MBC day 2016

GIORNATA DEL CANCRO AL SENO METASTATICO.
Per quattro anni ho celebrato il 15 aprile, compleanno dell’ultima infusione di taxolo, nella convinzione che la mia avventura con il cancro si fosse conclusa, felicemente.
Ma poi succede che una risonanza magnetica di follow up rilevi una macchia all’altro seno…e mesi di accertamenti, compiuti solo grazie alla meticolosita’ della dottoressa M. Gulisano (che mi ha salvato la vita), mi mettono davanti ad un referto che non voglio conoscere. CANCRO AL SENO METASTATICO…con lesioni a linfonodi e fegato…
E’ il momento in cui la voragine ti fagocita e la speranza viene meno. E’ il colloquio in cui il medico ti dice “siamo in una situazione disastrosa, come l’economia dell’Italia in questo momento”. Ti senti tradito dalla vita, che tu rispetti ed hai imparato a gustare sempre piu’… ma dov’e’ la giustizia? perche’ questo?
CANCRO AL SENO METASTATICO. Sono qui a parlarne, grazie ad un insieme di elementi (bravi medici, forza, fede, affetto di molti) a cui non posso non aggiungere la fortuna.

Lettera al e dal Direttore (Avvenire 07.10/2015)

Gentile direttore,
per me, cancer survivor, sopravvissuta al cancro, l’arrivo di ottobre è segnalato non dal cambio d’abito delle foglie, ma dal colore rosa delle varie campagne di sensibilizzazione sulla prevenzione del cancro al seno. Premettendo che la prevenzione vera e propria si realizza solo con uno stile di vita sano in un ambiente sano, queste campagne dovrebbero promuovere la prevenzione di secondo grado, che è lo strumento per diagnosticare la presenza di malattie, si auspica allo stadio precoce e quindi con la possibilità di intervenire e affrontarle con successo. “Ottobre Rosa” offre alle donne appuntamenti gratuiti con medici, specialisti e l’opportunità di effettuare esami di screening molto importanti.
Di conseguenza c’è un grande subbuglio tra le varie associazioni e quasi una “concorrenza” a trovare l’idea più accattivante per spingere donne di tutte le età a fare una mammografia col sorriso – e solo le lettrici possono capire cosa intendo. Una tra le più importanti associazioni italiane legate alla lotta contro i tumori, ha scelto come testimonial una famosa cantante. E qui si sono scatenate molte blogger per chiedere al presidente di tale associazione e al ministro della Salute il ritiro di tale pubblicità. Ferma restando la mia fiducia nella buona intenzione della cantante, guardando la sua esibizione mi chiedo: sono stimolata a prenotare una mammografia? Rifletto sul fatto che anche i maschi sono colpiti dal cancro al seno? Mi ricordo dell’autopalpazione mensile? Sinceramente, non noto quell’approccio grafico geniale che contraddistingua la sua foto da quella della pubblicità di un paio di slip.
Ecco il punto, direttore: i testimonial devono essere credibili e la cantante, a mio avviso, non lo è. Per una serie di motivi: innanzitutto non dà testimonianza, per fortuna sua, dell’efficacia della diagnosi precoce; non racconta la bellezza di un seno che ha vissuto una battaglia per la vita; non rappresenta le donne che di quella associazione fanno parte e che, gratuitamente e con amore, regalano tempo ed energia al sostegno di altre donne colpite dal cancro e alle loro famiglie. Questi i miei pensieri, a cui fa da sfondo la profonda delusione, ancora una volta, per l’uso di un’immagine femminile sessualizzata e trivializzante.
E non datemi della bigotta. Io il seno lo mostro, ma nei posti giusti (la mostra fotografica “Tucancroiodonna” per sostenere le campagne di prevenzione). Mi auguro che la lettura di queste parole ricordi alla lettrici di prenotare qualche visita di controllo in più e la ringrazio per l’ospitalità.
Noemi Meneguzzo

Ospito volentieri la sua testimonianza, e apprezzo sia il suo sereno coraggio sia il modo con cui sviluppa la sua civile polemica. E lo faccio, gentile signora Meneguzzo, non solo perché trovo solidi e condivisibili i suoi argomenti contro la superficialità e la furbizia anche nella lotta al cancro, ma perché condivido totalmente da uomo, da marito e da padre (di due figlie) il suo appello a tutte le donne a non dare per scontato che quel male possa riguardare soltanto altre. Qualcuno magari dirà che se l’è presa “duramente” con la cantante protagonista della chiacchierata pubblicità (Anna Tatangelo), ma lei non se la prenda. Non è vero. È vero, invece, che lei ha scritto cose sincere e forti e ha saputo farlo con chiarezza e gentilezza. Ed è proprio così con questa decisione e con questa misura (anche morale) che si vincono le piccole e grandi battaglie della vita. La lotta al cancro al seno comincia con la doppia prevenzione – stili di vita e controlli – che lei così bene richiama e ha bisogno di parole come quelle che lei ha saputo trovare.

