delle indagini, sono stati aperti dei fascicoli disciplinari, sono state cambiate mansioni di dirigenti . E credo che chi segue la stampa locale sia rimasto sconcertato dai toni usati e dalla pesantezza delle accuse.
ll risultato dell’ispezione e’ stato il ripristino delle visite di controllo, ma a quale prezzo? E’ stata tolta una dottoressa dalle attivita’ di screening, i medici hanno sacrificato le ore di formazione ed aggiornamento e le riunioni di confronto e di studio sui casi dei singoli pazienti, sono stati ridotti i tempi delle visite.
“Il Giornale di Vicenza” del 18 febbraio u.s. scrive che “si fa il processo (…) a una decisione che avrebbe fatto passare “colpevolmente e senza motivo”, in secondo piano, l’assistenza che si deve, come mandato professionale ed etico ai pazienti”. A rigor di logica, e’ vero il contrario: l’aver evitato che il paziente incorresse in visite di controllo frettolose ha garantito la qualita’ dell’assistenza fornita. Ovviamente e’ stata fatta una scelta, sulla quale invito a riflettere. Una scelta che si fonda sul “bene comune” che non sempre coincide con il solipsistico “bene di tutti”.
Io convivo con il cancro dal 2007. Conosco bene lo stato d’animo di quei pazienti che si sono visti annullare una visita di controllo, perche’ ognuno di noi desidera il meglio per se stesso. Ma credo che la riflessione qui debba avere un respiro piu’ ampio, coinvolgendo non soltanto il bene del singolo ma, soprattutto, il “bene comune”. Credo sia il caso di parlare di umanita’ e generosita’. Ed anche di intelligenza.
La sanita’ non ha molte risorse e bisogna ottimizzare quanto si ha a disposizione. Lo slogan “il paziente viene prima di tutto” non si adatta ad una riduzione del tempo e della qualita’ delle visite per garantire esami di controllo anche a coloro che sono “guariti” (liberi da evidenze di malattia) da tempo. Bisogna stabilire delle priorita’ e la prima di queste e’ la salute di quelle persone che stanno ancora affrontando la malattia e che affidano quotidianamente la propria vita alla preparazione e all’aggiornamento dei medici.
E’ vero, che, anche quando non ci sono piu’ evidenze di malattia, la persona che ha esperito il cancro non si sente mai tranquilla. Ma qui piu’ che la medicina a livello clinico ed in ambienti specialistici, dovrebbe intervenire l’attenzione per l’aspetto sociale della malattia. Il “cancer survivor” (sopravissuto al cancro) ha delle necessita’ che possono venire risolte anche in altri luoghi che non sono la mera struttura ospedaliera: c’e’ il bisogno di confrontarsi con i pari, c’e’ il desiderio di trovare un senso alla propria esperienza, c’e’ la voglia di attivarsi in progetti e relazioni e di riappropriarsi della propria esistenza.
Le risorse vanno gestite in maniera efficace e, in un atto di umanita’, devono essere parcellizzate secondo la giustizia che non e’ uguaglianza ma attenzione per i piu’ deboli. Percio’ trovo ammirevoli tutti quegli ex pazienti che hanno telefonato in reparto, silenziosamente e lontano dai riflettori, disposti a cedere il proprio appuntamento di follow up a persone piu’ bisognose. Ricordo l’insegnamento di Papa Benedetto XVI “Si ama tanto più efficacemente il prossimo, quanto più ci si adopera per un bene comune rispondente anche ai suoi reali bisogni”. Approfittiamo di questa vicenda per leggere la nostra storia e diventare attuatori del “bene comune”.

Seconda lettera a Zaia

Egregio Governatore,
Le scrivo per la seconda volta, essendo stata anche richiamata dalla sig.ra Rossetto per chiarimenti.

Mi sono laureata in Filosofia all’Universita’ di Padova e non sono estranei alla mia formazione i pensieri dei fondatori della Lega, citati anche dal filosofo argentino E. Dussel su cui ho scritto la mia tesi di laurea. Pertanto non mi e’ estranea la Logica come pure non mi sono estranei i fondamenti della Filosofia Politica.

Nel mio scritto precedente, La invitavo ad una azione di coraggio, per evitare il ricorso al “capro espiatorio” che, forse, fara’ contento il popolino ma che rischia di denigrare l’intelligenza del Politico. Mi riferisco all’ospedale di Vicenza, che frequento costantemente dal 2011 in quanto ammalata di cancro. La invitavo ad una mossa di coraggio, con la lungimiranza di scoprire le reali cause del disagio di tutti quegli ex pazienti a cui e’ stato negato il follow up, come il caso della signora che Le ha telefonato in diretta televisiva.

