Ci vuole un coraggio luuuuungo

Ci vuole un coraggio luuuungo, dice una compagna di cordata. Si. Coraggio lungo, perche’ le attese dei referti snervano, perche’ i risultati che non riesci a capire ti catapultano implacabili verso i momenti piu’ bui che hai vissuto. E ti ci rivedi, con la faccia gonfia e piena di macchie, con la sensazione di essere appena stata picchiata, con l’impossibilita’ di tornare a danzare, con i sogni di nuovo infranti. Con le persone che ti parlano ma tu ti senti gia’ in un altro pianeta. E ti chiedi se stavolta sarai di nuovo capace di rialzarti, di danzare.

Si, un coraggio lungo. Ma anche gli amici veri, quelli che si invitano il sabato sera a giocare con la wii, quelli che ti scrivono “ti voglio bene”, quelli che ti abbracciano come una madre, quelli che restano con il fiato sospeso…

Coraggio lungo. Amici veri.

Non sono solo parole

“Ciao Noemi, l’unico sentimento che mi nasce nel cuore con immediatezza e’ di ringraziarti per il tuo forte animo nel guardare in faccia la realta’, che comunque arriva per ognuno di noi a tentare di schiacciarti. Dirti coraggio, e’ inutile, ma dirmi coraggio e’ l’invito che sento tu mi rivolgi. Per questi ti ringrazio. E’ vero, sei una meraviglia di donna”

“Qui ho capito che la bellezza dell’anima affascina piu’ di quella del corpo. Grazie Noemi!”

“Commovente. Lucido. Tagliente. Vero. Coraggioso inno alla dignita’ di donna. Grazie di cuore”

Lettera a Carlotta

Carissimo angelo,

le nostre vite si sono incrociate per Caso e per breve tempo, ma questo non mi ha tolto la possibilita’ di ammirare il modo con cui hai affrontato il “coccodrillo” e vissuto la tua, la nostra, malattia. Carissima, oggi sono un po’ arrabbiata. O forse delusa. Delusa da chi, credendosi “nostra” paladina, regala pensieri di morte e diagnosi gratuite. Sono delusa da chi inventa storie patetiche o enfatizza e generalizza effetti collaterali che non ha per sfogare la propria rabbia. Non e’ cosi che si affronta il coccodrillo, con l’angoscia di un domani incerto o l’ipocrisia del presente. Bisogna sentirsi sane dentro… cosi col cancro si convive, si cresce, si lotta. E tu sei guarita, Carlotta. Dentro tu sei guarita.

Tu hai scritto Il cancro? Un dono 

La cosa più importante di tutte non è quante metastasi abbiamo in corpo. La cosa più importante è sentirsi sane, nonostante tutti i referti dicano il contrario.
Così con il cancro si convive, si cresce, si lotta.
Così la vita diventa ancora più degna di essere vissuta.
Con l’amore intorno e la disciplina dentro.

E la certezza che la Vittoria è lì, da qualche parte, che mi aspetta.
E la certezza che avere il cancro e poterlo combattere è in assoluto la cosa di cui sono più orgogliosa nella mia vita.

Le medicine curano.
Poi c’è l’anima, c’è il coraggio. C’è l’amore intorno e la disciplina dentro.
E queste sono cose che guariscono.