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LA MIA RISPOSTA NON E’ SOLO MIA

Grande atto della LILT di VICENZA che, attraverso il suo presidente gen. Innecco, condanna la scelta compiuta dai vertici dell’associazione. Oggi e’ uscito un articolo a proposito su Il Giornale di Vicenza che dimostra il disappunto di chi, concretamente, da anni “ci mette la faccia e le mani”. Ringrazio la giornalista Chiara Roverotto che e’ sempre disponibile e sensibile in questo campo. Sono soddisfatta perche’ ho potuto dare il mio piccolo contributo…

http://www.ilgiornaledivicenza.it/territori/vicenza/le-pazienti-operate-br-al-seno-bocciano-br-la-foto-troppo-sexy-1.3400041

LA MIA RISPOSTA

Il dramma e’ il seguente: fino a che punto possiamo spingerci pur di salvare le persone che amiamo? Io credo che, di fronte alla possibilita’ di poter dare una speranza ad una persona che amo, accetterei qualsiasi cosa.

Siamo pero’ pratici: abbiamo di fronte il presidente di una associazione ed il direttore di una campagna pubblicitaria. Quali sono gli scopi di tale campagna? Promuovere la cultura della prevenzione.

Prevenire” significa “creare le condizioni per cui non accada un determinato evento” ossia agire sulle cause che ne sono all’origine. Non sappiamo molto di cancro, tuttavia sappiamo che alcune sostanze lo causano. Scegliamo la Peugeot come sponsor? Beh, allora domandiamo all’Industria Automobilistica di impegnarsi seriamente a limitare l’inquinamento ambientale. Chiediamo un’azione di prevenzione concreta, non la sponsorizzazione della stampa di tot cartelloni pubblicitari e spilline rosa.

E la cantante cosa c’entra con tutto questo? Esiste una “prevenzione di secondo grado“, che, oltre a stili di vita sani ed eventuali operazioni di cui si discute molto e conosce poco (prevenzione vera e propria), e’ lo strumento per diagnosticare la presenza di malattie, si auspica allo stadio precoce e quindi con la possibilita’ di intervenire ed affrontarle con successo. Ottobre Rosa offre alle donne appuntamenti gratuiti con medici, specialisti e l’opportunita’ di effettuare esami di screening molto importanti. Guardo la foto della Tatangelo: sono stimolata a prenotare una mammografia? Rifletto sul fatto che anche i maschi sono colpiti dal cancro al seno? Mi ricordo dell’autopalpazione mensile? Sinceramente, non noto quell’approccio grafico geniale che contraddistingua la sua foto da quella della pubblicita’ di un paio di slip.

… e questo, a mio avviso, e’ un buco nell’acqua. Il messaggio e’ inefficace se lo scopo e’, si suppone, la prevenzione. I testimonial devono essere credibili e la cantante, a mio avviso, non lo e’. Per una serie di motivi: innanzitutto non da’ testimonianza, per fortuna della Tatangelo, dell’efficacia della diagnosi precoce; non racconta la bellezza di un seno che ha vissuto una battaglia per la vita, ma espone la bellezza di un seno rifatto per vanita’; non rappresenta le donne che della LILT fanno parte e che, gratuitamente e con amore, regalano tempo ed energia al sostegno di altre donne colpite dal cancro e alle loro famiglie.

Questi i miei pensieri odierni, a cui fa da sfondo la profonda delusione per l’uso, ancora una volta, di un’immagine femminile sessualizzata e trivializzante. E non datemi della bigotta. Io il seno lo mostro, ma nei posti giusti.

TESI E ANTITESI

Per fortuna ho anche amiche critiche e che, con onesta’, mi scrivono le proprie obiezioni. La sua e’ sempre stata una voce “fuori dal coro” e le sue parole mi aiutano ad avere una visione a 360 gradi. Mi sono permessa di tagliare alcune parti ed evidenziarne altre.

Ti scrivo in merito alla campagna che secondo te ed altre persone è da ritirare. Devo essere sincera ho qualche dubbio in merito, ho letto la lettera scritta dalla docente Sandra Castiello, ma sai com’é, cerco sempre di guardare i vari aspetti prima di aderire ad iniziative importanti come queste, così volevo capire meglio e spiegarti il mio punto di vista.

