…cosa resta?

LA TROMBETTINA (Govoni)

Ecco che cosa resta

di tutta la magia della fiera:

quella trombettina,

di latta azzurra e verde,

che suona una bambina

camminando, scalza, per i campi.

Ma, in quella nota sforzata,

ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi;

c’è la banda d’oro rumoroso,

la giostra coi cavalli, l’organo, i lumini.

Come, nel sgocciolare della gronda,

c’è tutto lo spavento della bufera,

la bellezza dei lampi e dell’arcobaleno;

nell’umido cerino d’una lucciola

che si sfa su una foglia di brughiera,

tutta la meraviglia della primavera.

In questi giorni due addii: Stefania e Maria. Della prima provo il rimpianto di non aver condiviso quell’ultimo the a cui ero stata invitata, della seconda conservo la conoscenza attraverso il marito ed i figli.

Hanno fatto capolino nella mia memoria questi versi…”ecco che cosa resta di tutta la magia della fiera”…una trombettina ormai stonata ma con dentro i ricordi della festa e lo spavento della bufera…i lampi e l’arcobaleno…

Non puo’ che meritarsi il Paradiso chi soffre cosi e si e’ donata cosi… noi cercheremo di udire sempre l’oro della banda…

Cortometraggio

Ecco la nuova impresa…riuscire a condensare in cinque minuti, in maniera chiara ed efficace, la mia esperienza di donna che vive la danza come un atteggiamento per affrontare la malattia. Quando creiamo il “plot”, generalmente seguiamo delle regole codificate…l’intreccio che si sviluppa, che si infittisce, si scioglie… Ma la vita non e’ cosi. A volte sembra che ad ogni passo in avanti ne corrispondano due in direzione contraria o anarchica. Si, la danza della vita non e’ classica ma e’ mooolto contemporanea. Allora mi chiedo quale messaggio trasmettere, se non l’attitude con cui sto imparando – e mi auguro di continuare – a vivere. E mi chiedo, onestamente e brutalmente, se dalla mia danza esca veramente la gioia oppure traspiri il timore…

Resolutions and wolf

  1. Adottare il mantra “Panta Rei… tutto scorre…e’ gia’ passato e passera’ ancora”
  2. Contare solo sui veri amici, quelli che mi vedono a 360 gradi
  3. Imparare a truccarmi Look better, feel good! ( e non “Look good, feel better” perche’, come diceva mio nonno, “Noi siamo nati belli”)
  4. Stimolare la creativita’…un progetto al giorno, toglie il malumore di torno…
  5. Viziarmi quotidianamente con strategie di benessere: la piramide, la meditazione o preghiera, la danza. Spesso: il gelato!

Tanti propositi per vivere Sua Legnosita’ non come un trauma ma come un’opportunita’ per crescere ed imparare. La mia oncologa mi ha scritto “In bocca al lupo”. Le ho risposto “Viva il lupo”. E lei “Tu il lupo lo fai ballare”. Sara’ il suo incoraggiamento, sara’ il cocktail dei primi giorni sommato all’adrenalina da saggio di danza, ma mi sento pronta e meno spaventata di quattro anni fa. Si, il lupo lo faro’ ballare! (grazie Marcella)

Fede e Malattia

RICEVO E PUBBLICO DA UNA DONNA CON LA SERENITA’ DENTRO.
Mi sono trovata in modo improvviso ( ma non inaspettato) a vivere nel “mondo della malattia ” un mondo che conoscevo solo da fuori. Da subito ho sentito la fede come un dono grande, la presenza di Dio nella mia vita non risolve i problemi, ma mi aiuta a viverli in una prospettiva diversa: nella vita del credente tutto ha un senso, ma è necessario cercare questo senso e viverlo nella fiducia. Per me un segno di “questo senso” siete state voi (…). Da subito trovarmi in questo gruppo mi ha fatto sentire “a casa” in un rapporto di familiarità che nasce quando in qualche modo si hanno radici comuni. Segno e dono sono i ragazzi della scuola con i quali, per quello che mi è possibile, cerco di condividere quello che vivo e mi accorgo che a loro fa bene vedermi senza “maschere” e parlare della vita con verità, perché la vita va affrontata per quella che è, con tutte le sue sfumature.
Concludo pensando a quello che, non solo come Europa, ma come umanità stiamo vivendo. Per me il Bene vince sempre, anche quando non lo comprendiamo. Voglio pensare che sia così  per me, per noi tutte, per tutte quelle persone che stanno soffrendo e che non hanno bisogno di tante parole ( come sto facendo io), hanno bisogno di vicinanza, ascolto e gesti veri.

