ABBRACCI

ABBRACCI… molto tempo fa, la mia oncologa mi ha chiesto di scrivere e riflettere sull’abbraccio… Ho subito pensato al primo abbraccio mancato, quello del mio compagno (ex) quando mi e’ stato diagnosticato il carcinoma. Ho pensato al primo abbraccio dato al mio compagno (ex), che era rimasto piu’ pietrificato di me di fronte alla notizia. E poi ai medici, straordinari, che mi hanno accolta o salutata con un incoraggiamento vero…e a quei dottori che fanno di tutto per non farsi coinvolgere dai pazienti. E ai miei amici, con i quali, nel corso di questi anni, ci siamo scambiati abbracci di rabbia, di lacrime, di gioia e di cioccolato fondente…L’abbraccio toglie dall’invisibilita’, l’abbraccio abbatte la barriera di molti tabu’ legati al cancro. L’abbraccio non fa provare vergogna per un male che non si e’ commesso. BUON ABBRACCIO A TUTTI, ma che sia vero…e rischioso!

La foto e’ tratta da una performance guidata da Silvia Gribaudi e Matteo Maffesanti, condivisa il 14 luglio u.s. Ho ricevuto (e offerto) moltissimi abbracci da tutta la strampalata compagine di persone conosciute e non con cui ho lavorato…ed e’ stata un’esplosione di vita e divertimento!!

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Cortometraggio

Ecco la nuova impresa…riuscire a condensare in cinque minuti, in maniera chiara ed efficace, la mia esperienza di donna che vive la danza come un atteggiamento per affrontare la malattia. Quando creiamo il “plot”, generalmente seguiamo delle regole codificate…l’intreccio che si sviluppa, che si infittisce, si scioglie… Ma la vita non e’ cosi. A volte sembra che ad ogni passo in avanti ne corrispondano due in direzione contraria o anarchica. Si, la danza della vita non e’ classica ma e’ mooolto contemporanea. Allora mi chiedo quale messaggio trasmettere, se non l’attitude con cui sto imparando – e mi auguro di continuare – a vivere. E mi chiedo, onestamente e brutalmente, se dalla mia danza esca veramente la gioia oppure traspiri il timore…

Angelico seno

Oggi non ho voglia di farmi coinvolgere dalle polemiche dell’Ottobre Rosa. Ho una persona piu’ importante verso cui volgere tutte le mie attenzioni. SONO IO. Oggi mi sono coccolata, perche’ anche la giornata di ieri, con prelievo, visita e terapia, e’ stata impegnativa. Mi sono coccolata prendendomi cura del mio corpo, della mia mente e dei miei affetti… mi sono festeggiata condividendo un the con una cara amica e scegliendo le piastrelle per la cucina. Mi sono celebrata e detta “brava! Ho guadagnato un altro giro di giostra!”. L’eribulina sta funzionando e sono felice! Ma scrivo soltanto un punto esclamativo perche’ so di essere un ospite in punta dei piedi su questa Terra e di dover soltanto dire “grazie” ad ogni respiro.

angelico seno

Chiare, fresche et dolci acque, 
ove le belle membra 
pose colei che sola a me par donna; 
gentil ramo ove piacque 
(con sospir mi rimembra) 
a lei di fare al bel fianco colonna; 
erba e fior che la gonna 
leggiadra ricoverse 
co l'angelico seno; 
aere sacro, sereno, 
ove Amor co' begli occhi il cor m'aperse: 
date udienza insieme 
a le dolenti mie parole estreme.

(da "Chiare, fresche et dolci acque" del sublime Petrarca)

Buonanotte al secchio

Succede che una mattina, mentre ti alzi, ti accompagnino dei brutti pensieri…ricordi e delusioni. Succede che ti assale, perche’ i pensieri sono una spirale, la preoccupazione della depressione. E se, inconsciamente, decidessi di smettere di lottare e di pensare in modo positivo?Ah! I danni della metamedicina… Ne parlo con una mia carissima amica, una di quelle “genuine” ma con la lungimiranza di un cuore sensibile ed attento. “Noemi – mi dice – con tutte quelle che hai passato ultimamente, sei forte a non essere andata fuori di testa”.

