Con gli occhi dei bambini

La incontro il Venerdi Santo alla Via Crucis per famiglie e malati. E’ una mia carissima amica, con la quale mi sono ritrovata, pur essendo cresciute a due chilometri di distanza, dall’altra parte dell’oceano. “Salutate bambine – dice alle sue figlie – vi ricordate di Noemi? Siamo andate a casa sua alcuni mesi fa” (stavo facendo la chemioterapia con il taxolo ed ero calva). Una di loro, Serena, mi guarda e le risponde “Si, ma allora era bionda”.

La mia nipotina… osserva l’unghia del mio alluce e comincia ad accarezzarla. “Cosa fai?” le chiedo, imbarazzata dal colore e dalle sfumature malsane effetto della terapia. “Ma zia, sai che sembra ambra?”.

Con gli occhi dei bambini.

Metonimia

METONIMIA (alla greca metonimìa) s. f. [dal lat. tardo metonymĭa, gr. μετωνυμία, propr. «scambio di nome», comp. di μετα- «meta-» e ὄνομα, ὄνυμα «nome»]. – Procedimento linguistico espressivo, e figura della retorica tradizionale, che consiste nel trasferimento di significato da una parola a un’altra in base a una relazione di contiguità spaziale, temporale o causale, usando, per es., il nome del contenente per il contenuto («bere un bicchiere», «finire una bottiglia»), della causa per l’effetto («vivere del proprio lavoro», di ciò che si guadagna lavorando), della materia per l’oggetto («i sacri bronzi», le campane), del simbolo per la cosa designata («tener fede alla propria bandiera»), del nome dell’autore per l’opera («portare Omero agli esami»; «avere in casa un Carrà»), del luogo di produzione o di origine per la cosa prodotta («un fiasco di Chianti»), dell’astratto per il concreto («eludere la sorveglianza»), e simili.

Tre nuovi inizi (2)

Tre nuovi inizi. Tre donne diverse. Un comune denominatore: la paura.

Paura di una terapia, la chemioterapia, troppo spesso associata alla morte e non ai progressi della scienza medica. Paura della sofferenza fisica, di un inutile calvario.

Paura di una “fermata”, di una interruzione della propria progettualita’. Paura che il cancro non solo affatichi il corpo, ma blocchi anche la testa. Paura della sofferenza psicologica, della mancanza di senso, di perdere tempo.

Paura di perdere i capelli. Di essere considerata “malata” e compatita dagli altri. Paura della sofferenza sociologica.

ABBRACCI

ABBRACCI… molto tempo fa, la mia oncologa mi ha chiesto di scrivere e riflettere sull’abbraccio… Ho subito pensato al primo abbraccio mancato, quello del mio compagno (ex) quando mi e’ stato diagnosticato il carcinoma. Ho pensato al primo abbraccio dato al mio compagno (ex), che era rimasto piu’ pietrificato di me di fronte alla notizia. E poi ai medici, straordinari, che mi hanno accolta o salutata con un incoraggiamento vero…e a quei dottori che fanno di tutto per non farsi coinvolgere dai pazienti. E ai miei amici, con i quali, nel corso di questi anni, ci siamo scambiati abbracci di rabbia, di lacrime, di gioia e di cioccolato fondente…L’abbraccio toglie dall’invisibilita’, l’abbraccio abbatte la barriera di molti tabu’ legati al cancro. L’abbraccio non fa provare vergogna per un male che non si e’ commesso. BUON ABBRACCIO A TUTTI, ma che sia vero…e rischioso!

La foto e’ tratta da una performance guidata da Silvia Gribaudi e Matteo Maffesanti, condivisa il 14 luglio u.s. Ho ricevuto (e offerto) moltissimi abbracci da tutta la strampalata compagine di persone conosciute e non con cui ho lavorato…ed e’ stata un’esplosione di vita e divertimento!!

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Carissima

Carissima,

hai cominciato un cammino difficile e che, soprattutto all’inizio, spaventa molto. Ma, come vedi, il cancro non e’ sinonimo di morte e di sconfitta. Sembra paradossale, ma ti posso testimoniare che questa malattia a me ha dato e sta donando tantissime opportunita’, tra tutte la faccia tosta di vivere la vita ogni giorno e di provare a fare cio’ che realmente mi piace. Non e’ facile. Si tratta di scegliere tra paura e speranza, ogni giorno…ogni istante.

Un mio amico sacerdote, don Girolamo, che convive con una leucemia da piu’ di quindici nni, mi ha rivelato la sua “ricetta”:  atteggiamento positivo e combattivo, ottimi amici, ottimi medici e fede.