Ora, mi scuso ma non capisco la logica dell’indagine e, soprattutto, le sue conclusioni.
Giustamente, sono stati inviati in “reparto” degli esperti. Mi correggo, in reparto quel giorno io ci sono stata per parecchie ore e non ho visto nessuno. E mi sono sentita offesa, perche’ noi pazienti (che veniamo prima di tutto, come Lei sostiene) non siamo stati neppure interpellati od osservati in quelle che sono le circostanze che garantiscono i nostri diritti fondamentali, cioe’ delle visite condotte secondo procedure standard ed accurate, delle terapie in ambienti accoglienti, del personale che non ci fa sentire dei numeri.
Ritorno alla logica: sono state condotte delle indagini, sono stati aperti dei fascicoli disciplinari, sono state cambiate mansioni di dirigenti. Non entro nel merito di queste procedure.
E quale sara’ il risultato?
Saranno ripristinate le visite di controllo, ma a quale prezzo? E’ stata tolta una dottoressa dalle attivita’ di screening, i medici hanno rinunciato alle ore di formazione ed aggiornamento.
Mi scusi, ma qui io vedo una doppia perdita (sto sempre ragionando):
a. gli esami di controllo saranno effettuati da medici che, non essendo aggiornati (E NOI MALATI DI CANCRO DOBBIAMO LA VITA ALLA RICERCA CONTINUA), avranno le stesse competenze dei dottori di famiglia;
b. noi malati cronici saremo (uso il futuro, non il condizionale) nelle mani di oncologi non aggiornati, con tempi ridotti per visitarci.

Leggo su “Il Giornale di Vicenza” odierno (18 febbraio) che “non si fa il processo alle capacita’ dei due professionisti, ma a una decisione che avrebbe fatto passare “colpevolmente e senza motivo”, in secondo piano, l’assistenza che si deve, come mandato professionale ed etico ai pazienti”. A rigor di logica, l’aver evitato che il paziente incorresse in visite di controllo frettolose ha garantito la qualita’ dell’assistenza fornita.

Dottor Zaia, con i ragionamenti ed in base non solo a quanto leggo ma a quanto vivo (due volte la settimana, almeno) in ospedale a Vicenza, si evince che la soluzione che merita il paziente e’ quella di garantire al reparto un organico adeguato. Allora, non facciamo una politica spicciola e popolare. Lei ha goduto  della stima di molti Veneti; Lei puo’, con un atto di coraggio ed onesta’, assumersi le responsabilita’ di quegli Organi che non hanno provveduto a sbloccare le assunzioni. Questa e’ logica, questa e’ Politica. Questo e’ mantenere i progetti elettorali.

Le scrivo queste parole piena di amarezza e di delusione…

(ovviamente non potevo piu’ firmare “in fede”)

Schifata

2007 cancro al seno. Settembre 2011 recidiva con metastasi. La diagnosi di un cancro con metastasi ti annienta. Senti solo di aver ricevuto uno schiaffo dalla vita. Sei vittima di una grande ingiustizia. Ma come? Ho sconfitto il cancro al seno, sto imparando ad amare la vita e a riappropriarmi della mia esistenza…com’e’ possibile? Sono anche, finalmente, serena e…

Ed eccomi nello studio della senologa che mi ha salvato la vita (dottoressa Marcella Gulisano), che non si e’ fermata ad una diagnosi superficiale. Lei mi spiega la situazione, paragonandola alla grave crisi economica italiana (dicembre 2011), e mi da’ la forza per decidere di affrontare quello che mi sta succedendo. Terminata la visita, mi accompagna dal reparto di “senologia” a quello di “oncologia”. Sono dieci metri. La sua mano sulla schiena mi infonde sicurezza in quel passaggio di consegne, la mia , durato una decina di metri, da uno specialista all’altro. Sempre con la certezza di avere dottori che si prenderanno cura di me.

La riorganizzazione della sanita’ veneta prevede l’unione, sotto un’unica regia, delle due oncologie di Vicenza e Montecchio Maggiore. E la scomparsa del reparto di senologia a Vicenza? (Suppongo). Quella donna non sara’ piu’ accompagnata da un reparto all’altro, affidata di persona in persona, da persona a persona. Uscira’ dalla porta del dottore, che l’ha sempre seguita, con un “arrivederci” che cela un addio, scendera’ con l’ascensore sentendosi in gabbia, tornera’ a casa e spendera’ ore al telefono in attesa di una visita, in una struttura sconosciuta, in balia della fortuna.

Schifata. Come si fa a fare medicina con i numeri?

 

NON LIKE MA AZIONI CONCRETE

Egregio Governatore, sono (nome e cognome della mia coraggiosa amica). Il mio nome probabilmente non le dirà nulla, sono sicura però avrà già sentito quello di Noemi Meneguzzo, una donna, un’insegnante, una “cancer survivor” (come si definisce lei), una amica, una paziente, una figlia, una zia, una sorella, una amazzone (come la definisco io).