Ne parlo con il mio punto di riferimento, la lettrice esterna che, ogni tanto, mi aiuta a controllare la rotta perche’, sono convinta, in questi casi  i familiari, gli amici, le guide spirituali e sportive ed i medici sono preziosi ed ognuno insostituibile per la propria parte ma non sono sufficienti…almeno ad una come me, rovinata da Pavlov e da Skinner. Lei mi rassicura, scientificamente. Niente depressione, so far.

E’ vero che e’ tutto relativo e che sono convinta di essere una persona molto fortunata. Ma mi sussurro anche “brava” perche’ ho saputo scegliere, nei momenti bui, la compagnia, un obiettivo, la vita. E queste scelte, mettendomi in gioco e sudando forte, potevo farle solamente IO. Ovviamente ringrazio Dio e buonanotte al secchio.

Il cancro mi ha fatta diventare taoista

La rotondità del mio ventre in questi giorni non suggerisce serenità, gioia, energia vitale e fortuna come , mi ha spiegato il mio maestro di Qi Gong, la pancia del Buddha. Sono un vuoto gonfio, non esprimo pienezza, celo solo privazione.

Mi guardo, osservo con ansia i cerotti che occludono quelle che ho battezzato come la “Fossa delle Marianne” e la “Fossa delle Antille”, rispettivamente a sinistra e a destra del mio ombelico. In quelle fosse c’era parte di me, quella dedicata alla maternità. Dedicata e delicata. Il mio ventre ora è un ricettacolo di aria, residuo dell’intervento di pochi giorni fa, e di tanti pensieri che galoppano e si accavallano. Annessiectomia.  Biopsia dell’endometrio. Esame istologico.

“Non è l’utero che fa una donna. Sarai meravigliosa come sempre”, mi ha mesmerizzato la cugina dall’Olanda. Non dello stesso tono, però, le parole di una compagna di cordata, che si sente derubata della maternità.

Sono onesta: non è questa la rinuncia che ora mi pesa. Mi spaventa l’essere in una situazione definitiva, irreversibile, che temo acceleri determinati processi di invecchiamento, quale l’osteoporosi, che le cure per il mio cancro hanno già messo in atto da tempo. Temo la vecchiaia precoce, non voglio rinunciare alla danza, non voglio essere limitata nel lavoro, nei viaggi. Non voglio non poter più essere “io”. Contemplo le mutilazioni del mio corpo, iniziando dalla mastectomia, e, nel sentire il sofferente adattamento dei tessuti ai nuovi vuoti, ricordo la riflessione esistenziale di Terzani, “Ed il chirurgo, quanti pezzi poteva tagliare prima che scomparissi anch’io?”.

Il cancro è una malattia che toglie molte cose. Il cancro, il Vuoto te lo presenta.

Convivo da sette anni con queste cellule impazzite. Ho vissuto molti Vuoti.

Ma il cancro mi ha regalato anche molte Pienezze. E, per il momento, anche una parziale e serena risposta all’inquietante domanda che ha accompagnato pure il percorso di Terzani: il mio corpo non finisce dove lo vedi. Il mio corpo finisce ai confini dell’amore. E l’Amore è un Pieno Infinito.

Sorrido, “Il cancro mi ha fatta diventare taoista”. Vuoto e Pienezza.

Una vocazione chiamata danza

Confidenze e commenti durante la lezione di danza di ieri sera. “Ma per passare al moderno 2, devo fare un esame?”, chiede una mia amica del corso adulti principianti. Gia’, ad alcune persone pesa essere considerate dei pivellini. E’ la “P” che si espone sulle auto…da cui mantieni le dovute distanze e di cui ti lamenti per il pedissequo rispetto del codice della strada da parte del provetto guidatore.

