CANCRO = MORTE

Sono una malata di cancro, ossia una persona che e’ sottoposta a cure chemioterapiche a cicli piu’ o meno costanti dal 2007. Ci sono terapie che mi hanno fatto cadere a terra, perdere i capelli e con essi anche la cognizione di me stessa, altre, come quelle che mi stanno curando negli ultimi tempi, che mi consentono lo svolgimento di una vita regolare.

Ieri pomeriggio, venerdi 4 marzo, a manifestare la solidarieta’ alla dottoressa Gulisano assieme ai medici dell’ospedale di Vicenza che hanno organizzato il flash mob, eravamo presenti anche noi, malati di cancro. La stampa locale ha apprezzato il cartellone “Amici del Quinto Piano” ma ci ha descritti come gruppo di “signore” (pure virgolettato….se fossimo negli Stati Uniti si rischierebbe una denuncia per sessismo) o, al meno peggio, come un gruppo di familiari dei pazienti. Gli “Amici del Quinto Piano” sono anche giovani donne ed uomini sotto chemioterapia. Forse non siamo stati citati perche’ e’ ancora diffuso il paradigma che uguaglia il cancro alla condanna di morte. Per fortuna, insigni giornalisti, grazie alla ricerca non e’ piu’ cosi, ma fa male leggere che nell’immaginario collettivo siamo ancora quelli immobilizzati, che vomitano tutto il giorno, riconoscibili come appestati. O morti.

Sono una malata di cancro, ma lavoro, studio danza, esco con gli amici, viaggio, rido, piango ed amo…come tutti voi.

Alla ricerca del bene perduto

http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/05/sanita-con-nuovi-orari-di-lavoro-ospedali-al-collasso-medici-e-infermieri-ci-chiamano-anche-nei-giorni-di-riposo/2271382/

L’entrata in vigore dei turni europei per il personale sanitario, nonostante persegua il bene del malato, ha scatenato gravi disagi nel Reparto di Oncologia dell’Ospedale di Vicenza, dove i pazienti si sono visti sospesi i controlli di follow up. Tale sospensione e’ stata causata anche dalla mancanza di organico (tre medici) denunciata ripetutamente dalla f.f. primario dott.ssa Marcella Gulisano a partire dal 2013.

Il governatore Zaia, interpellato in diretta telefonica, ha mandato repentinamente una commissione che ha ripristinato le visite di controllo. Ma a quale prezzo? Un medico ha rinunciato ad attivita’ di screening, gli altri all’aggiornamento; sono stati ridotti i tempi delle visite. Questione, secondo la politica del “capro espiatorio”, risolta, anzi, chi ha dovuto sospendere i controlli e’ sotto indagine disciplinare in quanto accusata di aver recato danni ai pazienti ed agito contro l’etica professionale. Questa accusa cela una contraddizione evidente: il “bene” dei malati di cancro (che distinguo dai pazienti, considerando questi ultimi come “coloro che non presentano evidenze di malattia”) NON si persegue facendoli seguire da medici non aggiornati, in quanto noi malati oncologici affidiamo la nostra vita alla cura ed alla ricerca.

Domani pomeriggio ci sara’ un “contraddittorio” in cui la dottoressa Gulisano, f.f. primario in un reparto che ne e’ privo da sei anni -nonostante un concorso di due anni or sono-, dovra’ difendere il coraggio con cui ha preso una decisione difficile e molto ardua, ma l’unica che garantisse la miglior cura possibile agli ammalati. Alle ore 14,15 piu’ di 200 medici si troveranno nell’atrio dell’ospedale per manifestare la propria solidarieta’ alla collega. Con loro ci saremo noi, gli Amici del Quinto Piano, un gruppo di pazienti, malati, amici che, dal concerto del “Quinto Piano” (oncologia) dello scorso Natale, sta attuando e programmando attivita’ a favore di coloro che usufruiscono del reparto – laboratori manuali, teatrali, programmi culturali, attivita’ sportive, progetti sull’alimentazione.

Ed e’ assurdo che, in tutte queste accuse, nessuno abbia interpellato chi veramente usufruisce del reparto e sa quali sono i fattori che pesano sulla sua qualita’. Noi il cancro ce l’abbiamo (o abbiamo avuto) e possiamo darvi lezioni a riguardo! Pertanto abbiamo deciso di interpellare il sindaco Variati, il nuovo dirigente delle ULSS 5 e 6 Pavesi e ci faremo sentire con i media. Nel frattempo abbiamo predisposto un comunicato stampa che vi invitiamo a firmare. Pronti a proseguire anche con eventuale petizione. Vogliamo un numero sufficiente di dottori, vogliamo conoscere cosa succedera’ al reparto di senologia, vogliamo un primario per il reparto di oncologia.

