Voglio morire ed il caffellatte

Il baratro che ci divora mentre ci sediamo sul letto. Il girarsi sul cuscino mormorando “mamma”. L’idea di voler morire, che insorge improvvisamente.

Quando ho parlato della mia esperienza alle mie nuove compagne di cordata, ho raccontato del “pianto da caffellatte”, ossia le lacrime che spesso scorrono di fronte ad una banalita’ o in una situazione (per me lo era il caffellatte a colazione) di solito serena, che mi ha accompagnato durante la chemioterapia nel 2008 e nel 2012, soprattutto con AC e taxolo. Pensavo che “il resto” fosse stata una questione personale, una “debolezza” dovuta ad una particolare situazione che stavo vivendo. Invece…

“Eppure, ho sempre pensato di essere una donna forte”, mi ha confidato ieri una amica dei Nuovi Inizi, dopo avermi narrato gli ultimi giorni cupi e pensieri e sensazioni che non mi sono piu’ estranei. No, non e’ questione di forza di carattere e neppure di volonta’ di vivere. Quest’ultima non ce la toglie nessuno. Sono i farmaci, e’ la chemioterapia che sfida in continuazione: sfida la malattia, ma soprattutto sfida noi stessi, nel corpo e nello spirito. Non ci riconosciamo piu’ nello specchio, ma spesso non ci riconosciamo piu’ neppure nell’anima. Ci scopriamo con desideri e pensieri che non ci sono mai appartenuti e  neppure ci appartengono. La Morte diventa il pensiero da cui scappiamo e a cui ci volgiamo.

Non siamo preparate a questo. Nessuno ci dice “E’ normale, non sei tu. Sono le cure. Tu sei forte. Tu hai scelto la vita”.

Spaventa trovarsi di dosso un soprabito che non abbiamo scelto. E fin che il CANCRO restera’ un TABU’ SOCIALE, saremo lasciati SOLI, con le nostre angosce, e ci vedrete in giro con soprabiti e parrucche.

 

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Molecole

Cara ***,
il tuo gesto mi ha colto di sorpresa anche se avevo intuito che la tua diversita’ ed il tuo essere “fuori dal coro” non sono la stravaganza di Valentino Rossi bensi delle note che cantano anche lacrime. Libere, sempre. Anche adesso, mentre scrivo, sento il timbro della tua voce.
Ho paura anch’io della depressione, essendo un’anima di natura malinconica. E quando piango perche’ devo stringere i denti per alzarmi dal letto perche’ sono malata e mi sento sola, temo sempre che quell’ombra di umore nero attacchi i miei organi vitali e sferri l’attacco mortale. A volte tormento la mia psicoterapeuta – ma lo faccio a cuor leggero perche’ la pago per questo- chiedendole la potenza di questi miei pensieri. Mi sembra di tendere un agguato alla parte piu’ buia di me. Altre volte guido…e mi domando se le mie mani non racchiudano altro che un pugno di mosche. E vorrei premere “pause”, almeno, perche’ non si sono avverati i miei sogni piu’ importanti e non ho fiducia nel domani.
Vale ripeterti che c’e’ chi ti ama e che non ti perdonerebbe mai di averci lasciato solo gli echi delle tue fiabe speciali?
Vorrei scuoterti, ***, come tante volte vorrei esser stata scossa io… vorrei farti innamorare della ricerca di un gusto “altro” delle cose, che non si esaurisce nel giusto o nello sbagliato. Vorrei farti capire che non sei l’unica ad essere salita su un muretto ma che il male di vivere merita comunque di essere affrontato, assaporato, vissuto. Forse credi piu’ in Pacha Mama che in un Dio incarnato, ma mi piacerebbe tanto farti conoscere il mio angelo biondo. Lei suonava il violino e forse, quando sali sulle alte quote, tu lo puoi sentire ancora. Lei amava la vita e non ha mai smesso di lottare per essa. La Vita e’ gia’ ingiusta per conto proprio perche’ tu aggiunga dell’altra ingiustizia…nei confronti tuoi e di coloro che ti amano.
Concludo, incerta se lanciarti un bonario calcio in culo (che non ti acchiapperebbe mai) o se abbracciarti. Mi scuso se mi sono permessa di scriverti, ma ho troppe amiche cancerogene che stanno lottando a morsi per guadagnarsi un altro giorno di vita…e so che tu stai facendo lo stesso…continua a scegliere la vita anche tu…continua, ad ogni respiro…
Noemi

