Commento al catalogo

L’incontro con la malattia produce mutamenti significativi in ognuno di noi. I cambiamenti esteriori spesso sono tangibili, talvolta solo un osservatore acuto li percepisce, ma le trasformazioni interiori sono profonde e irreversibili. L’incontro col cancro non passa inosservato: la malattia richiede cure invasive, sacrificio di carne e di spirito, sofferenza e dolore. Il cancro annichilisce, rende l’ospite evanescente a se stesso e agli altri, ne sfuma i contorni, impone colori scuri e paludamenti. Il malato di cancro desidera nascondere se stesso agli altri, si camuffa per confondersi e sparire nella moltitudine. Il cancro fa esperire la solitudine e l’isolamento: chi può capire l’angoscia e la provvisorietà che colgono chi incontra il cancro? Ogni alterazione fisica, causata dalla malattia o dalla cura, colpisce in maniera precisa e diretta il nucleo di sé tenero e indifeso e diventa motivo di vergogna e isolamento. La sofferenza del malato di cancro è anche la solitudine in cui si rinchiude, incompreso e allontanato dagli altri estranei, conoscenti ma anche amici e familiari. Convivere col cancro è difficile ed è ancor più difficile convivere col malato di cancro: paura e senso di inadeguatezza condizionano chi si confronta indirettamente con la malattia neoplastica, come stare sull’orlo del baratro, affacciarsi sull’orrido e ritrarsi per paura di precipitare.
Ma col cancro si può vivere, si può cogliere la sfida e vincerla. La forza sotterranea della vita può tornare in superficie, esplodendo nella voglia di riappropriarsi di se stessi e di accettare le proprie cicatrici come decorazioni.
La malattia è una grande occasione di crescita personale e sociale. Ogni ammalato attraverso il proprio percorso può trovare la strada per evolversi e superare la criticità, ma alcune persone catalizzano le reazioni come il lievito…così Noemi, con l’irruenza dei trenta anni, è stata capace di vincere la propria battaglia e di fare trionfare la vitalità di donna, di superare l’isolamento della malattia e di donare generosamente la propria esperienza per fare germogliare nel cuore di ogni donna, di ogni ammalato, di ogni persona il desiderio di reagire e reclamare il diritto alla vita.

Marcella Gulisano (oncologa e f.f. primario del reparto di  Oncologia dell’ospedale di Vicenza)

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