13-21 marzo: settimana prevenzione oncologica

“La medicina moderna è preventiva: la partita della guarigione si vince sul giocare di anticipo rispetto alla malattia” U. Veronesi

Riportando questa frase, mi balena davanti l’attivismo dell’Amazzone Furiosa, le battaglie che conduce o condivide, il suo spendersi per la “prevenzione”.

Questa parola evoca in me sensazioni e pensieri contrastanti. Io, BRCA2+, io, che il mio cancro si vede anche dalla lettura dell’iride, io….che ci posso fare? Tolgo le proteine animali e gli zuccheri? Faccio attivita’ fisica? Elimino lo stress? Vado in psicoterapia per evitare accumuli di rabbia e decisioni sbagliate? Ma se l’aria che respiro, l’acqua che bevo, il suolo su cui poso i piedi…sono subdoli strumenti di morte…sono i “fattori scatenanti”…che ci posso fare? Quando mi sono ammalata non ero neppure una fumatrice…

Il post finisce qui.  A voi i vostri pensieri e tanta salute e fortuna a tutti.

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TESI E ANTITESI

Per fortuna ho anche amiche critiche e che, con onesta’, mi scrivono le proprie obiezioni. La sua e’ sempre stata una voce “fuori dal coro” e le sue parole mi aiutano ad avere una visione a 360 gradi. Mi sono permessa di tagliare alcune parti ed evidenziarne altre.

Ti scrivo in merito alla campagna che secondo te ed altre persone è da ritirare. Devo essere sincera ho qualche dubbio in merito, ho letto la lettera scritta dalla docente Sandra Castiello, ma sai com’é, cerco sempre di guardare i vari aspetti prima di aderire ad iniziative importanti come queste, così volevo capire meglio e spiegarti il mio punto di vista.

Non so cosa si prova quando viene asportata una parte di te, non so cosa si prova  quando ti viene diagnosticata una malattia che potrebbe essere terminale. So, ho visto cosa porta, so che ad un certo punto non si può più fare nulla ed anche i medici devono rassegnarsi. So, che spesso c’è un sentimento di impotenza per chi cura e per chi è curato. So, che l’Italia si è fatta sfuggire grandi luminari in campo medico e molti di questi oggi lavorano in altri paesi, perché? Questo c’è da chiedersi. Perché? Perché lo stato, ma non solo, anche gli stessi italiani non hanno dato importanza alla ricerca e per fare ricerca lo sappiamo, ci vogliono tanti soldi. Per trovare speranza, per non sentirsi impotenti bisogna fare in modo che la ricerca continui, che ci sia propaganda e prevenzione in modo tale da sensibilizzare più persone possibili, e come si fa? Con gli sponsor, con le campagne. Non importa che sia la Peugeot, la Tatangelo o il Papa in persona! Se i fondi arrivano ben venga no? Se oggi sputiamo in faccia a questo, è inutile che domani ci lamentiamo se ci accorgiamo che non ci sono altri mezzi per curare chi ne ha bisogno. Oggi lo stato italiano sta tagliando fondi alla sanità, ma è solo l’inizio, come sarà il nostro futuro? E quello delle generazioni a venire? La vita è fatta di compromessi, se una foto, se una persona, non importa chi, ma se.. dico “se”.. riuscisse a far arrivare del denaro ad un’associazione per curare TE o un mio famigliare, manderei a quel paese ideologie, credenze.. qualsiasi cosa pur di avere speranza. Posso provare a capire, ma non ci riesco, non so cosa si prova nel vedere l’immagine di una persona sana che lancia un messaggio simile, posso provare a capire la rabbia, l’indignazione di chi la malattia la sta vivendo.. Ma penso anche, cosa ne sappiamo noi di quella persona? Se l’ha fatto solo per soldi, o perché ha avuto qualche esperienza.. cosa ne sappiamo? Perché indignarsi? Lo scopo non è forse che la campagna funzioni? Che sensibilizzi? Non deve sensibilizzare chi è malato, ma chi lo può diventare. A me la Tatangelo non sta nemmeno simpatica ma avranno fatto qualche indagine di mercato e poi non tutti possono essere disposti..

(…) Questi sono i miei dubbi, probabilmente mi sbaglio, magari non ho capito nulla, ma quando ho letto la frase ”noi donne cancer survivors non vogliamo essere rappresentate…” mi dispiace ma ho avuto un attimo di stizza e m’è scattato il pensiero “quante donne”? Sono davvero sicure che tutte le donne malate di cancro siano contrarie a questo tipo di propaganda? Per conto di chi stanno parlando?

Il suo, indubbiamente, un contributo prezioso ed un pensiero critico…

Ottobre Rosa…sì, parliamo del meteo…

Il rosa è il mio colore preferito. Lo associo alle fiabe, alle principesse ed alle nuvole del Tiepolo. Per questo motivo mi diventa difficile amare le sue sfumature quando esso è associato ad un mese, Ottobre, e ad una parola, Cancro.

Il mese di ottobre anche qui in Italia è dedicato a quella che, erroneamente e semplicisticamente, viene chiamata “prevenzione del cancro al seno”. Ho due splendide amiche su FB che lo celebrano in modi diversi. Ilaria, con l’entusiasmo della neofita, pubblica foto di prodotti ed iniziative volti a raccogliere fondi per la ricerca. Grazia, con la passione e lo spirito critico della ricercatrice, svela la reale destinazione di molti introiti ed il vero volto di molte campagne.

Ci sono tante sfumature di rosa – ed un sorriso sornione mi schiude le labbra – ma ciò che viene messo in secondo piano, in questo mese, è il vero colore di chi combatte il cancro… sono le storie dei malati e dei loro cari.

Pensando alle adorate nuances dei rosa barocchi, rileggo il messaggio della mia mentore colostomizzata “fatti esami con marcatori…in attesa di risposta…babbo (con recente diagnosi di cancro) con febbre ma su di morale…mamma distrutta!!!… il bambino in prima elementare ed io già convocata dalle maestre dopo tre settimane di scuola…quindi che dire…tutto benone!”

Così l’ho chiamata, proponendomi di parlare del tempo. “Ciao, disturbo?”. “Non ti preoccupare. Metto il vivavoce. Sono in auto, bloccata da un’ora in autostrada sotto il diluvio universale”.

No, per noi cancer survivors ottobre non è necessariamente rosa.