11 febbraio

Gia’ da qualche anno ho segnato sul calendario questa data. Non e’ un compleanno. E’ l’anniversario della mia mentore, dell’inizio del viaggio che l’ha portata, tra le numerosissime altre vicende, a fondare una associazione di stomizzati. E’ anche la data in cui la Chiesa Cattolica festeggia la Madonna di Lourdes, a cui lei, la mia mentore, si continua ad affidare.

Che dire? Ognuno ha i propri Santi! Penso alla componente della fede nella mia malattia. Quando mi fu diagnosticato il cancro per la prima volta, mi consolava l’idea del Paradiso… non meritato per la mia vita, ma grazie alle persone che, sapevo numerosissime, avrebbero pregato per me (e che continuo a ringraziare). E ho sempre sorriso al “miracolo ecumenico” che ha talvolta accompagnato la mia malattia, facendo pregare (o parlare col Muro) amici di confessioni diverse.

In questi anni di convivenza con il cancro, con il dolore e con le gioie, con le delusioni e la speranza, mi sono trovata molte volte a riflettere, lacrime e sudore, sulla fede. Gli studi filosofici e teologici mi hanno portata a concludere che, alla fine, spetta a me – ad ognuno di noi – la scelta. Se credere rende la vita meno angosciante, allora credo. Se credere permette di scorgere briciole di luce anche nella disperazione, allora credo. E’ una con-venienza, la presenza di Qualcuno negli altri.

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RAGAZZA, BUON VIAGGIO

Alcuni giorni fa, mentre leggevo alcune parole della trail runner Federica Boifava, che si prepara per una corsa in Cile, l’Ultra Fiord, pensavo anche ad un’altra mia amica, che chiamero’ F. (come Forza e Fede-nella-Vita)
Ho conosciuto F. alla spa (sala infusioni day hospital) del mio ospedale nel 2012, parlando di parrucche. Lei se ne stava scegliendo una, io le ho consigliato un tipo di shampoo. Alla fine lei ha scelto di comprarsene una, e la cosa buffa e’ che questa parrucca, battezzata col nome “Monica”, ha ispirato la sua attuale acconciatura.

F. e’ quella che, togliendosi la maglia, ha fatto volare la parrucca nello studio dell’oncologo e, prontamente, ha esclamato “scusi, ma credo lei sia abituato (alle teste glabre)“… ed il dottore era calvo.

F. e’ quella che, quando dice, “ragazze ho un’idea“, sta parlando di un ristorante, solitamente cinese.

Lei fa parte del mio club delle “amiche cancerogene”, quelle a cui, mentre si assaporano the e pasticcini, continuo a passar il ventaglio e con le quali mi alterno a mettere  e infilare le maglie.
E’ da qualche giorno che bestemmio. A F. e’ stata diagnosticata una recidiva. Di fronte alla Casualita’ che regna sovrana e che mi impedisce di chiedermi il perche‘ di tale ingiustizia, mi sento come se fossi stata pugnalata alle spalle…e avessi di fronte il suo (il mio…ma in questo periodo sono speranzosa ed ottimista per quanto mi riguarda) baratro. Mi girano le p****. Del “club delle cancerogene”, io sono la veterana. Io ero l’unica che nel 2012 stava affrontando la recidiva, io sono quella piu’ “avanti“, quella che deve dare il buon esempio, il segno di speranza. Io sono quella che ripete le chemioterapie ciclicamente, che ne mostra i risultati. Io sono quella che fa danza anche con l’osteoporosi. Si, sono la Mamma Oca e loro sono i miei pulcini.

Da una settimana, F. e’ il mio pensiero dominante. “Come stai?”, le chiedo. “Alterno momenti in cui faccio lo struzzo a momenti in cui mi chiedo se diventero’ un fantasma”, mi risponde.

F., mi autonomino tua mentore. Siccome ci sono gia’ passata, e la recidiva e’ di gran lunga peggiore della prima volta, non farti scrupolo a chiamarmi anche per ca**ate”.

“Noemi, tu pero’ mi prometti di avvisarmi se e quando non te la senti, perche’ non devo tirar giu’ anche te”
“Promesso. Io so che prendermi cura di me stessa e’ la prima cosa per far star bene anche te”
“Comunque ti devo dire una cosa…tu la mia mentore lo sei sempre stata… da quando ti ho conosciuta e stavi organizzando il viaggio dei quarant’anni…”
Mi vengono in mente le straordinarie presenze dei miei amici nella mia vita, la loro vicinanza con visite, telefonate, feste, mail… ed auguro anche a lei una ciurma cosi straordinaria.

E concludo con le parole della Boifava:
ma non riesco a scollarmi dalla pelle quel brivido folle che m’ha attraversato il corpo quando, aperta la carta,  ho visto il mondo sgretolarsi in un mare profondo. E’ come se la Vita stessa, con una pacca sulla spalla, m’avesse cantato nelle orecchie “ragazza, buon viaggio“.