ALLA RICERCA DEL SENSO PERDUTO

Il mio post precedente e’ stato, con alcune modifiche che avevo apportato, pubblicato ieri tra le lettere de “Il Giornale di Vicenza”. Mi e’ arrivato questo prezioso regalo da parte di una persona. Il cancro ha travolto la mia vita e stravolto i miei progetti, mi ha costretta a trovare nuovi significati e nuovi sensi – visto che qualche senso, come quello del tatto, me lo ha attenuato. Fa splendere un sole nel mio cuore sentire che, ogni tanto, qualche regalo di testimonianza posso farlo anch’io…
Gentile maestra Noemi,

mi stupisce sempre con quanta grinta affronti le situazioni e la vita in sè.

Le sue poche righe mi sono piaciute, anche se mi piacerebbe di gran lunga che lei fosse sana al 100%.

Nostra figlia è fortunata ad avere una maestra come lei, e altrettanto egoisticamente, spero che torni presto a scuola, perchè seppure io non sia in classe, si vede che lei non c’è, da tante piccole cose.

Grazie che ci riporta sempre con i piedi per terra, ma con un occhio postivio alla quotidianità.

Buonanotte al secchio

Succede che una mattina, mentre ti alzi, ti accompagnino dei brutti pensieri…ricordi e delusioni. Succede che ti assale, perche’ i pensieri sono una spirale, la preoccupazione della depressione. E se, inconsciamente, decidessi di smettere di lottare e di pensare in modo positivo?Ah! I danni della metamedicina… Ne parlo con una mia carissima amica, una di quelle “genuine” ma con la lungimiranza di un cuore sensibile ed attento. “Noemi – mi dice – con tutte quelle che hai passato ultimamente, sei forte a non essere andata fuori di testa”.

Ne parlo con il mio punto di riferimento, la lettrice esterna che, ogni tanto, mi aiuta a controllare la rotta perche’, sono convinta, in questi casi  i familiari, gli amici, le guide spirituali e sportive ed i medici sono preziosi ed ognuno insostituibile per la propria parte ma non sono sufficienti…almeno ad una come me, rovinata da Pavlov e da Skinner. Lei mi rassicura, scientificamente. Niente depressione, so far.

E’ vero che e’ tutto relativo e che sono convinta di essere una persona molto fortunata. Ma mi sussurro anche “brava” perche’ ho saputo scegliere, nei momenti bui, la compagnia, un obiettivo, la vita. E queste scelte, mettendomi in gioco e sudando forte, potevo farle solamente IO. Ovviamente ringrazio Dio e buonanotte al secchio.

16 luglio

La vita avvolge i suoi doni piu’ preziosi in fazzoletti di lacrime.

Martedi sono scesa a Roma a svernare l’ansia da referto. Amici, arte, cucina; ho tutto l’affetto ed il bello per non pensare. Aspetto con ansia il 17, giorno della consegna della busta che, gentilmente, una amica avrebbe preso per me e consegnata alla mia oncologa.