 

Schifata

2007 cancro al seno. Settembre 2011 recidiva con metastasi. La diagnosi di un cancro con metastasi ti annienta. Senti solo di aver ricevuto uno schiaffo dalla vita. Sei vittima di una grande ingiustizia. Ma come? Ho sconfitto il cancro al seno, sto imparando ad amare la vita e a riappropriarmi della mia esistenza…com’e’ possibile? Sono anche, finalmente, serena e…

Ed eccomi nello studio della senologa che mi ha salvato la vita (dottoressa Marcella Gulisano), che non si e’ fermata ad una diagnosi superficiale. Lei mi spiega la situazione, paragonandola alla grave crisi economica italiana (dicembre 2011), e mi da’ la forza per decidere di affrontare quello che mi sta succedendo. Terminata la visita, mi accompagna dal reparto di “senologia” a quello di “oncologia”. Sono dieci metri. La sua mano sulla schiena mi infonde sicurezza in quel passaggio di consegne, la mia , durato una decina di metri, da uno specialista all’altro. Sempre con la certezza di avere dottori che si prenderanno cura di me.

La riorganizzazione della sanita’ veneta prevede l’unione, sotto un’unica regia, delle due oncologie di Vicenza e Montecchio Maggiore. E la scomparsa del reparto di senologia a Vicenza? (Suppongo). Quella donna non sara’ piu’ accompagnata da un reparto all’altro, affidata di persona in persona, da persona a persona. Uscira’ dalla porta del dottore, che l’ha sempre seguita, con un “arrivederci” che cela un addio, scendera’ con l’ascensore sentendosi in gabbia, tornera’ a casa e spendera’ ore al telefono in attesa di una visita, in una struttura sconosciuta, in balia della fortuna.

Schifata. Come si fa a fare medicina con i numeri?

 

Onesta’ (lettera al Giornale di Vicenza)

Egregio Direttore,
La ringrazio per l’attenzione che volge verso “Tu cancro Io donna”, segnalando puntualmente la mia trama di immagini volta alla crescita di una cultura di attenzione nei confronti del malato oncologico.
Con la presente voglio esprimere la mia profonda gratitudine verso la persona che ha reso possibile tutto questo, ossia la dottoressa Marcella Gulisano, il medico che mi ha salvato la vita perche’, di fronte a mammografia ed ecografia negative (effettuate in una rinomata clinica vicentina), ha intelligentemente ordinato degli approfondimenti che hanno palesato un cancro al seno con metastasi. Era il settembre 2011, e da allora sono una ospite fissa del reparto di Oncologia dell’ospedale “S. Bortolo” di Vicenza.
La dottoressa Gulisano non possiede solo l’intelligenza della mente, che la qualifica per la professionalita’, ma ha anche quell’intelligenza del cuore – chiamata “empatia” – che riesce a dare forza a tutti i pazienti che incontra. Non sto parlando di false speranze, ma di coraggio perche’, e questo e’ il suo motto, “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. E qui si tratta di affrontare la vita ogni giorno, ogni istante.
In questo periodo la dottoressa e’, come avete scritto, capitata nell’occhio del ciclone, perche’ la caduta di un albero (lo giustifico e comprendo) fa piu’ rumore di una foresta che cresce. Ma sono certa che molti lettori l’avranno ammirata quando, gratuitamente, si e’ spesa per diffondere la cultura della prevenzione. E cito solo gli episodi che mi hanno toccata personalmente, quali la conferenza inaugurale della mia trama con i professori Curi e Chemotti dell’universita’ di Padova (ottobre 2012) l’intervento in una serata a Sovizzo dedicata alla donna e alla prevenzione (marzo 2013) e il commento al catalogo della mostra, poi ristampato dalla Regione Piemonte con l’introduzione del governatore (gennaio 2015).
Egregio direttore, io sono una paziente difficile che lotta strenuamente per la propria pelle, ma che ha anche avuto la possibilita’ di confrontarsi con esperienze in prestigiosi ospedali statunitensi. Pertanto mi permetto di concludere la presente ribadendo stima e fiducia nei confronti della persona che ha salvato e a cui affido la mia vita, che non solo mi cura ma anche si prende cura di me, e che, ripeto, sta dirigendo un reparto difficile con una virtu’ che manca a molti: l’onesta’.
In fede, Noemi Meneguzzo