Molecole

Cara ***,
il tuo gesto mi ha colto di sorpresa anche se avevo intuito che la tua diversita’ ed il tuo essere “fuori dal coro” non sono la stravaganza di Valentino Rossi bensi delle note che cantano anche lacrime. Libere, sempre. Anche adesso, mentre scrivo, sento il timbro della tua voce.
Ho paura anch’io della depressione, essendo un’anima di natura malinconica. E quando piango perche’ devo stringere i denti per alzarmi dal letto perche’ sono malata e mi sento sola, temo sempre che quell’ombra di umore nero attacchi i miei organi vitali e sferri l’attacco mortale. A volte tormento la mia psicoterapeuta – ma lo faccio a cuor leggero perche’ la pago per questo- chiedendole la potenza di questi miei pensieri. Mi sembra di tendere un agguato alla parte piu’ buia di me. Altre volte guido…e mi domando se le mie mani non racchiudano altro che un pugno di mosche. E vorrei premere “pause”, almeno, perche’ non si sono avverati i miei sogni piu’ importanti e non ho fiducia nel domani.
Vale ripeterti che c’e’ chi ti ama e che non ti perdonerebbe mai di averci lasciato solo gli echi delle tue fiabe speciali?
Vorrei scuoterti, ***, come tante volte vorrei esser stata scossa io… vorrei farti innamorare della ricerca di un gusto “altro” delle cose, che non si esaurisce nel giusto o nello sbagliato. Vorrei farti capire che non sei l’unica ad essere salita su un muretto ma che il male di vivere merita comunque di essere affrontato, assaporato, vissuto. Forse credi piu’ in Pacha Mama che in un Dio incarnato, ma mi piacerebbe tanto farti conoscere il mio angelo biondo. Lei suonava il violino e forse, quando sali sulle alte quote, tu lo puoi sentire ancora. Lei amava la vita e non ha mai smesso di lottare per essa. La Vita e’ gia’ ingiusta per conto proprio perche’ tu aggiunga dell’altra ingiustizia…nei confronti tuoi e di coloro che ti amano.
Concludo, incerta se lanciarti un bonario calcio in culo (che non ti acchiapperebbe mai) o se abbracciarti. Mi scuso se mi sono permessa di scriverti, ma ho troppe amiche cancerogene che stanno lottando a morsi per guadagnarsi un altro giorno di vita…e so che tu stai facendo lo stesso…continua a scegliere la vita anche tu…continua, ad ogni respiro…
Noemi

Ah… una volta una signora mi ha detto che sono forte perche’ riconosco le mie debolezze – non mi e’ piaciuta questa definizione pero’ forse e’ vera. So che in alcuni momenti dei tanti amici che abbiamo sembra che non ci comprenda nessuno, pero’ sono convinta che ci sia sempre qualche scalzacane pronto a farci da scopa.

Buonanotte al secchio

Succede che una mattina, mentre ti alzi, ti accompagnino dei brutti pensieri…ricordi e delusioni. Succede che ti assale, perche’ i pensieri sono una spirale, la preoccupazione della depressione. E se, inconsciamente, decidessi di smettere di lottare e di pensare in modo positivo?Ah! I danni della metamedicina… Ne parlo con una mia carissima amica, una di quelle “genuine” ma con la lungimiranza di un cuore sensibile ed attento. “Noemi – mi dice – con tutte quelle che hai passato ultimamente, sei forte a non essere andata fuori di testa”.

Ne parlo con il mio punto di riferimento, la lettrice esterna che, ogni tanto, mi aiuta a controllare la rotta perche’, sono convinta, in questi casi  i familiari, gli amici, le guide spirituali e sportive ed i medici sono preziosi ed ognuno insostituibile per la propria parte ma non sono sufficienti…almeno ad una come me, rovinata da Pavlov e da Skinner. Lei mi rassicura, scientificamente. Niente depressione, so far.

E’ vero che e’ tutto relativo e che sono convinta di essere una persona molto fortunata. Ma mi sussurro anche “brava” perche’ ho saputo scegliere, nei momenti bui, la compagnia, un obiettivo, la vita. E queste scelte, mettendomi in gioco e sudando forte, potevo farle solamente IO. Ovviamente ringrazio Dio e buonanotte al secchio.

Ci vuole un coraggio luuuuungo

Ci vuole un coraggio luuuungo, dice una compagna di cordata. Si. Coraggio lungo, perche’ le attese dei referti snervano, perche’ i risultati che non riesci a capire ti catapultano implacabili verso i momenti piu’ bui che hai vissuto. E ti ci rivedi, con la faccia gonfia e piena di macchie, con la sensazione di essere appena stata picchiata, con l’impossibilita’ di tornare a danzare, con i sogni di nuovo infranti. Con le persone che ti parlano ma tu ti senti gia’ in un altro pianeta. E ti chiedi se stavolta sarai di nuovo capace di rialzarti, di danzare.

Si, un coraggio lungo. Ma anche gli amici veri, quelli che si invitano il sabato sera a giocare con la wii, quelli che ti scrivono “ti voglio bene”, quelli che ti abbracciano come una madre, quelli che restano con il fiato sospeso…

Coraggio lungo. Amici veri.

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Quando uno ha il cancro non se la toglie piu’ di dosso, la malattia. E anche dopo che hai finito la chemioterapia che ti ha fatto perdere i capelli, e anche dopo che il corpo si e’ sgonfiato dal cortisone, e anche quando le unghie si stanno riprendendo… e anche… la malattia non te la togli piu’ di dosso. Non solo perche’ la vita ti ha arricchito o perche’ bisogna costantemente tenere a bada le bizze delle cellule, ma anche perche’ si ha l’impressione di essere trasparenti e che quella etichetta di “cancer survivor” sia diventata indelebile.

Invece… una sera qualcuno, che non conosce la tua storia, ti invita ad andare in montagna a fare una camminata con i suoi amici. Non sa che sei malata. Ti vede danzare nella sua classe, ha notato la cicatrice del port, ma non ha capito che sei malata. Non sa che le vampate durante la lezione non sono dovute alla fatica. E, allora, capisci che l’etichetta non sempre viene da fuori. A volte ce la teniamo incollata da dentro.

E allora capisci che non e’ mai stato tuo amico chi non ti ha invitato al concerto dei Subsonica perche’ indossavi il port. E ringrazi, invece, coloro che si sono fatti in quattro per condividere con te il concerto dei Coldplay o delle magnifiche vacanze.

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