Certo, fa un certo effetto far parte del gruppo dei principianti e, come eta’ anagrafica, essere genitori e zii delle ragazzine dei corsi avanzati! Io ci scherzo sempre e chiamo il mio gruppo “il geriatrico”.  Ma ieri sera Michela, la mia insegnante, ci ha detto che “danzare e’ una vocazione”…e questo cambia tutto.

“Vocare… chiamare”. La danza e’ una chiamata. E non c’e’ un’ora determinata, precisa nella propria vita per questo. A volte, si dice, la vocazione viene scoperta quando e’ tardi. A volte e’ qualcosa di spontaneo ed istintivo -come per me e’ stata la scelta dell’insegnamento- che da sempre accompagna la nostra crescita. Altre volte e’ il frutto di un percorso, e’ lo svelamento di un tarlo, di un impulso che abbiamo sempre avuto dentro ma che non abbiamo saputo riconoscere o che abbiamo ritenuto secondario o abbiamo dovuto negare.

Cos’e’ la danza per me? Una vocazione? Una chiamata?

Non sono brava, non sono snodata. Faccio fatica a memorizzare le coreografie. Ho poca coscienza del mio corpo e delle sue infinite possibilita’ creative. Talvolta ho il rimpianto di non esser riuscita a dare il meglio, a capire il pezzo. Come insegnante di scuola primaria, sento di poter dare un contributo alla vita altrui, come ballerina, invece, credo che il mio apporto sia insignificante.

Eppure… eppure la danza mi ha chiamata. La danza mi ha cercata… e mi sta dando un regalo enorme. La danza mi sta insegnando a volermi bene. La danza costruisce il tempio del mio corpo. Mi mette in comunicazione col respiro, con la terra, con lo spazio, con le emozioni. Attraverso la danza percepisco gli altri, il mio impatto su di loro, la relazione e la comunicazione. Danzare mi rende felice. Danzare e’ riconoscere di essere preziosi agli occhi di Dio. Scriveva, infatti, Nietzsche: “Io crederei in un Dio soltanto che sapesse ballare”.

Natale…comuni pensieri di chi (ci) crede…

Natale come Luce.

Natale come Sorriso.

Natale come Vicinanza.

Natale come Riconciliazione.

Natale come Sguardo al Futuro.

NATALE IN PILLOLE QUOTIDIANE. Ancora Natale! Quest’anno preceduto da bellissimi eventi: la Festa di Natale in cui ho danzato, la mini-recita fatta dai bambini delle mie classi (di cui sono super orgogliosa!), l’incontro con le Amiche, quelle storiche, quelle con la A maiuscola… e con persone a cui voglio bene.

NATALE IN PILLOLE ECCLESIASTICHE. In questo momento mi vengono in mente due sacerdoti: il Vescovo ed il mio parroco. Il primo che ogni tanto mi telefona, mi chiede come sto, commenta i biglietti che gli scrivo e con cui discuto di quello che mi frulla in testa…dal politico al teologico. Oggi l’ho ringraziato per il modo con cui guida la Chiesa locale, coinvolgendosi nelle questioni “politiche” (colpa della mia passione per la Teologia della Liberazione?). E lui, da “pastore”, a precisare che il Vangelo dice che le azioni devono dare gloria a Dio… la stessa umilta’ che respiro in Papa Francesco. Il secondo, il mio don Francesco, che mi sorride sempre quando ricevo l’Eucaristia. Mi chiedo se gli altri si accorgono che torno al mio posto sempre sorridendo…

NATALE IN PILLOLE TEOLOGICHE. L’ho ribadito oggi, al mio Vescovo. Io non sono una mistica. Certo, ho sposato la lezione di Kant che, di fronte alle antinomie della ragione, consiglia di “credere” se questo ci fa star meglio. Ma io credo perche’ sono convinta di incontrare Cristo nelle persone che camminano, piangono, sorridono, crescono, danzano con me.