Ah… una volta una signora mi ha detto che sono forte perche’ riconosco le mie debolezze – non mi e’ piaciuta questa definizione pero’ forse e’ vera. So che in alcuni momenti dei tanti amici che abbiamo sembra che non ci comprenda nessuno, pero’ sono convinta che ci sia sempre qualche scalzacane pronto a farci da scopa.

Martin Berkofsky – lettera a Dolomica

TO MY FELLOW CANCER PATIENTS:

Back in Tulsa, Oklahoma where I spent many months as a first-time patient at Cancer Treatment Centers of America, I got used to virtual strangers walking up to me and asking me “What do you call tomorrow?” I answered “the future.” And then, “What do you call yesterday?” I answered “the past.” And the final question, “What do you call today?” I hesitated slightly and finally muttered, “the present.” “That’s right, exactly,” said my stranger-friend. “Today is a present, a gift, free and without charge. Enjoy the gift.”

And there the gift sat: The present: to celebrate the day, celebrate life!

How many of us when we get a cancer diagnosis hang our heads believing that we have just gotten a death sentence; that we suffer and tremble in fear of our demise becoming one of the walking dead. Our chins drag on the floor, we feel as if the clocking ticks on while we without action let it wind down. “Prepare your bucket list, put your affairs in order,” they tell us.

No no no! It is exactly the opposite. We start to fight hard even though the radiation and chemo seem worse than the disease. Suddenly our fighting powers spring up. We discover amazing resources and strengths within ourselves which we never believed possible. Indeed, the cancer becomes a gift that brings us to the greatest, best, and and most noble place in our life. And then another plus: we can much better identify with patients who need the kind of help, support that only another cancer patient can give.

I say, “Thank you God for this gift-my second cancer-which strengthens me and allows me to help others.”

Not too many weeks ago I was giving a benefit concert for the New London, Connecticut, lighthouse fund combined with the Amistad fund to fight child trafficking. I was so weak from the chemo I could barely walk to the piano. But when i started to play, almost a supernatural power suddenly vibrated through my hands. I played the best Liszt I had ever played in my life.

Was it an accident, good, luck? No absolutely not; it was the belief that I had reached the best part if my life: I had learned to fight, even with one hand tied behind my back.

Please join me in the best part of your lives; discover amazing abilities and strengths you never knew existed. Celebrate the present we have been given!

Martin

Buonanotte al secchio

Succede che una mattina, mentre ti alzi, ti accompagnino dei brutti pensieri…ricordi e delusioni. Succede che ti assale, perche’ i pensieri sono una spirale, la preoccupazione della depressione. E se, inconsciamente, decidessi di smettere di lottare e di pensare in modo positivo?Ah! I danni della metamedicina… Ne parlo con una mia carissima amica, una di quelle “genuine” ma con la lungimiranza di un cuore sensibile ed attento. “Noemi – mi dice – con tutte quelle che hai passato ultimamente, sei forte a non essere andata fuori di testa”.

Ne parlo con il mio punto di riferimento, la lettrice esterna che, ogni tanto, mi aiuta a controllare la rotta perche’, sono convinta, in questi casi  i familiari, gli amici, le guide spirituali e sportive ed i medici sono preziosi ed ognuno insostituibile per la propria parte ma non sono sufficienti…almeno ad una come me, rovinata da Pavlov e da Skinner. Lei mi rassicura, scientificamente. Niente depressione, so far.

E’ vero che e’ tutto relativo e che sono convinta di essere una persona molto fortunata. Ma mi sussurro anche “brava” perche’ ho saputo scegliere, nei momenti bui, la compagnia, un obiettivo, la vita. E queste scelte, mettendomi in gioco e sudando forte, potevo farle solamente IO. Ovviamente ringrazio Dio e buonanotte al secchio.