Ritorna… ottobre

Domani ritorna ottobre e con esso alcuni ricordi si riappropriano prepotentemente del mio tempo. Lo scorso anno la mia “trama di immagini” e’ stata condivisa a Vicenza, in due settimane ricche di eventi e di emozioni. Ora sto pensando alla serata organizzata da Fondazione Zoe’ con Luisa Morandini, un’altra splendida “sorella” che, attraverso un documentario, ha condiviso la propria esperienza. Cosi includo nel presente post un suo commento, scrittomi in una mail, sulla mia mostra.

“Nella tua mostra c’è qualcosa… al di là delle immagini. Anche il testo che accompagna, sostiene e talvolta “copre” le immagini – perché diventa quasi più forte delle immagini stesse – fa la sua parte. Alla grande.”

E ovviamente un ringraziamento a Luisa.

Noemi
Tutta pensierosa durante il dialogo con Luisa Morandini
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Commento al catalogo

L’incontro con la malattia produce mutamenti significativi in ognuno di noi. I cambiamenti esteriori spesso sono tangibili, talvolta solo un osservatore acuto li percepisce, ma le trasformazioni interiori sono profonde e irreversibili. L’incontro col cancro non passa inosservato: la malattia richiede cure invasive, sacrificio di carne e di spirito, sofferenza e dolore. Il cancro annichilisce, rende l’ospite evanescente a se stesso e agli altri, ne sfuma i contorni, impone colori scuri e paludamenti. Il malato di cancro desidera nascondere se stesso agli altri, si camuffa per confondersi e sparire nella moltitudine. Il cancro fa esperire la solitudine e l’isolamento: chi può capire l’angoscia e la provvisorietà che colgono chi incontra il cancro? Ogni alterazione fisica, causata dalla malattia o dalla cura, colpisce in maniera precisa e diretta il nucleo di sé tenero e indifeso e diventa motivo di vergogna e isolamento. La sofferenza del malato di cancro è anche la solitudine in cui si rinchiude, incompreso e allontanato dagli altri estranei, conoscenti ma anche amici e familiari. Convivere col cancro è difficile ed è ancor più difficile convivere col malato di cancro: paura e senso di inadeguatezza condizionano chi si confronta indirettamente con la malattia neoplastica, come stare sull’orlo del baratro, affacciarsi sull’orrido e ritrarsi per paura di precipitare.
Ma col cancro si può vivere, si può cogliere la sfida e vincerla. La forza sotterranea della vita può tornare in superficie, esplodendo nella voglia di riappropriarsi di se stessi e di accettare le proprie cicatrici come decorazioni.
La malattia è una grande occasione di crescita personale e sociale. Ogni ammalato attraverso il proprio percorso può trovare la strada per evolversi e superare la criticità, ma alcune persone catalizzano le reazioni come il lievito…così Noemi, con l’irruenza dei trenta anni, è stata capace di vincere la propria battaglia e di fare trionfare la vitalità di donna, di superare l’isolamento della malattia e di donare generosamente la propria esperienza per fare germogliare nel cuore di ogni donna, di ogni ammalato, di ogni persona il desiderio di reagire e reclamare il diritto alla vita.

Marcella Gulisano (oncologa e f.f. primario del reparto di  Oncologia dell’ospedale di Vicenza)

Presentazione del catalogo

Scrive Antoine De Saint-Exupery nel suo “Piccolo Principe” – L’essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore -.
L’occasione di vedere una principessa, e non un libro, e di essere tentati di guardare solo e unicamente con gli occhi del cuore è a portata di mano, meglio di occhi e di cuore.
I canoni estetici, del bello e del brutto, del perfetto o dell’imperfetto e quelli etici del buono e del cattivo o del giusto o dell’ingiusto, sono lasciati da parte per far rivelare ciò che si può vedere solo con gli occhi del cuore, come il coraggio di vivere, di lottare, di essere donna, oltre il dolore, la malattia, le conseguenze di un intervento chirurgico che ti salva ma ti deturpa.
Ecco allora un inno alla vita che, attraverso il corpo di questa giovane donna, provato ma non privato, che all’occhio del fotografo altrettanto provvisto di occhi collegati al cuore, si sprigiona coinvolgendo emozionalmente chi lo ascolta guardando.
Si può vedere l’invisibile!
Se poi puoi parlare con la protagonista e ti lasci guidare da lei, dai suoi occhi e dal suo modo di essere e di di parlare, allora il quadro è completo…tutto si trasforma in una esperienza di vita, dove l’essenziale si disvela, attraverso la bellezza di un dialogo interiore che accomuna tutti dalla parte di quanto di più bello e sublime ci possa essere, il puro fatto di esistere e di vivere.
Sublime, unico termine che può definire un evento che canta la vita anche attraverso le sue prove e le infinite possibilità che ci offre per essere guardata nella sua invisibilità con gli occhi del cuore…

Con gratitudine. Matteo Pinton

La sposa (prima stanza)

La malattia cambia anche le relazioni. Alcune diventano piu’ forti e sincere, altre si disintegrano. C’e’ chi sceglie di diventare tuo sostegno, c’e’ chi, invece, sceglie di non esserlo piu’. Le statistiche confermano che molte sono le donne ad essere lasciate dai propri compagni a causa del cancro. Ecco la sposa pensosa… la progettualita’ vanificata. Sono convinta che anche la fine di relazioni fragili sia un regalo del setaccio del cancro.
Dedico questo post a chi si e’ catapultata nella mia vita, l’incosciente Tella (!!!), e a chi ha deciso di restare, sempre. Vi voglio bene!

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Photograph: Raffaella Bolla