Innanzitutto e’ fondamentale che tu riesca a lavorare con dei dottori di cui ti fidi. Questo perche’ non possiamo sprecare le nostre forze con ricerche su internet o rimuginando delle frasi non chiare o tenendo dentro di noi un sacco di dubbi. Io sono una paziente rompiscatole, non ho paura di fare domande e neanche di esporre il mio punto di vista. E vedrai che ci sono anche dottori fantastici e scrupolosi…

Per quanto riguarda la fede, qui si tratta di un discorso personale. Io ho provato il grande dolore di perdere un mio grandissimo amico a ventiquattro anni. Simone e’ morto improvvisamente, lasciandoci tutti devastati. Da allora ho capito che la vita non e’ giusta e che il mio Dio non e’ un giudice o un giustiziere, ma e’ Amore che accompagna. E, ti assicuro, ho provato molte volte l’esperienza di sentirmi amata e di trovare “i doni del mio cancro”.

Tra questi, appunto, ci sono gli amici e tutti i compagni di cordata. Lo so, e’ un catapultarsi a conoscere persone nuove, ma solo coloro che calzano lo stesso paio di scarpe sono testimoni credibili e possono darti i consigli migliori (diffidando dei vecchi brontoloni che trovi in reparto qualche volta): io e le mie amiche ci inca**iamo insieme, ci scambiamo segreti, facciamo pessime battute, andiamo a mangiare il gelato parlando di viaggi…

Quando mi e’ stato diagnosticato il cancro, avevo 34 anni. E mi sono sentita crollare il mondo addosso. Poi, un po’ alla volta, ho conosciuto altri survivor, ho capito che la strada e’ difficile ma che si puo’ percorrere con dignita’ e che si puo’ anche guarire. Io non ti “vendo” la guarigione, solo Dio sa qual e’ il nostro cammino ed il nostro tempo, ma ti assicuro, mia cara …, che si puo’ vivere, si puo’ vivere in profondita’ e succhiare il midollo della vita…

Ti voglio bene,

Noemi

Cortometraggio

Ecco la nuova impresa…riuscire a condensare in cinque minuti, in maniera chiara ed efficace, la mia esperienza di donna che vive la danza come un atteggiamento per affrontare la malattia. Quando creiamo il “plot”, generalmente seguiamo delle regole codificate…l’intreccio che si sviluppa, che si infittisce, si scioglie… Ma la vita non e’ cosi. A volte sembra che ad ogni passo in avanti ne corrispondano due in direzione contraria o anarchica. Si, la danza della vita non e’ classica ma e’ mooolto contemporanea. Allora mi chiedo quale messaggio trasmettere, se non l’attitude con cui sto imparando – e mi auguro di continuare – a vivere. E mi chiedo, onestamente e brutalmente, se dalla mia danza esca veramente la gioia oppure traspiri il timore…

13-21 marzo: settimana prevenzione oncologica

“La medicina moderna è preventiva: la partita della guarigione si vince sul giocare di anticipo rispetto alla malattia” U. Veronesi

Riportando questa frase, mi balena davanti l’attivismo dell’Amazzone Furiosa, le battaglie che conduce o condivide, il suo spendersi per la “prevenzione”.

Questa parola evoca in me sensazioni e pensieri contrastanti. Io, BRCA2+, io, che il mio cancro si vede anche dalla lettura dell’iride, io….che ci posso fare? Tolgo le proteine animali e gli zuccheri? Faccio attivita’ fisica? Elimino lo stress? Vado in psicoterapia per evitare accumuli di rabbia e decisioni sbagliate? Ma se l’aria che respiro, l’acqua che bevo, il suolo su cui poso i piedi…sono subdoli strumenti di morte…sono i “fattori scatenanti”…che ci posso fare? Quando mi sono ammalata non ero neppure una fumatrice…

Il post finisce qui.  A voi i vostri pensieri e tanta salute e fortuna a tutti.

ALLA RICERCA DEL SENSO PERDUTO

Il mio post precedente e’ stato, con alcune modifiche che avevo apportato, pubblicato ieri tra le lettere de “Il Giornale di Vicenza”. Mi e’ arrivato questo prezioso regalo da parte di una persona. Il cancro ha travolto la mia vita e stravolto i miei progetti, mi ha costretta a trovare nuovi significati e nuovi sensi – visto che qualche senso, come quello del tatto, me lo ha attenuato. Fa splendere un sole nel mio cuore sentire che, ogni tanto, qualche regalo di testimonianza posso farlo anch’io…
Gentile maestra Noemi,

mi stupisce sempre con quanta grinta affronti le situazioni e la vita in sè.

Le sue poche righe mi sono piaciute, anche se mi piacerebbe di gran lunga che lei fosse sana al 100%.

Nostra figlia è fortunata ad avere una maestra come lei, e altrettanto egoisticamente, spero che torni presto a scuola, perchè seppure io non sia in classe, si vede che lei non c’è, da tante piccole cose.

Grazie che ci riporta sempre con i piedi per terra, ma con un occhio postivio alla quotidianità.