Federica Shiny Happy People

Oggi pomeriggio sono andata a trovarla.

E’ il primo giorno dell’anno e affido a lei, Federica, il mio 2017. Durante il tragitto verso il cimitero, accendo distrattamente la radio. Stanno trasmettendo “Shiny Happy People”, canzone dei R.E.M. che le avevo fatto ascoltare in cuffia, su suggerimento di Valeria, un paio d’ore prima della sua Partenza.

Brividi e lacrime, dolci e malinconiche…

Sara’ una coincidenza, ma mi piace pensare che lei mi stia facendo l’occhiolino e mi stia dando forza. Regala tenerezza ed infonde speranza dare significato alle coincidenze. Forse il significato delle nostre vite si gioca tutto su questo…

 

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Federica (17.11.2016)

Federica e’ quella che ha fatto diventare “Era una notte d’acqua a catinelle” la colonna sonora della nostra vacanza nella San Diego di un luglio assolato.

Federica ed una tisana e non si sbaglia mai, soprattutto se si tratta dei the portati dallo zio.

Federica e “la puntualita’ e’ un furto fatto al tempo”, e con i nostri ritardi sistematici siamo sempre state in perfetta sintonia.

Federica e’ quella che faceva precedere le lunghe telefonate dal messaggio “sono orizzontale”.

Federica e’ quella che, venerdi scorso, si e’ tolta la mascherina e ha riso.

Carissima Fede, sei e sei sempre stata un inno alla vita. Ci hai insegnato a morderla fino all’ultimo, a gustare le opportunita’ che essa offre anche quando ne rimangono poche.

Ringrazio chi ti ha dato la vita per averti forgiata cosi radiante, e prego che il dolore per questo ingiusto distacco sia presto superato dalla gioia con cui hai riempito la mia, la nostra vita.

 

Voglio morire ed il caffellatte

Il baratro che ci divora mentre ci sediamo sul letto. Il girarsi sul cuscino mormorando “mamma”. L’idea di voler morire, che insorge improvvisamente.

Quando ho parlato della mia esperienza alle mie nuove compagne di cordata, ho raccontato del “pianto da caffellatte”, ossia le lacrime che spesso scorrono di fronte ad una banalita’ o in una situazione (per me lo era il caffellatte a colazione) di solito serena, che mi ha accompagnato durante la chemioterapia nel 2008 e nel 2012, soprattutto con AC e taxolo. Pensavo che “il resto” fosse stata una questione personale, una “debolezza” dovuta ad una particolare situazione che stavo vivendo. Invece…

“Eppure, ho sempre pensato di essere una donna forte”, mi ha confidato ieri una amica dei Nuovi Inizi, dopo avermi narrato gli ultimi giorni cupi e pensieri e sensazioni che non mi sono piu’ estranei. No, non e’ questione di forza di carattere e neppure di volonta’ di vivere. Quest’ultima non ce la toglie nessuno. Sono i farmaci, e’ la chemioterapia che sfida in continuazione: sfida la malattia, ma soprattutto sfida noi stessi, nel corpo e nello spirito. Non ci riconosciamo piu’ nello specchio, ma spesso non ci riconosciamo piu’ neppure nell’anima. Ci scopriamo con desideri e pensieri che non ci sono mai appartenuti e  neppure ci appartengono. La Morte diventa il pensiero da cui scappiamo e a cui ci volgiamo.

Non siamo preparate a questo. Nessuno ci dice “E’ normale, non sei tu. Sono le cure. Tu sei forte. Tu hai scelto la vita”.

Spaventa trovarsi di dosso un soprabito che non abbiamo scelto. E fin che il CANCRO restera’ un TABU’ SOCIALE, saremo lasciati SOLI, con le nostre angosce, e ci vedrete in giro con soprabiti e parrucche.

 

Ho pena delle stelle

Ho pena delle stelle
che brillano da tanto tempo,
da tanto tempo…
Ho pena delle stelle.

Non ci sarà una stanchezza
delle cose,
di tutte le cose,
come delle gambe o di un braccio?

Una stanchezza di esistere,
di essere,
solo di essere,
l’essere triste lume o un sorriso…

Non ci sarà dunque,
per le cose che sono,
non la morte, bensì
un’altra specie di fine,
o una grande ragione:
qualcosa così, come un perdono?

(F. Pessoa)

Non potevo non pubblicarla. Non ci sara’ dunque la morte… bensi il perdono?

Commento al catalogo

L’incontro con la malattia produce mutamenti significativi in ognuno di noi. I cambiamenti esteriori spesso sono tangibili, talvolta solo un osservatore acuto li percepisce, ma le trasformazioni interiori sono profonde e irreversibili. L’incontro col cancro non passa inosservato: la malattia richiede cure invasive, sacrificio di carne e di spirito, sofferenza e dolore. Il cancro annichilisce, rende l’ospite evanescente a se stesso e agli altri, ne sfuma i contorni, impone colori scuri e paludamenti. Il malato di cancro desidera nascondere se stesso agli altri, si camuffa per confondersi e sparire nella moltitudine. Il cancro fa esperire la solitudine e l’isolamento: chi può capire l’angoscia e la provvisorietà che colgono chi incontra il cancro? Ogni alterazione fisica, causata dalla malattia o dalla cura, colpisce in maniera precisa e diretta il nucleo di sé tenero e indifeso e diventa motivo di vergogna e isolamento. La sofferenza del malato di cancro è anche la solitudine in cui si rinchiude, incompreso e allontanato dagli altri estranei, conoscenti ma anche amici e familiari. Convivere col cancro è difficile ed è ancor più difficile convivere col malato di cancro: paura e senso di inadeguatezza condizionano chi si confronta indirettamente con la malattia neoplastica, come stare sull’orlo del baratro, affacciarsi sull’orrido e ritrarsi per paura di precipitare.
Ma col cancro si può vivere, si può cogliere la sfida e vincerla. La forza sotterranea della vita può tornare in superficie, esplodendo nella voglia di riappropriarsi di se stessi e di accettare le proprie cicatrici come decorazioni.
La malattia è una grande occasione di crescita personale e sociale. Ogni ammalato attraverso il proprio percorso può trovare la strada per evolversi e superare la criticità, ma alcune persone catalizzano le reazioni come il lievito…così Noemi, con l’irruenza dei trenta anni, è stata capace di vincere la propria battaglia e di fare trionfare la vitalità di donna, di superare l’isolamento della malattia e di donare generosamente la propria esperienza per fare germogliare nel cuore di ogni donna, di ogni ammalato, di ogni persona il desiderio di reagire e reclamare il diritto alla vita.

Marcella Gulisano (oncologa e f.f. primario del reparto di  Oncologia dell’ospedale di Vicenza)