Nadia Toffa e pensieri sparsi

Ha fatto diventare “social” la propria vicenda, condividendo in modo coraggioso il proprio pensiero, che ha definito il cancro come un “dono”.  E non è stata capita da molti.

L’hanno definita guerriera, come se il coraggio fosse la peculiarità dei soldati. A guardarsi attorno, invece, si capisce che chi sbraita, minaccia e brandisce le armi molte volte è il codardo (avrei scritto qualche altra parola…) di turno.

Non so se arriverò mai a definire il mio cancro come un dono. Ne avrei fatto volentieri a meno, invece ai regali non rinuncio mai. Però il cancro ha portato con sè dei doni: una maggiore consapevolezza, che riesce a diventare leggerezza proprio nel momento in cui si vive l’attimo; una forte ironia, che talvolta scandalizza i benpensanti; la vera amicizia, che è un dare e un ricevere; i dialoghi, sempre veri anche nelle risate spensierate…

Nella Repubblica, uno tra i miei libri preferiti, Platone parla di giustizia che, nello stato come nell’individuo, è caratterizzata dall’equilibrio di tre qualità (i filosofi mi perdonino le semplificazioni!). Nadia: la profondità di senso nel vivere le opportunità della malattia; il coraggio nell’affrontarla pubblicamente con il rischio di essere considerata perdente da chi si considera esente dall’ineluttabilità della morte; la disponibilità nel mettersi a servizio per raccontare il proprio corpo…

 

 

 

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