Non so cosa si prova quando viene asportata una parte di te, non so cosa si prova  quando ti viene diagnosticata una malattia che potrebbe essere terminale. So, ho visto cosa porta, so che ad un certo punto non si può più fare nulla ed anche i medici devono rassegnarsi. So, che spesso c’è un sentimento di impotenza per chi cura e per chi è curato. So, che l’Italia si è fatta sfuggire grandi luminari in campo medico e molti di questi oggi lavorano in altri paesi, perché? Questo c’è da chiedersi. Perché? Perché lo stato, ma non solo, anche gli stessi italiani non hanno dato importanza alla ricerca e per fare ricerca lo sappiamo, ci vogliono tanti soldi. Per trovare speranza, per non sentirsi impotenti bisogna fare in modo che la ricerca continui, che ci sia propaganda e prevenzione in modo tale da sensibilizzare più persone possibili, e come si fa? Con gli sponsor, con le campagne. Non importa che sia la Peugeot, la Tatangelo o il Papa in persona! Se i fondi arrivano ben venga no? Se oggi sputiamo in faccia a questo, è inutile che domani ci lamentiamo se ci accorgiamo che non ci sono altri mezzi per curare chi ne ha bisogno. Oggi lo stato italiano sta tagliando fondi alla sanità, ma è solo l’inizio, come sarà il nostro futuro? E quello delle generazioni a venire? La vita è fatta di compromessi, se una foto, se una persona, non importa chi, ma se.. dico “se”.. riuscisse a far arrivare del denaro ad un’associazione per curare TE o un mio famigliare, manderei a quel paese ideologie, credenze.. qualsiasi cosa pur di avere speranza. Posso provare a capire, ma non ci riesco, non so cosa si prova nel vedere l’immagine di una persona sana che lancia un messaggio simile, posso provare a capire la rabbia, l’indignazione di chi la malattia la sta vivendo.. Ma penso anche, cosa ne sappiamo noi di quella persona? Se l’ha fatto solo per soldi, o perché ha avuto qualche esperienza.. cosa ne sappiamo? Perché indignarsi? Lo scopo non è forse che la campagna funzioni? Che sensibilizzi? Non deve sensibilizzare chi è malato, ma chi lo può diventare. A me la Tatangelo non sta nemmeno simpatica ma avranno fatto qualche indagine di mercato e poi non tutti possono essere disposti..

(…) Questi sono i miei dubbi, probabilmente mi sbaglio, magari non ho capito nulla, ma quando ho letto la frase ”noi donne cancer survivors non vogliamo essere rappresentate…” mi dispiace ma ho avuto un attimo di stizza e m’è scattato il pensiero “quante donne”? Sono davvero sicure che tutte le donne malate di cancro siano contrarie a questo tipo di propaganda? Per conto di chi stanno parlando?

Il suo, indubbiamente, un contributo prezioso ed un pensiero critico…

DISGUST-OTTOBRE

Stamattina a ricordarmi che e’ cambiato mese non e’ stato l’incupirsi dell’aria ma il rosa brillante apparso nei social media. Gia’, siamo nel Mese Rosa, quello in cui tutte le attiviste cercano di trarre il meglio dalla cattiva sorte toccata a molte probabilmente per ricavare un senso anche per se stesse – almeno per me funziona cosi.

Quest’anno a far da padrona e ad attirare l’ira funesta di molte di noi e’ la campagna della LILT. Premetto che questa associazione ha appoggiato, a livello locale, la mia http://www.tucancroiodonna.it/ nel 2012, quindi ne riconosco il merito nelle persone che ho direttamente conosciuto; tuttavia gli slogan coniati a livello nazionale sono, a mio avviso, veramente indici di scarsa sensibilita’. Vediamo i capi d’imputazione:

a. il testimonial scelto: Anna Tatangelo, che, fortunatamente per lei, non appartiene al club delle cancer survivors;

b. lo slogan scelto: #fatelevedere, che di ironico non ha proprio niente, anche perche’ ricorda una precedente buffonata girata in etere.

Che altro aggiungere? Grazie alla Tatangelo se e’ stata mossa dalla buona fede, ha posato gratis ed accettera’ di farsi sostituire da testimonial piu’ credibili; grazie alla LILT se riflettera’ sul fatto che il pubblico, a cui questa campagna e’ diretta, comprende donne dalle piu’ disparate sensibilita’, ed agira’ di conseguenza.

Da parte mia vi invito, o miei quattro lettori, ad aderire all’iniziativa del link sotto postato scrivendo a pinkwashing2015@gmail.com   (bastano nome, cognome e professione)    grazie!!!

http://ferrari.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/10/01/prevenire-non-fa-rima-con-esibire-stop-pinkwashing/