SECONDA STANZA. IO

Dolcissima E. che guarda il mio autoscatto. “L’essenziale e’ invisibile agli occhi” o visibile solo agli occhi innocenti.

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Danza

Domenica scorsa. Grandissimo traguardo. Ballo finalmente alla Festa di Natale della scuola Etra Danza. La colonna sonora inizia con “Le memorie di una geisha” e termina con “Romeo and Juliet” dei Dire Straits, e la nostra coreografia parla della nascita… Noi, il gruppo di principianti che alza la media dell’eta’ della scuola, siamo la terra…ma poi arrivano gli altri elementi…una battaglia, una commistione, una confusione che diventa, appunto, fusione. Amore. Vita.

Ed ecco la mail di un’amica, col singhiozzo imbarazzante (!!!)

Cara Noemi, ti ho vista danzare domenica, in mezzo a tutti quei bambini e ragazzi, quasi ti confondevi, da lontano sembravi una “fanciulla” altro che gruppo geriatrico! (da lontano eh!!!) Negli  anni ho avuto la possibilità di partecipare a  molti  spettacoli di questo genere, ma posso dire con sincerità che questo mi ha davvero emozionato;  sapevo che questa serata per me  avrebbe assunto un valore diverso, ma non immaginavo di passare ore senza fumare per non perdere un secondo di quella danza portatrice di così tanta dolcezza ed allegria! Grazie a TE, per quel tuo sfidare, per quella tua voglia di rivalsa . Le tue esperienze sono così forti ma così semplici da rendere  tutto estremamente unico, speciale. Sei riuscita ad emozionarmi ancora, a caricarmi di così tanta energia che per tutta la serata mi è venuto a trovare quel singhiozzo tanto imbarazzante.

La Danza

2013-10-29 12.12.07
Sto imparando a danzare… e sono molto fiera dei miei lividi da ballerina!!!

 

Mi sono messa a ballare perche’ le mie insegnanti trasmettono vita. Quando entro nella loro scuola, si avverte che c’e’ qualcosa di “sacro”: la dedizione ad un’arte che e’ studio rigoroso ma anche espressione profonda di se’. Bisogno. Una danza che diventa ricerca, introspezione, sentire, comunicazione, relazione. Ed ogni volta, ogni nuova sequenza e’ un ulteriore passo verso me stessa, verso la conoscenza del mio corpo, delle sue potenzialita’. E’ un regalo che faccio a me stessa – a volte con timore, ma sempre con gratitudine.

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Quando uno ha il cancro non se la toglie piu’ di dosso, la malattia. E anche dopo che hai finito la chemioterapia che ti ha fatto perdere i capelli, e anche dopo che il corpo si e’ sgonfiato dal cortisone, e anche quando le unghie si stanno riprendendo… e anche… la malattia non te la togli piu’ di dosso. Non solo perche’ la vita ti ha arricchito o perche’ bisogna costantemente tenere a bada le bizze delle cellule, ma anche perche’ si ha l’impressione di essere trasparenti e che quella etichetta di “cancer survivor” sia diventata indelebile.

Invece… una sera qualcuno, che non conosce la tua storia, ti invita ad andare in montagna a fare una camminata con i suoi amici. Non sa che sei malata. Ti vede danzare nella sua classe, ha notato la cicatrice del port, ma non ha capito che sei malata. Non sa che le vampate durante la lezione non sono dovute alla fatica. E, allora, capisci che l’etichetta non sempre viene da fuori. A volte ce la teniamo incollata da dentro.

E allora capisci che non e’ mai stato tuo amico chi non ti ha invitato al concerto dei Subsonica perche’ indossavi il port. E ringrazi, invece, coloro che si sono fatti in quattro per condividere con te il concerto dei Coldplay o delle magnifiche vacanze.

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Cancro e liberta’

“Preferisci chiamarlo tumore?”, ecco la sensibile e lecita domanda di una persona conosciuta da poco.

“No, no… si chiama cancro, cancro!!!” – e penso io che cr…ncro… cancr… diano l’idea dello scricchiolio. Cosi io lo immagino: cristalli dentro il mio fegato. Rigidi e taglienti, ma forse si possono anche frantumare.

“Bisogna dare alle cose il giusto nome: Tu cancro. Questo ci rende liberi”, scrivevo piu’ di un anno fa.

Si, liberi di conoscere e riconoscere. Liberi di accettare questa parte di se’, ambiguamente foriera di morte e di doni.

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Non sono solo parole

“Ciao Noemi, l’unico sentimento che mi nasce nel cuore con immediatezza e’ di ringraziarti per il tuo forte animo nel guardare in faccia la realta’, che comunque arriva per ognuno di noi a tentare di schiacciarti. Dirti coraggio, e’ inutile, ma dirmi coraggio e’ l’invito che sento tu mi rivolgi. Per questi ti ringrazio. E’ vero, sei una meraviglia di donna”

“Qui ho capito che la bellezza dell’anima affascina piu’ di quella del corpo. Grazie Noemi!”

“Commovente. Lucido. Tagliente. Vero. Coraggioso inno alla dignita’ di donna. Grazie di cuore”