Ma suona il cellulare. Tella mi chiede se voglio conoscere il referto. “Come? Pronto con un giorno in anticipo?” “Si – mi risponde – ho chiamato in radiologia e mi hanno detto che era gia’ pronto”. In un nano secondo mi blocco. E’ il 16, non voglio saperlo. Io aspetto un altro giorno. Ma lei e’ un vulcano, avverto la sua emozione. E legge…”Rispetto al precedente esame…”

Tella legge. Cauto ottimismo. Ma lei e’ commossa: il Caelix sta funzionando. Ho quelle buone notizie che, da tempo, mi stavano mancando.

A tavola mi scende qualche lacrima. Commento il referto con gli amici che mi ospitano. E’ il 16 luglio: un anno fa la vita mi ha regalato un angelo biondo, Carlotta.

La vita avvolge i suoi doni piu’ preziosi in fazzoletti di lacrime. Questi doni, a volte, si chiamano “coincidenze”, a volte “angeli”.

 

 

Un abbraccio lungo un saggio

“Michela,  devo cambiare cura. Le pastiglie hanno cessato di fare effetto. Non so se riusciro’ a fare il saggio a fine anno”, queste le mie confidenze, alla fine di una lezione di danza, alla mia insegnante un paio di mesi fa.

“Noemi, nella coreografia ho lasciato il posto anche per un altro ruolo, piu’ semplice. Su quel palco, tu salirai comunque”, questa la sua fiduciosa risposta. E poi un lungo abbraccio.

E, sabato sera, ho danzato…

con le ossa di porcellana e la pelle fragile filo di ragnatela

con gli ematomi viola sulle ginocchia e le voragini del vuoto nella memoria 

con le vittorie delle lezioni fatte, nonostante la stanchezza

con le sconfitte delle lezioni saltate, a causa dei piedi doloranti

con la consapevolezza che, davanti al pubblico, io non ero diversa dagli altri

con tutte le persone che mi vogliono bene e che erano presenti, in sala e nel cuore

abbracciando Paola, l’altra mia insegnante, nella coreografia finale.

Michela, un lungo abbraccio… Michela, Paola, un abbraccio lungo un anno.

Grazie a Michela Negro, Paola Ferrari e Francesca Bolzon di Etra Danza. Grazie ad Angelina Morsoletto per avermi invitata, lo scorso anno, a riprendere questo meraviglioso cammino.

Natale…comuni pensieri di chi (ci) crede…

Natale come Luce.

Natale come Sorriso.

Natale come Vicinanza.

Natale come Riconciliazione.

Natale come Sguardo al Futuro.

NATALE IN PILLOLE QUOTIDIANE. Ancora Natale! Quest’anno preceduto da bellissimi eventi: la Festa di Natale in cui ho danzato, la mini-recita fatta dai bambini delle mie classi (di cui sono super orgogliosa!), l’incontro con le Amiche, quelle storiche, quelle con la A maiuscola… e con persone a cui voglio bene.

NATALE IN PILLOLE ECCLESIASTICHE. In questo momento mi vengono in mente due sacerdoti: il Vescovo ed il mio parroco. Il primo che ogni tanto mi telefona, mi chiede come sto, commenta i biglietti che gli scrivo e con cui discuto di quello che mi frulla in testa…dal politico al teologico. Oggi l’ho ringraziato per il modo con cui guida la Chiesa locale, coinvolgendosi nelle questioni “politiche” (colpa della mia passione per la Teologia della Liberazione?). E lui, da “pastore”, a precisare che il Vangelo dice che le azioni devono dare gloria a Dio… la stessa umilta’ che respiro in Papa Francesco. Il secondo, il mio don Francesco, che mi sorride sempre quando ricevo l’Eucaristia. Mi chiedo se gli altri si accorgono che torno al mio posto sempre sorridendo…

NATALE IN PILLOLE TEOLOGICHE. L’ho ribadito oggi, al mio Vescovo. Io non sono una mistica. Certo, ho sposato la lezione di Kant che, di fronte alle antinomie della ragione, consiglia di “credere” se questo ci fa star meglio. Ma io credo perche’ sono convinta di incontrare Cristo nelle persone che camminano, piangono, sorridono, crescono, danzano con me.