Curare una ferita

Settimana intensa…sabato ci sara’ la dimostrazione di danza (tap e contemporaneo). Stasera prove, dopo una giornata dura iniziata con la infusione chemioterapica ed un formicolio al braccio destro che non mi abbandona. Io adoro danzare, ma mi richiede molta fatica, molta concentrazione soprattutto per controllare il mio chemo-brain. Il nostro pezzo si intitola “Passivo-Attivo” e, nonostante noi lo abbiamo soprannominato “I tossici”, la nostra insegnante Michela ci vuole ancora bene (santa lei!). Anzi, stasera ci ha chiesto di eliminare dalla nostra testa le categorie “giusto/sbagliato” e di non permettere al nostro cervello di sopraffarci con questo modo di pensare. Ci ha domandato di concentrarci su noi stessi, sulle nostre sensazioni durante i movimenti, sullo spazio, e di lavorare come squadra.

Stasera Michela mi ha fatto i complimenti perche’ sono concentrata, penso ai movimenti, li studio… Stasera Michela ha guarito una ferita che avevo…il ricordo di quando ero bambina e, terminato un esercizio, la mia insegnante di danza mi faceva sostare nel mezzo della palestra, mi faceva mettere in prima o in quinta posizione e mi tirava i piedi e le ginocchia per migliorare la mia apertura. Ed io ero li, a sentirmi una incapace perche’, nonostante l’impegno e gli esercizi, la mia natura e la mia struttura segnavano inesorabili questo mio limite.

E, mentre tornavo a casa, sentivo le lacrime mescolarsi alle gocce di sudore…un balsamo che leniva la ferita di Noemi bambina.

E cosi penso ai miei bimbi che stanno crescendo e che tra pochi giorni riceveranno la loro terza pagella. Ho solo voglia di scrivere loro una lettera…balsamo che li fortifichi, li riempia di gioia e lenisca quelle ferite che, involontariamente, abbiamo loro inferto.

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