Fede e Malattia

RICEVO E PUBBLICO DA UNA DONNA CON LA SERENITA’ DENTRO.
Mi sono trovata in modo improvviso ( ma non inaspettato) a vivere nel “mondo della malattia ” un mondo che conoscevo solo da fuori. Da subito ho sentito la fede come un dono grande, la presenza di Dio nella mia vita non risolve i problemi, ma mi aiuta a viverli in una prospettiva diversa: nella vita del credente tutto ha un senso, ma è necessario cercare questo senso e viverlo nella fiducia. Per me un segno di “questo senso” siete state voi (…). Da subito trovarmi in questo gruppo mi ha fatto sentire “a casa” in un rapporto di familiarità che nasce quando in qualche modo si hanno radici comuni. Segno e dono sono i ragazzi della scuola con i quali, per quello che mi è possibile, cerco di condividere quello che vivo e mi accorgo che a loro fa bene vedermi senza “maschere” e parlare della vita con verità, perché la vita va affrontata per quella che è, con tutte le sue sfumature.
Concludo pensando a quello che, non solo come Europa, ma come umanità stiamo vivendo. Per me il Bene vince sempre, anche quando non lo comprendiamo. Voglio pensare che sia così  per me, per noi tutte, per tutte quelle persone che stanno soffrendo e che non hanno bisogno di tante parole ( come sto facendo io), hanno bisogno di vicinanza, ascolto e gesti veri.
Annunci

SENSO – con piccoli gesti

Mi e’ successo, talvolta, di sentire qualche persona che mi considera la voce di tantissime donne che, pur avendo superato la malattia, tendono a non parlarne, come se il cancro fosse un fantasma cattivo che, al solo nominarlo, potrebbe rifarsi vivo… Un amico, e questo mi ha commossa, mi ha scritto che mi vede come “un’eletta dal Cielo che ha il compito di portare avanti il (mio?) pensiero pulito che trasmette serenita’”.

Da sempre l’uomo si interroga sul significato della propria vita. Per quanto mi concerne, questo e’ il mio interrogativo quotidiano. Non lo faccio, pero’, con angoscia. Tento di vivere con dignita’ quel dono prezioso di cui non capiamo il senso ma che, con gratitudine, sento il dovere di onorare. Mi risuonano queste parole “Mistero davanti al quale mi inchino profondamente” e vivo, con piccoli gesti.

Molecole

Cara ***,
il tuo gesto mi ha colto di sorpresa anche se avevo intuito che la tua diversita’ ed il tuo essere “fuori dal coro” non sono la stravaganza di Valentino Rossi bensi delle note che cantano anche lacrime. Libere, sempre. Anche adesso, mentre scrivo, sento il timbro della tua voce.
Ho paura anch’io della depressione, essendo un’anima di natura malinconica. E quando piango perche’ devo stringere i denti per alzarmi dal letto perche’ sono malata e mi sento sola, temo sempre che quell’ombra di umore nero attacchi i miei organi vitali e sferri l’attacco mortale. A volte tormento la mia psicoterapeuta – ma lo faccio a cuor leggero perche’ la pago per questo- chiedendole la potenza di questi miei pensieri. Mi sembra di tendere un agguato alla parte piu’ buia di me. Altre volte guido…e mi domando se le mie mani non racchiudano altro che un pugno di mosche. E vorrei premere “pause”, almeno, perche’ non si sono avverati i miei sogni piu’ importanti e non ho fiducia nel domani.
Vale ripeterti che c’e’ chi ti ama e che non ti perdonerebbe mai di averci lasciato solo gli echi delle tue fiabe speciali?
Vorrei scuoterti, ***, come tante volte vorrei esser stata scossa io… vorrei farti innamorare della ricerca di un gusto “altro” delle cose, che non si esaurisce nel giusto o nello sbagliato. Vorrei farti capire che non sei l’unica ad essere salita su un muretto ma che il male di vivere merita comunque di essere affrontato, assaporato, vissuto. Forse credi piu’ in Pacha Mama che in un Dio incarnato, ma mi piacerebbe tanto farti conoscere il mio angelo biondo. Lei suonava il violino e forse, quando sali sulle alte quote, tu lo puoi sentire ancora. Lei amava la vita e non ha mai smesso di lottare per essa. La Vita e’ gia’ ingiusta per conto proprio perche’ tu aggiunga dell’altra ingiustizia…nei confronti tuoi e di coloro che ti amano.
Concludo, incerta se lanciarti un bonario calcio in culo (che non ti acchiapperebbe mai) o se abbracciarti. Mi scuso se mi sono permessa di scriverti, ma ho troppe amiche cancerogene che stanno lottando a morsi per guadagnarsi un altro giorno di vita…e so che tu stai facendo lo stesso…continua a scegliere la vita anche tu…continua, ad ogni respiro…
Noemi

Ah… una volta una signora mi ha detto che sono forte perche’ riconosco le mie debolezze – non mi e’ piaciuta questa definizione pero’ forse e’ vera. So che in alcuni momenti dei tanti amici che abbiamo sembra che non ci comprenda nessuno, pero’ sono convinta che ci sia sempre qualche scalzacane pronto a farci da scopa.