Conosco personalmente Noemi e le sue battaglie, lei è una paziente del reparto di oncologia di Vicenza, lei è una donna che si è esposta a trecentosessanta gradi attraverso la sua mostra intitolata “tu cancro io donna – ammalarsi di femminilità” ne sentirà parlare ancora, riceverà molte lettere in merito alla sua battaglia, a questa in particolare. Perché lei non deve solo lottare contro il cancro, oggi lei deve lottare per preservare i “suoi medici” ed il “suo” reparto. Ogni mese, per anni, ha oltrepassato quelle porte, con la paura e il coraggio nel cuore, oggi lei sente tremare le fondamenta della sua casa, oggi lei chiede aiuto. Mi chiedo perché? Come lei, molte altre persone ammalate di cancro dovranno spingersi ad impugnare la spada contro un sistema che si sta sfaldando, perché? Non è già sufficientemente ardua la battaglia che ogni giorno queste persone devono affrontare?

Non so se è chiara la situazione, queste sono donne e uomini che un giorno si sono ritrovati davanti la parola “cancro”. Sono persone che prima di scegliere un ospedale, un medico che li seguisse hanno fatto migliaia di ricerche per cercare la cura che li portasse a vivere e sperare ancora. E’ il caso di Noemi, prima in cura a San Diego (U.S.A.) e poi qui a Vicenza, in Italia! Ha scelto il reparto di oncologia di Vicenza perché ha trovato persone come la Dott.ssa Gulisano, persone che le hanno dato la speranza, la cura migliore. Non è stato un percorso semplice, ha dovuto fare un lungo cammino per riuscire a fidarsi, per mettere la propria vita in mano a dei medici e poi lottare con tutta se stessa. Oggi quei medici sono diventati la sua linfa vitale, vive sprigionando tutta la sua forza e sta urlando a squarcia gola questo:

“la dott.ssa Gulisano mi ha salvato la vita”

 “il servizio di oncologia di Vicenza è eccellente…”

Ma perché nessuno la ascolta? Perché per qualcuno non è così? Cos’è? Burocrazia, politica.. Cosa? Chi? Chi decide? Perché nessuno pensa mai alle conseguenze di una scelta? La fragilità del corpo alimenta una forza estrema dello spirito, per cui oggi sono qui a chiederle di valutare con attenzione questo fatto, perché persone con la forza di Noemi dovrebbero essere prese d’esempio, ce ne sono a centinaia nei reparti e questa sera stanno bussando alla sua porta.

Vorrei che avesse il tempo di soffermarsi su questo punto, vorrei che valutasse tutte le possibilità. Personalmente ho fiducia nelle sue capacità, la stimo come Governatore della mia regione e mi auguro scelga di fare un passo a favore di questa causa, per il bene di Noemi, per il bene di tutti i pazienti di oncologia a Vicenza ed anche per il bene della la mia città.

Distinti saluti

Lettera firmata

Lettera ai medici

Buongiorno,

mi chiamo Noemi Meneguzzo e sono una cancer survivor dal 2007, avevo 34 anni. Dal 2011, quando mi sono state diagnosticate metastasi anche al fegato e ai linfonodi, frequento con regolarita’ il DH di Oncologia ed alcuni dei vostri reparti.

Forse per alcuni di voi sono solo un numero, il 19363, ma per altri sono un volto, sono una storia. E a coloro che hanno contribuito a scriverla sono riconoscente. Non posso, infatti, trascurare l’incontro col dottor Scalco, che mi ha chiamata in ospedale alla fine del suo turno, con la pioggia, per spiegarmi che un intervento chirurgico non era possibile. Ho ben incise dentro di me le sue parole “Ma lei deve mettersi in testa di essere tra quelli che ce la faranno” (…a portarsi a casa la pellaccia…cito testualmente). Fondamentale e’ stato il colloquio col dottor Mistrorigo che, in una serie di coincidenze, mi ha esaminato ma anche alleggerito il cuore, parlandomi della sua esperienza e del “non credere al caso”, mentre io ero a pezzi. Ed aggiungo la prima biopsia fatta del dottor Busolo che, uscito dallo studio, ha saputo incoraggiare anche mia madre, rassicurandola sulla mia forza.

Ovviamente potrei scrivere anche del dottor Lupi e del suo francese, del dottor Orsolon, della competenza della dottoressa Borghero, dell’avventura in ginecologia con la dottoressa Scalchi.. Ma, soprattutto, ho molto da scrivere sulla dottoressa Gulisano, che mi ha salvato la vita (v. articolo GDV 09.02.2016). E quando una persona ti salva la vita, hai un debito di riconoscenza nei suoi confronti illimitato.

Eccomi, quindi, a tentare un’altra carta per difendere l’operato di una di Voi, che sono sicura stimate per la professionalita’ e la passione con cui svolge il suo lavoro. Non mi dilungo troppo perche’ credo Voi siate a conoscenza, meglio di me, della politica ospedaliera. Ma, proprio perche’ di Politica si tratta, Vi chiedo di attivarVi e difendere l’operato e la reputazione di una Vostra collega, con degli scritti (scripta manent), con degli interventi sui media…pronti a difendere una vita…pronti a fare cio’ per cui vi auguro di “godere felicemente della vostra vita nella vostra arte e di essere onorati per sempre tra gli uomini” .

Vi ringrazio in anticipo per la Vostra risposta, rinnovando la mia profonda stima per tutti coloro a cui affido con serenita’ la mia Vita

Noemi Meneguzzo